Tre mesi senza scuola, ma anche senza alternative: l’estate dei ragazzi che restano a casa

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L’estate, per molti ragazzi, significa libertà, giochi all’aria aperta e nuove esperienze. Ma per un numero crescente di adolescenti, soprattutto in contesti socio-economici difficili, i lunghi mesi di stop dalla scuola si trasformano in un periodo di isolamento, trascorso tra le mura domestiche, spesso in compagnia solo di schermi. Cosa succede quando i centri estivi, un tempo risorsa accessibile, diventano un lusso inavvicinabile?


Ne abbiamo parlato con Lucia Cesaro, educatrice e operatrice del progetto Frequenza200 di WeWorld ad Aversa, che ogni giorno tocca con mano le difficoltà che molte famiglie affrontano.


“La scuola offre un ambiente strutturato, opportunità di apprendimento e socializzazione, ma quando chiudono i cancelli, per molti ragazzi si apre un vuoto,” spiega Lucia Cesaro. “I centri estivi, le attività sportive o i laboratori diventano spesso un miraggio per chi non può permettersi i costi. Questo porta a una situazione in cui molti adolescenti, soprattutto quelli tra gli 11 e i 16 anni, si ritrovano a casa, spesso soli, mentre i genitori lavorano.”


Schermi e Silenzi: Un’Estate Sospesa
La mancanza di alternative strutturate ha un impatto profondo sui ragazzi. “Trascorrere intere giornate davanti a smartphone, tablet o televisione diventa l’unica opzione,” continua Cesaro.


“Non è solo una questione di sedentarietà: l’eccessiva esposizione ai media digitali, senza un equilibrio con attività reali, può portare a isolamento sociale, difficoltà nella comunicazione e, in alcuni casi, anche a problemi di salute mentale come ansia e depressione.”


L’assenza di stimoli e interazioni sociali esterne mina lo sviluppo di competenze fondamentali. “Questi ragazzi perdono l’opportunità di confrontarsi con i pari in contesti diversi, di sviluppare nuove passioni, di imparare a risolvere problemi e di gestire le dinamiche di gruppo,” sottolinea l’educatrice. “Il silenzio di una casa vuota, interrotto solo dai rumori di un videogioco o di un social media, può essere assordante.”


Progetti come Frequenza200 di WeWorld cercano di colmare questo divario, offrendo spazi e attività gratuite durante il periodo estivo.


“Cerchiamo di creare un ambiente accogliente e stimolante, dove i ragazzi possano ritrovarsi, partecipare a laboratori creativi, attività sportive e di supporto allo studio,” afferma Lucia Cesaro. “È fondamentale offrire loro opportunità di crescita, anche quando la scuola è chiusa.”
Ma la soluzione non può ricadere solo sulle spalle del terzo settore. È necessario un impegno congiunto da parte delle istituzioni.


“Servirebbero maggiori investimenti per rendere i centri estivi accessibili a tutti, attraverso borse di studio o tariffe agevolate in base al reddito familiare,” suggerisce Cesaro. “Inoltre, è importante promuovere reti territoriali tra scuole, associazioni e famiglie per creare un’offerta variegata e inclusiva di attività estive. La collaborazione è la chiave per garantire che nessun ragazzo venga lasciato indietro.”



Un’estate “senza alternative” non è solo un problema individuale, ma una questione sociale che richiede attenzione e risposte concrete. Garantire a tutti i giovani il diritto a un’estate ricca di stimoli e opportunità significa investire nel loro benessere e nel futuro della comunità.