Il 22 settembre 2025 sarà ricordato come una giornata di mobilitazione nazionale senza precedenti. Con lo slogan “Blocchiamo tutto, con la Palestina nel cuore”, l’Italia si è fermata per esprimere solidarietà alla popolazione della Striscia di Gaza e per sostenere la missione umanitaria della Global Sumud Flotilla. Lo sciopero generale, indetto dalle sigle sindacali di base come USB, Cub, Sgb, Adl Varese e Usi-Cit, ha coinvolto trasporti, scuola, sanità, logistica, porti e università.
Cortei e presidi si sono tenuti in oltre 75 città, con epicentri a Roma, Milano e Napoli. A Roma, migliaia di manifestanti si sono radunati in piazza dei Cinquecento, mentre a Milano il corteo è partito da piazzale Cadorna. A Napoli, due manifestazioni hanno attraversato la città: una da piazza Garibaldi e l’altra dall’ex base Nato di Bagnoli.
Studenti e docenti hanno aderito in massa, con sospensioni di lezioni e attività in scuole e università. Le associazioni studentesche hanno avuto un ruolo centrale nella mobilitazione.
I porti sono stati tra i luoghi simbolo della protesta. A Genova, Trieste, Ancona, Civitavecchia e Ravenna, i lavoratori hanno bloccato l’accesso ai varchi portuali, impedendo il transito di container destinati a Israele.
Trasporti paralizzati
Il settore dei trasporti ha subito forti disagi:
Ferrovie: personale di Trenitalia, Italo e Trenord ha incrociato le braccia. Cancellazioni e ritardi hanno colpito Frecce, Intercity e treni regionali, con fasce di garanzia solo tra le 6-9 e le 18-21.
Trasporto locale: a Roma, Milano, Torino, Firenze e Napoli, il servizio di bus, metro e tram è stato garantito solo in fasce orarie limitate.
Taxi e autostrade: anche i tassisti hanno aderito allo sciopero, mentre sulle autostrade si è registrato uno stop di 24 ore.
Sanità e altri settori
Sanità: astensioni dal lavoro nel primo turno mattutino.
Vigili del fuoco: protesta di quattro ore, dalle 9 alle 13.
Istruzione e ricerca: sciopero del personale docente e ATA, sia nelle scuole pubbliche che private.
Le rivendicazioni
La piattaforma sindacale va oltre la solidarietà con Gaza. I promotori chiedono:
La fine della fornitura di armi a Israele.
L’embargo e la rottura delle relazioni diplomatiche.
Investimenti per diritti sociali e qualità della vita.
Stop alla corsa al riarmo e all’economia di guerra.
Una giornata di tensione e partecipazione
La mobilitazione è stata seguita con attenzione dalle forze dell’ordine, soprattutto nei pressi di siti sensibili legati a Israele. Non sono mancati momenti di tensione, ma la partecipazione è stata ampia e determinata. USB ha parlato di “una valanga di adesioni che travolge tutto” e di “un avviso di sfratto a Palazzo Chigi”.



