Olimpiadi Milano-Cortina: La Sicurezza affidata all’ICE di Trump, una forza paramilitare in casa nostra



Le indiscrezioni lanciate da Il Fatto Quotidiano aprono uno scenario che definire inquietante è un eufemismo.



Secondo quanto riportato, la gestione della sicurezza per i prossimi Giochi Olimpici e Paralimpici di Milano-Cortina non sarà un affare esclusivamente domestico.

A supporto della nostra polizia locale, entrerà in campo l’ICE (Immigration and Customs Enforcement), l’agenzia federale statunitense che sotto l’amministrazione di Donald Trump è diventata sinonimo di gestione muscolare e controversa dei confini.

Non si parla di un futuro ipotetico. L’ICE sarebbe già presente in Italia, stabilmente insediata nella sede olimpica di Roma, pronta a operare durante le competizioni.

La domanda sorge spontanea: come può un’agenzia paramilitare straniera, nota per metodi che definire “ortodossi” sarebbe un insulto alla cronaca, garantire la sicurezza in uno Stato sovrano e democratico?

Per capire l’entità della questione, basta guardare alla storia recente di questa agenzia negli Stati Uniti.

L’ICE non è una semplice forza di polizia; è un’organizzazione finita ripetutamente nel mirino delle organizzazioni per i diritti umani per:
Violenze ingiustificate: Casi come quello di Renee Nicole Good, uccisa a un posto di blocco semplicemente per essersi trovata nel posto sbagliato.
Trattamento dei minori: Arresti di bambini piccoli, talvolta utilizzati come “esca” per attirare genitori irregolari.
Detenzioni arbitrarie: Un modus operandi che spesso scavalca i principi costituzionali in nome di una sicurezza che somiglia pericolosamente alla repressione.

Affidare la “sicurezza” delle Olimpiadi — un evento che dovrebbe celebrare la fratellanza e l’unione tra i popoli — a una forza paramilitare con questo pedigree solleva interrogativi pesantissimi.

“Stiamo parlando di una forza che agisce al di fuori di ogni più elementare principio umano e democratico.”

L’accusa di servilismo politico non è solo un’iperbole polemica, ma una riflessione sulla perdita di autonomia e sulla direzione etica che il Paese sta intraprendendo. Se per proteggere i Giochi abbiamo bisogno di chi mette in pericolo con l’utilizzo di armi le famiglie e usa il pugno di ferro contro i civili, allora il problema non è più la sicurezza, ma l’identità stessa delle nostre istituzioni e del nostro territorio.