Ucraina, il bivio del 24 febbraio: tra il piano di pace e l’ipotesi elezioni

“Zelensky durante conferenza stampa a Kiev dopo le dimissioni dei ministri”



Mentre il Financial Times rivela l’intenzione di Zelensky di annunciare il ritorno alle urne entro maggio sotto pressione USA, il governo ucraino mantiene una linea di estrema prudenza. In gioco non c’è solo la presidenza, ma un referendum decisivo sul futuro del conflitto.



La data simbolo del conflitto, il 24 febbraio, potrebbe trasformarsi da anniversario dell’invasione a spartiacque politico per l’Ucraina. Secondo quanto riportato dal Financial Times, il Presidente Volodymyr Zelensky sarebbe pronto ad annunciare una roadmap che prevede elezioni presidenziali e un referendum nazionale entro la metà di maggio.

Tuttavia, da Kiev arrivano segnali contrastanti: se da un lato la macchina organizzativa sembra essersi messa in moto, dall’altro la leadership frena, conscia dei rischi legali e di sicurezza.

Il retroscena svelato dal quotidiano britannico mette in luce una forte pressione esercitata dall’amministrazione Trump. Washington avrebbe indicato il 15 maggio 2026 come termine ultimo per il voto. Inoltre, questa scadenza permetterebbe alla Casa Bianca di chiudere il “dossier ucraino” prima di concentrarsi totalmente sulle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti.

L’idea sul tavolo dei negoziatori è un pacchetto “all-in”:

Sottoporre ai cittadini i termini di un accordo con la Russia (attualmente in fase di discussione in sedi neutre come Abu Dhabi).

Rinnovare il mandato di Zelensky, formalmente scaduto nel 2024 ma prorogato a causa della legge marziale.

Nonostante le indiscrezioni, l’ufficio della presidenza ucraina mantiene un profilo cauto. Le ragioni della “frenata” sono molteplici:
Secondo la Costituzione ucraina, non è possibile tenere elezioni finché lo stato di emergenza è in vigore.

Come evidenziato dal think tank OPORA, garantire il voto a milioni di rifugiati all’estero e ai soldati al fronte resta una sfida logistica quasi insormontabile.

Sebbene i sondaggi mostrino un’apertura verso un referendum sulla pace (circa il 55% dei favorevoli), la maggioranza degli ucraini resta scettica sull’idea di votare mentre i russi occupano ancora parte del territorio.

Il vero punto di svolta non è solo il voto per la presidenza, ma la legittimazione popolare di eventuali concessioni territoriali o zone economiche speciali nel Donbas. Quest’ultima è un’ipotesi che circola con insistenza nelle ultime settimane.

Zelensky ha ribadito che qualsiasi decisione drastica sulla sovranità del Paese deve passare per la volontà popolare: “Solo i 20 punti del piano di pace potrebbero essere oggetto di referendum”, ha dichiarato recentemente.

Se il Financial Times venisse confermato, il discorso di Zelensky tra pochi giorni segnerebbe l’inizio della fase post-bellica. Tuttavia, tutto ciò avverrebbe anche in assenza di un cessate il fuoco totale.

Resta da capire se la Russia accetterà una tregua tecnica per permettere il regolare svolgimento delle operazioni di voto. In alternativa, come temono molti a Kiev, Mosca potrebbe usare l’incertezza elettorale per destabilizzare ulteriormente il Paese.