L’attacco del Codacons all’emendamento Fratelli d’Italia
Il Codacons critica duramente l’emendamento FdI fast fashion presentato da Fratelli d’Italia alla manovra di bilancio, che prende di mira le aziende cinesi di fast fashion, in particolare Shein e Temu.
La proposta prevede che tutte le società con sede all’estero e operanti in Italia debbano dimostrare la conformità alle normative europee in materia di sicurezza dei prodotti, tutela ambientale e diritti dei lavoratori.
Secondo l’associazione dei consumatori, la misura «va contro ogni principio di concorrenza e appare pensata per colpire specificamente le piattaforme cinesi di e-commerce». Questo emendamento FdI fast fashion crea distorsioni di mercato e «danni diretti ai consumatori».
“Siamo favorevoli ai controlli sui prodotti importati, ma non a restrizioni selettive – spiega il Codacons –. Una norma del genere toglierebbe ai cittadini la libertà di acquistare sul web a prezzi più competitivi rispetto ai negozi fisici”.
I rischi per i consumatori e il mercato online
Secondo il Codacons, l’emendamento FdI fast fashion limiterebbe la libertà d’acquisto e l’accesso ai prezzi bassi garantiti dalle piattaforme digitali. Questo accade proprio in un momento di forte inflazione e calo del potere d’acquisto delle famiglie italiane.
La misura, spiega l’associazione, «colpirebbe il settore dell’e-commerce, che rappresenta una risorsa economica e occupazionale crescente». Inoltre, si tradurrebbe in un aumento dei costi per i consumatori finali.
Il Codacons ribadisce la necessità di rafforzare i controlli doganali e la tracciabilità dei prodotti, ma invita il governo a «non adottare norme discriminatorie» che possano generare tensioni commerciali con paesi partner.
Il contesto politico e la risposta del settore
L’emendamento FdI fast fashion è stato presentato nell’ambito del dibattito sulla manovra 2025. Prevede nuovi vincoli su ambiente e sicurezza dei prodotti importati.
Le piattaforme Shein e Temu, già oggetto di indagini in UE per questioni fiscali e di sostenibilità, rappresentano una parte consistente delle vendite online italiane nel segmento moda a basso costo.
Associazioni di categoria e operatori del settore e-commerce temono che la misura possa avere effetti a cascata su logistica, piccoli rivenditori online e marketplace internazionali. Questo ridurrebbe la competitività del mercato digitale italiano.
