Dimenticate il busto del Duce sulla scrivania o le facce truci da “ordine e disciplina”.
La narrazione di una destra arroccata in un rigore quasi marziale sta crollando sotto i colpi, non dei manganelli, ma delle frecce di Cupido, rivelando che l’attuale compagine governativa è dedita a una inarrestabile corsa al precipizio.
Mentre l’opposizione si affanna a cercare tracce di “deriva autoritaria”, i nostri Ministri sono troppo occupati a gestire derive sentimentali, dimostrando di essere una generazione di politici affetti da un’irrimediabile ipersensibilità affettiva.
Il precursore di questa stagione del romanticismo ministeriale è stato senza dubbio Gennaro Sangiuliano: quello che la sinistra ha cercato di dipingere come un oscuro complotto di potere si è rivelato nient’altro che una sceneggiatura da fotoromanzo d’altri tempi, tra lacrime in diretta nazionale e un cuore trafitto da una passione sfortunata.
Ma “il testimone del batticuore” sembra ora passato al Viminale, perché se pensavate che Matteo Piantedosi fosse tutto decreti sicurezza e gestione dei flussi, vi sbagliavate di grosso.
Anche il Ministro dell’Interno, dipinto come un uomo d’acciaio, si sarebbe lasciato travolgere da una storia appassionata, a detta della giornalista Anna Claudia Conte, proprio mentre attraversa le turbolenze di un divorzio.
C’è da restare basiti, certo, ma anche profondamente inteneriti da questi “diversamente cinici” che la sinistra si ostina a chiamare con epiteti che rimandano al fascismo Senza coglierne l’essenza romantica.
Tuttavia, in questo scenario da Love Island istituzionale, c’è poco da ridere per Giorgia Meloni, che si ritrova a navigare nella tempesta perfetta: se dopo Sangiuliano, Santanchè, Del Mastro, dovesse crollare anche un pilastro come Piantedosi, il Governo sarebbe ufficialmente in difficoltà.
Il Viminale è il cuore della narrazione su sicurezza e ordine, e se quel cuore inizia a battere troppo forte per una cronista, l’intero castello rischia di sbriciolarsi, rendendo un rimpasto o addirittura le elezioni anticipate non più un’ipotesi, ma una tragica necessità.
La Premier osserva i suoi uomini sciogliersi come neve al sole, consapevole che un secondo “scandalo” di cuore e di interessi colpirebbe l’immagine dell’esecutivo proprio dove fa più male.
Forse dovremmo smetterla di temere il ritorno del passato e iniziare a preoccuparci della tenuta dei fazzoletti di carta, perché tra un post di gossip e una sbandata amorosa, appare chiaro che questo governo non vuole conquistarci con la forza, ma con le storie di passione, che superano le speranze dei più maligni sogni della Sinistra, lasciando la Meloni a gestire un’emergenza che nessun decreto potrà mai normare: l’imprevedibile fragilità dei cuori infranti al potere.
