Il potere spiegato da Shakespeare (e da un algoritmo): nasce il “Notebook” per decifrare il mondo

Il potere spiegato da Shakespeare (e da un algoritmo): nasce il “Notebook” per decifrare il mondo

Nel tempo dei software predittivi e dei drammi geopolitici, c’è un nuovo strumento che promette di insegnarci qualcosa di antico: come funziona il potere. Si chiama Notebook del Potere ed è una lente concettuale – non un prodotto fisico – pensata per aiutare chiunque a interpretare i meccanismi di controllo, ambizione, delega e rovina. Ispirato alle tragedie di Shakespeare, il progetto si colloca a metà strada tra l’intelligenza artificiale e la filosofia politica, tra teatro elisabettiano e manuale di autodifesa esistenziale.

Dietro la facciata didattica si nasconde un’ambizione più profonda: trasformare il lettore in un osservatore acuto delle dinamiche di potere – pubbliche, private o interiori. A cavallo tra King Lear e Othello, tra The Tempest e Julius Caesar, il “Notebook” disegna una mappa strategica dove ogni emozione è anche una mossa e ogni decisione una sentenza.

Il palcoscenico della politica: usurpazioni, guerre e corone

Il primo modulo analizza la dimensione pubblica del potere. Non servono elezioni o campagne social per riconoscere i meccanismi descritti da Shakespeare: l’autorità che si delega e diventa abuso (Measure for Measure), il popolo che oscilla tra consenso e rivolta (Julius Caesar), il caos che segue la rinuncia volontaria al trono (King Lear). Tutti segnali che oggi si chiamerebbero “fallimenti sistemici”, ma che un tempo erano tragedie con atti e interludi.

La guerra non è mai un capitolo neutro. In Henry V la devastazione è descritta come una “pace sfigurata”. In Titus Andronicus la violenza è una catena che si autoalimenta. E Coriolanus ricorda che disprezzare il popolo può avere un prezzo letale.

Dentro casa: affetti, sospetti e controllo

Il secondo modulo entra nelle relazioni. Come cambiano amore e famiglia quando il potere si insinua tra le righe? The Taming of the Shrew racconta una domesticità fondata sulla sottomissione, mentre Much Ado About Nothing e Othello esplorano la manipolazione, l’onore e la calunnia come strumenti di distruzione. Qui il potere non si conquista con l’esercito, ma con le parole. O con il silenzio.

Anche i legami familiari diventano arene. Volumnia in Coriolanus incarna un archetipo eterno: la madre capace di piegare l’eroe alla sua volontà. L’amore genitoriale, in questo notebook, è spesso indistinguibile dalla pressione morale.

Destino, illusioni, magie: il potere che non controlliamo

Il terzo blocco è dedicato alle forze esterne. Quelle che oggi chiameremmo algoritmi imprevedibili, ma che un tempo avevano il volto di una strega o di un dio minore. Macbeth è guidato (e perduto) da una profezia. The Tempest mostra un uomo – Prospero – che usa la magia non per dominare, ma per correggere il passato.

In The Two Noble Kinsmen sono le divinità a determinare l’esito delle azioni. È il regno dell’incertezza, dove il potere coincide con la capacità di interpretare i segni e distinguere la verità dalle illusioni. Forse la metafora più moderna dell’intero lavoro.

Un taccuino per capire (e difendersi)

Il “Notebook del Potere” si propone come strumento di autoanalisi, quasi uno specchio strategico. Insegna a riconoscere le menzogne, a decifrare le ambizioni e a leggere le conseguenze delle proprie azioni come in uno spartito. Non offre formule magiche, ma esercizi di consapevolezza: come interpretare una calunnia, come reagire a una manipolazione, come intuire una caduta prima che avvenga.

La massima che lo riassume è semplice quanto crudele: “alcuni nascono grandi, altri raggiungono la grandezza, e ad altri la grandezza è imposta”. La vera lezione è scoprire a quale categoria apparteniamo – e se vogliamo restarci.

Un’eredità senza tempo

Il potere, suggerisce il “Notebook”, non è solo una questione di poltrone o scontri epici. È un fenomeno quotidiano: un tono di voce, una scelta taciuta, una lusinga. Shakespeare lo ha mostrato con maestria; oggi, un notebook digitale prova a renderlo leggibile anche per chi non ha mai sfogliato Macbeth.

Nel mondo attuale, dove algoritmi e narrazioni competono per la nostra attenzione, forse non è male avere con sé un piccolo manuale per difendersi. O almeno per capire chi comanda davvero – e perché.

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