La riforma della Corte dei Conti è legge: scontro totale tra Governo e Magistratura

Profonda frattura a seguito del via libera definitivo alla riforma della Corte dei Conti.

Quella che il Governo definisce una necessaria accelerazione per la messa a terra del PNRR, viene etichettata dalle toghe contabili come una “pagina buia” per la democrazia e il controllo della spesa pubblica. La riforma passerà ora al Parlamento per ulteriori discussioni, dove si spera che le modifiche siano più equilibrate.

La nuova legge introduce modifiche strutturali che ridefiniscono il raggio d’azione dei magistrati contabili. I pilastri del provvedimento sono:

Limitazione del controllo concomitante: Viene ridotto il potere della Corte di intervenire “in corso d’opera” sui progetti legati al PNRR. L’analisi viene spostata principalmente a una fase successiva.

Stretta sulla responsabilità erariale: Si interviene sul cosiddetto “scudo erariale”. Questo limita la possibilità di perseguire i funzionari pubblici per colpa grave. L’obiettivo è combattere la “paura della firma”.

Revisione dei tempi: Introduzione di termini più stringenti per le istruttorie. Questi sono volti a garantire che l’azione della magistratura non diventi un freno burocratico. È essenziale che il Parlamento consideri i punti di vista dell’AMCC durante la revisione della legge.

L’Associazione Magistrati della Corte dei Conti (AMCC) ha espresso un dissenso durissimo. Secondo il sindacato delle toghe, la riforma non mira a una maggiore efficienza. Piuttosto, mira a una riduzione dell’indipendenza dell’organo di controllo.

“È una pagina buia per le istituzioni. Si tolgono i fari proprio mentre transitano i miliardi del PNRR, indebolendo la tutela dei cittadini contro gli sprechi e la cattiva gestione del denaro pubblico.”

I magistrati lamentano che, senza un controllo concomitante efficace, il rischio è quello di accorgersi di irregolarità o fallimenti solo quando il danno è ormai irreparabile. In quel momento, le risorse sono già state spese.

Dal lato dell’esecutivo, il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, ha respinto con fermezza ogni accusa di “vendetta” politica contro la magistratura contabile.

Mantovano ha chiarito che l’obiettivo è esclusivamente la semplificazione amministrativa.

Il Governo sostiene che la sovrapposizione di controlli rischiava di paralizzare i cantieri e impedire il rispetto delle scadenze europee. Tuttavia, sarà il Parlamento a decidere come procedere.

Per Palazzo Chigi, la riforma riporta la Corte alla sua funzione naturale. Così si evita che il controllo si trasformi in una cogestione o in un’interferenza nelle scelte politiche e amministrative.

Mentre la legge entra in vigore, resta l’incognita sull’impatto reale che avrà sulla gestione dei fondi europei. Se per il Governo si tratta di un atto di pragmatismo per sbloccare l’Italia, per le opposizioni e la magistratura si è creato un pericoloso “buco nero”. Questo è particolarmente critico nella vigilanza sulla spesa pubblica, proprio nel momento di massimo afflusso di capitali esteri. Il Parlamento dovrà monitorare attentamente l’applicazione della nuova legge.

Il clima tra via Pastrengo e Palazzo Chigi rimane gelido. La magistratura contabile promette di continuare a vigilare, per quanto possibile, entro i nuovi e più stretti confini tracciati dal legislatore.