Lettera di Alemanno sulle carceri letta in Senato




Un momento di inaspettata tensione e riflessione ha scosso l’Aula del Senato questa mattina durante l’esame della controversa riforma sulla separazione delle carriere.


Il senatore del Partito Democratico, Michele Fina, ha interrotto il dibattito per leggere una lettera dall’interno del carcere di Rebibbia, non di un detenuto qualsiasi, ma dell’ex sindaco di Roma e ministro Gianni Alemanno, in carcere da mesi.


La missiva di Alemanno non si addentrava in questioni legali personali, bensì in una cruda e sentita denuncia delle condizioni disumane che affliggono le carceri italiane, in particolare in queste settimane di caldo torrido. “Siamo stretti come sardine, senza aria condizionata, con temperature insopportabili,” si leggeva nella lettera, con le parole di Alemanno che risuonavano nella sala solitamente dedita a ben altri toni.


La denuncia si è concentrata sul sovraffollamento e sull’esposizione al caldo asfissiante, due problemi cronici del sistema penitenziario italiano che il calar dell’estate rende ancora più drammatici.


La scelta del senatore Fina di dare voce a un detenuto eccellente, seppur da una posizione politica opposta, ha avuto l’effetto di richiamare l’attenzione di tutti su una realtà troppo spesso ignorata.


“Al di là delle responsabilità individuali e delle accuse che hanno portato il signor Alemanno in carcere,” ha affermato Fina, “è nostro dovere come Stato garantire condizioni di detenzione dignitose per tutti, come sancito dalla nostra Costituzione.”


La lettura della lettera ha generato un misto di reazioni. Alcuni senatori hanno mostrato chiari segni di assenso, riconoscendo la gravità della situazione carceraria. Altri, pur mantenendo un silenzio rispettoso, sembravano meno a loro agio con la “tribuna” offerta a un personaggio sotto i riflettori della cronaca giudiziaria.


Il gesto di Michele Fina, in un contesto politico così polarizzato, rappresenta un monito. Al di là delle riforme sulla giustizia che tengono banco, resta il problema irrisolto di un sistema carcerario al collasso.


Le parole di Gianni Alemanno da Rebibbia, lette in Senato, sono un richiamo forte e chiaro: le condizioni di detenzione in Italia richiedono un intervento urgente e non possono più essere ignorate.


La speranza è che questo inatteso “grido” possa smuovere le coscienze e portare a soluzioni concrete per un problema che riguarda la dignità umana e la civiltà del nostro Paese.