Salari: ISTAT, a giugno +3,5% nominale sul 2024, ma -9% reale rispetto al 2021

La legge sul salario minimo in cerca di una maggioranza al Senato

I dati più recenti diffusi dall’ISTAT per il mese di giugno 2025 rivelano un quadro complesso per le retribuzioni contrattuali in Italia. Se da un lato si registra un aumento dei salari nominali, dall’altro l’erosione del potere d’acquisto dovuta all’inflazione continua a pesare significativamente sui lavoratori.




Secondo l’Istituto Nazionale di Statistica, a giugno i salari nominali in Italia hanno mostrato un incremento del 3,5% rispetto allo stesso mese del 2024. Questo dato riflette gli aumenti previsti dai rinnovi contrattuali e la dinamica salariale che ha caratterizzato l’ultimo anno. Un incremento nominale è sicuramente un segnale positivo, indicando che le buste paga dei lavoratori sono cresciute in termini monetari.



Tuttavia, il vero punto critico emerge dall’analisi dei salari reali. L’ISTAT sottolinea come, rispetto al 2021, le retribuzioni reali abbiano subito una contrazione del 9%. Questo dato è un campanello d’allarme significativo, poiché evidenzia come, nonostante gli aumenti nominali, il potere d’acquisto delle famiglie italiane sia diminuito drasticamente negli ultimi quattro anni. L’inflazione, galoppante in diversi periodi, ha eroso in maniera più che proporzionale qualsiasi incremento salariale.



Il divario tra l’aumento dei salari nominali e la diminuzione di quelli reali è un chiaro indicatore delle difficoltà che i lavoratori stanno affrontando nel mantenere il loro tenore di vita. Le spese per beni essenziali, l’energia e i servizi sono aumentate, superando la capacità di compensazione degli incrementi retributivi.



Questa situazione pone sfide importanti per il governo e le parti sociali. Sarà fondamentale trovare un equilibrio tra la necessità di sostenere il potere d’acquisto dei lavoratori e la competitività delle imprese. Le prossime negoziazioni contrattuali e le politiche economiche dovranno tenere in forte considerazione questi dati, cercando soluzioni che possano effettivamente migliorare le condizioni economiche delle famiglie italiane, andando oltre i meri aumenti nominali.



L’analisi dell’ISTAT conferma la persistenza di una forbice
tra l’andamento dei prezzi e quello delle retribuzioni, un fattore che continuerà a influenzare il dibattito economico e sociale nel paese.