Con il cuore rivolto alle sofferenze di un popolo martoriato, Papa Francesco è tornato a far sentire la sua voce sulla complessa situazione politica e sociale in Venezuela.
Le parole del Pontefice, conosciuto anche come Papa, intrise di profonda apprensione, segnano un nuovo sollecito alla comunità internazionale e ai vertici del Paese affinché si ponga fine alla deriva autoritaria e si restituisca dignità alle istituzioni democratiche.
«Animo colmo di preoccupazione»
Il messaggio del Papa non lascia spazio a interpretazioni burocratiche: «Con animo colmo di preoccupazione seguo gli sviluppi della situazione», ha dichiarato Francesco, sottolineando come la crisi non sia solo una questione di equilibri politici, ma una vera e propria emergenza umana che colpisce quotidianamente milioni di cittadini. Il riferimento è alle tensioni post-elettorali e alla crescente repressione che ha segnato gli ultimi mesi nel Paese sudamericano.
Secondo il Pontefice, la via d’uscita dal vicolo cieco in cui si trova il Venezuela passa necessariamente attraverso due concetti cardine:
Un richiamo affinché la volontà popolare espressa nelle urne sia rispettata e protetta da influenze esterne o manipolazioni interne. La sovranità, nella visione della Santa Sede, risiede nel popolo e non può essere soggiogata da interessi di parte.
Il Papa ha invocato con forza il ripristino della legalità costituzionale. Senza un sistema giudiziario indipendente e il rispetto delle libertà fondamentali, non può esserci pace sociale né giustizia.
“La ricerca del bene comune deve essere la bussola che guida ogni azione politica, evitando ogni forma di violenza e favorendo il dialogo sincero.”
Oltre all’analisi politica, Francesco ha ribadito l’invito alla preghiera e alla riconscenza nazionale. La Santa Sede, pur mantenendo un profilo di prudenza diplomatica, non ha mai smesso di offrire la propria disponibilità come mediatrice per una soluzione pacifica e negoziata.
L’obiettivo primario resta quello di evitare ulteriore spargimento di sangue e di garantire l’accesso agli aiuti umanitari per una popolazione stremata dalla carenza di beni di prima necessità e medicinali.
