L’intelligence statunitense ha rivelato che l’Iran aveva caricato mine navali su diverse imbarcazioni nel Golfo Persico lo scorso giugno, in una mossa che avrebbe segnalato la seria intenzione di Teheran di bloccare lo strategico Stretto di Hormuz.
La presunta preparazione iraniana sarebbe stata una risposta diretta ai raid israeliani avvenuti nello stesso periodo.
Funzionari statunitensi, che hanno richiesto l’anonimato per discutere questioni di intelligence sensibili, hanno riferito a Reuters che le mine non sono state dispiegate nello stretto.
Tuttavia, la presenza di queste armi a bordo delle navi suggerisce che l’Iran stesse seriamente valutando la chiusura di una delle rotte marittime più cruciali al mondo, attraverso la quale transita circa un quinto delle spedizioni globali di petrolio e gas.
Queste “preparazioni precedentemente non segnalate”, rilevate dall’intelligence americana, sarebbero avvenute in un periodo imprecisato dopo il lancio del primo attacco missilistico di Israele contro l’Iran, avvenuto il 13 giugno.
Il gesto iraniano, se avesse portato a un blocco effettivo, avrebbe innescato una significativa escalation del conflitto già in corso e avrebbe gravemente paralizzato il commercio globale.
Non è ancora chiaro come gli Stati Uniti abbiano determinato che le mine fossero state caricate sulle navi iraniane, ma tale intelligence è tipicamente raccolta attraverso immagini satellitari, fonti umane clandestine o una combinazione di entrambi i metodi. Non è neppure stato accertato se le mine siano state scaricate dalle navi.
Un funzionario della Casa Bianca, commentando le presunte preparazioni iraniane, ha dichiarato che “grazie alla brillante esecuzione da parte del Presidente Usa, dell’Operazione ‘Martello di Mezzanotte’, alla campagna di successo contro gli Houthi e alla campagna di massima pressione, lo Stretto di Hormuz rimane aperto, la libertà di navigazione è stata ripristinata e l’Iran è stato…”. La dichiarazione, sebbene incompleta nel testo riportato, sottolinea la convinzione americana di aver scongiurato la minaccia.
Gli stessi funzionari statunitensi non hanno escluso la possibilità che il caricamento delle mine fosse una manovra diversiva, un tentativo da parte degli iraniani di convincere Washington della loro serietà riguardo alla chiusura dello stretto, senza però avere l’intenzione di farlo. Oppure, che le forze armate iraniane stessero semplicemente effettuando le preparazioni necessarie nel caso in cui i leader iraniani avessero dato l’ordine.
Lo Stretto di Hormuz, situato tra Oman e Iran, collega il Golfo Persico con il Golfo di Oman e, più a sud, con il Mar Arabico. Qualsiasi interruzione del traffico marittimo in questa via d’acqua avrebbe un impatto immediato e drastico sui prezzi globali dell’energia e sull’economia mondiale.
La notizia, che giunge in un momento di intensa attività diplomatica e di colloqui per una tregua tra Israele e Hamas, evidenzia la fragilità della situazione di sicurezza nella regione.

