Il Servizio sanitario nazionale italiano è in una fase critica. A lanciare l’allarme è l’ottavo Rapporto della Fondazione Gimbe, presentato oggi alla Camera dei Deputati, che mette nero su bianco una realtà preoccupante: nonostante l’apparente incremento del Fondo sanitario nazionale (Fsn), il sistema continua a perdere risorse in termini reali.
Secondo il Rapporto, il Fsn è passato dai 125,4 miliardi di euro del 2022 ai 136,5 miliardi previsti per il 2025, con un aumento complessivo di 11,1 miliardi nel triennio 2023-2025. Tuttavia, questa crescita è stata in gran parte vanificata dall’inflazione – che nel 2023 ha toccato il 5,7% – e dall’impennata dei costi energetici. In altre parole, le risorse aggiuntive non si sono tradotte in un miglioramento effettivo dei servizi.
Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, sottolinea come dietro le cifre assolute si nasconda un “imponente e costante definanziamento”. Il rapporto tra Fsn e PIL, infatti, è sceso dal 6,3% del 2022 al 6% nel 2023, per poi stabilizzarsi al 6,1% nel biennio successivo. Questo calo percentuale si traduce in una perdita netta di risorse: 4,7 miliardi nel 2023, 3,4 miliardi nel 2024 e 5 miliardi nel 2025.
“Se è certo che nel triennio 2023-2025 il Fsn è aumentato di 11,1 miliardi – afferma Cartabellotta – è altrettanto vero che con il taglio alla percentuale di PIL la sanità ha lasciato per strada 13,1 miliardi di euro”. Un paradosso che evidenzia come le politiche di finanziamento non siano allineate alle reali esigenze del sistema sanitario, già provato da un decennio di tagli (2010-2019) e da una pandemia che ha assorbito tutte le risorse straordinarie del periodo 2020-2022.
Il Rapporto Gimbe non si limita a fotografare una situazione contabile: lancia un appello urgente alla politica per un ripensamento strutturale del finanziamento sanitario. Senza interventi mirati, il rischio è quello di un progressivo indebolimento del servizio pubblico, con conseguenze dirette sulla qualità dell’assistenza e sull’equità dell’accesso alle cure.