Il clima politico nel Grande Nord si fa rovente.
In una nota ufficiale che ha scosso le cancellerie europee, il governo danese ha alzato i toni sulla sicurezza artica, definendo la Groenlandia la “linea rossa” invalicabile per la stabilità globale.
La provocazione, nata da rinnovate pressioni esterne e speculazioni su possibili mire espansionistiche di potenze straniere, ha ricevuto una risposta durissima: “Un attacco in Groenlandia rappresenterebbe la fine della Nato per come la conosciamo”.
Per Copenaghen, l’isola non è solo una parte integrante del Regno. È anche il perno della difesa transatlantica. Il governo ha sottolineato che un’aggressione — sia essa militare, ibrida o sotto forma di pressione economica coercitiva — farebbe scattare immediatamente l’Articolo 5. Tuttavia, il timore è che una risposta tiepida degli alleati possa minare definitivamente la credibilità dell’Alleanza Atlantica. In tal caso, potrebbe portare al suo collasso politico.
Anche Bruxelles è scesa in campo con una dichiarazione congiunta per blindare lo status quo dell’isola:
“L’integrità territoriale dei nostri Stati membri e dei loro territori associati non è negoziabile. Chiediamo che sia pienamente rispettata la sovranità danese e l’autonomia della Groenlandia.”
L’UE vede nella Groenlandia non solo un avamposto strategico. Inoltre, lo considera un giacimento critico di terre rare, fondamentali per la transizione energetica europea. Ciò rende la sua sicurezza una questione di sovranità industriale.
Da Nuuk, la capitale groenlandese, la reazione è stata altrettanto ferma ma focalizzata sull’autodeterminazione. Il governo locale ha voluto stroncare sul nascere ogni narrazione che vede l’isola come una “terra di conquista” o un oggetto da barattare sullo scacchiere geopolitico.
Nuuk ribadisce che ogni decisione sul futuro del territorio spetta ai groenlandesi.
“Basta con le fantasie di annessione o le mappe ridisegnate da potenze lontane,” hanno dichiarato i portavoce del governo locale. Questo era un chiaro riferimento alle passate (e presenti) aspirazioni di attori internazionali di acquisire il controllo dell’isola.
La tensione riflette il cambiamento climatico e l’apertura di nuove rotte commerciali nel Mar Glaciale Artico. La Groenlandia si trova al centro di un “nuovo Grande Gioco” che vede coinvolti:
Stati Uniti: Che considerano l’isola vitale per la difesa del Nord America.
Russia: In costante espansione militare nelle basi artiche.
Cina: Interessata agli investimenti infrastrutturali e minerari.
La crisi attuale evidenzia come la Groenlandia non sia più un gigante di ghiaccio isolato. È invece il termometro della tenuta dell’Occidente. Se la diplomazia non riuscirà a placare le “fantasie di annessione”, il rischio è che il ghiaccio artico diventi il palcoscenico di un confronto senza precedenti.
