Bernie Sanders rompe il silenzio: “L’attacco al Venezuela è illegale e serve solo alle lobby del petrolio”

Mentre la diplomazia internazionale si muove spesso su un terreno di ambiguità e silenzi calcolati, l’affondo più duro e limpido contro la strategia di Donald Trump in Venezuela non è arrivato da un leader straniero, ma dal cuore stesso delle istituzioni americane.

È stato Bernie Sanders, senatore democratico del Vermont, a pronunciare le parole che molti governi — compreso il nostro — sembrano non avere il coraggio di dire.

Sanders ha chiamato le cose con il loro nome. Ha definito l’azione dell’amministrazione Trump non solo un errore politico, ma una minaccia alla sicurezza globale.

Il ragionamento di Sanders è lineare quanto implacabile. Se gli Stati Uniti si arrogano il diritto di attaccare una nazione sovrana per rovesciarne il governo, aprono un vaso di Pandora pericolosissimo.

“Questa sfacciata violazione del diritto internazionale dà il via libera a qualsiasi nazione al mondo che voglia attaccare un altro Paese per impossessarsene delle risorse”, ha dichiarato il Senatore.

Secondo Sanders, questo precedente demolisce l’ordine mondiale. Trasforma la forza militare in uno strumento legittimo per il “cambio di regime” (regime change), a totale discrezione della potenza di turno.

Ma la critica di Sanders non si ferma alla geopolitica; scava nelle contraddizioni interne degli Stati Uniti.

Il senatore mette a nudo l’ipocrisia di una presidenza che spende miliardi in “avventurismo militare illegale” mentre il tessuto sociale americano si sfilaccia:


Con il 60% degli americani che vive di stipendio in stipendio, Sanders chiede perché le risorse pubbliche siano destinate a bombardare o destabilizzare altri Paesi. Questo invece di affrontare la crisi interna.

L’accusa più grave riguarda il fine ultimo dell’operazione. Per Sanders, non si tratta di “esportare democrazia”, ma di agire come braccio armato delle grandi compagnie petrolifere. Queste ultime sono desiderose di mettere le mani sulle riserve venezuelane.


Ciò che rende l’intervento di Sanders così potente è il contrasto con la cautela e il silenzio degli alleati storici degli USA.

Laddove i governi europei spesso balbettano o si accodano alle linee di Washington per convenienza diplomatica, Sanders ricorda che il Presidente non ha l’autorità costituzionale. Specificamente, per attaccare un altro Paese senza un mandato.

La voce del senatore del Vermont resta una delle poche a ricordare che la sovranità nazionale e il diritto internazionale non possono essere sacrificati sull’altare del profitto fossile.