Un filo di voce dal Venezuela: la speranza per Alberto Trentini

È questa la realtà che vive la famiglia di Alberto Trentini, il cooperante veneziano di 45 anni detenuto in Venezuela dallo scorso novembre.



Per la seconda volta in otto lunghi mesi, un breve squarcio di speranza ha illuminato l’angoscia dei suoi cari: una telefonata. “Pur nella costante angoscia siamo sollevati per aver potuto sentire, per pochi minuti, la voce di Alberto”, hanno riferito in una nota i familiari, esprimendo gratitudine per l’instancabile lavoro diplomatico delle istituzioni italiane.



La telefonata, anticipata dal ministro degli Esteri Tajani, ha confermato il calvario che Trentini sta affrontando. Originario di Venezia, l’uomo è stato arrestato con motivazioni che restano oscure, e che la Farnesina sta cercando di chiarire attraverso un delicato lavoro diplomatico tra Roma e Caracas.



Alberto Trentini era arrivato in Venezuela lo scorso ottobre, impegnato in una missione umanitaria con Humanity & Inclusion, una ONG internazionale che si dedica all’assistenza delle persone con disabilità. Al momento dell’arresto, era in viaggio da Caracas a Guasdualito, nel nord-ovest del paese, per motivi strettamente legati al suo lavoro.



Questa vicenda mette in luce non solo la fragilità di chi opera in contesti difficili, ma anche la forza della speranza e l’importanza del sostegno istituzionale. Ogni telefonata, ogni notizia, per quanto breve, rappresenta un prezioso filo che tiene legati Alberto alla sua famiglia e al mondo, in attesa che l’incubo di questa detenzione giunga a una fine.