Attivata l’unità di crisi. Tre giovani trasferiti in elicottero a Milano e ricoverati dopo le valutazioni d’urgenza
Milano e la Svizzera restano scosse dalla tragedia di Crans-Montana, comunemente nota anche come “strage di Crans-Montana”, avvenuta durante una serata che avrebbe dovuto essere di festa. L’Ospedale Niguarda ha immediatamente attivato il proprio protocollo di emergenza per accogliere i feriti trasferiti in Italia.
«Il Niguarda si è preparato già nella giornata di oggi attivando l’unità di crisi con la direzione sanitaria e la direzione generale», spiega Filippo Galbiati, direttore della Medicina d’Urgenza e del Pronto Soccorso. «Abbiamo messo a disposizione posti letto di terapia intensiva e del Centro grandi ustioni, recuperando personale aggiuntivo che si è presentato spontaneamente in pronto soccorso e nei reparti».
Tre pazienti arrivati in elicottero
Sono tre i pazienti trasferiti al Niguarda, tutti giunti in elicottero e atterrati sulla piazzola del DEA. «La valutazione iniziale – prosegue Galbiati – è avvenuta per tutti nella shock room, perché era fondamentale identificare subito il livello di gravità delle ustioni ed eventuali traumi associati».
I feriti sono arrivati «nell’arco di 20-30 minuti uno dopo l’altro» e sono stati presi in carico da team dedicati, che hanno effettuato medicazioni, valutazioni specialistiche delle ustioni e Tac per escludere lesioni interne. «I posti letto erano disponibili e i pazienti sono già ricoverati», conferma il direttore del PS.
Attivato il supporto psicologico
Accanto alla risposta clinica, l’ospedale ha predisposto anche un sostegno umano essenziale. «Abbiamo attivato un team di psicologi per il supporto alle famiglie che stanno arrivando in ospedale», conclude Galbiati, sottolineando l’impatto emotivo profondo di una tragedia che coinvolge giovani vittime e interi nuclei familiari.
Il racconto dal luogo della tragedia
A Crans-Montana, intanto, resta forte il dolore. Un turista milanese, presente in vacanza con la figlia sedicenne, racconta all’Adnkronos: «Io e mia figlia eravamo in piazza, a qualche centinaio di metri dal locale. C’era una grande festa, un concerto, gente che ballava come accade a Capodanno anche in molte città italiane. Preoccupati per la ressa, abbiamo deciso di andare via un quarto d’ora prima che succedesse la tragedia».
Poi le sirene, inizialmente scambiate per una normale emergenza: «Si sentono anche a Milano durante grandi eventi. Solo al risveglio abbiamo compreso la portata di quanto accaduto». In serata, il ritorno nei pressi del locale: «C’erano tantissimi fiori. Ci siamo fermati per rendere omaggio e dire una preghiera per le vittime, morte durante una serata che avrebbe dovuto essere di festa».
Una ferita che attraversa i confini
La tragedia di Crans-Montana ha superato i confini nazionali, unendo ospedali, soccorritori e comunità in uno sforzo comune. Mentre i feriti restano sotto osservazione al Niguarda, il pensiero va alle vittime e alle famiglie, accompagnate non solo dalle cure mediche ma anche da un supporto psicologico indispensabile per affrontare un dolore che segna tutti.
