La riapertura dei mercati ha confermato i timori degli investitori: il rischio di un conflitto su larga scala e la possibile chiusura dello Stretto di Hormuz hanno spinto i capitali verso i beni rifugio, penalizzando i listini azionari.
Questa settimana la Borsa è stata caratterizzata da movimenti intensi legati alla situazione geopolitica globale. Il listino giapponese è tra i più colpiti, chiudendo con una perdita pesante del 3,06%. A pesare è la dipendenza energetica del Paese e il timore che l’inflazione importata freni la ripresa economica.
Situazione drammatica per la Corea del Sud, che ha visto l’indice crollare del 7,2%. Il mercato coreano, altamente sensibile all’export e ai costi logistici, risente del rischio di blocchi nelle rotte commerciali globali.
Lo Yen si indebolisce sensibilmente nei confronti del dollaro (scambiato sopra 156,80).
Paradossalmente, nonostante sia un bene rifugio, lo yen soffre per il differenziale dei tassi e per l’impatto che il caro-petrolio ha sulla bilancia commerciale giapponese.
Il petrolio (Brent) ha registrato balzi intraday superiori al 10%, mentre l’oro ha sfondato la quota record di 5.380 dollari l’oncia.
La speculazione in contesti di guerra comporta rischi elevatissimi di perdita del capitale.
Queste analisi hanno scopo puramente informativo.
In un mercato dominato dall’incertezza, le opportunità speculative si concentrano su tre fronti principali:
Con l’Iran direttamente coinvolto e lo spettro del blocco di Hormuz, l’offerta globale di greggio è a rischio.
Società petrolifere “Oil Majors” (come Exxon o Chevron) o ETF sul greggio (WTI/Brent).
Long sul petrolio se si prevede un’escalation prolungata; attenzione però ai “take profit” rapidi se dovessero arrivare segnali di de-escalation diplomatica.
Mentre il travel crolla (crociere e compagnie aeree segnano perdite a doppia cifra), le aziende della difesa beneficiano dell’aumento delle commesse militari.
Giganti come Lockheed Martin, Raytheon o la giapponese Mitsubishi Heavy Industries, che ha mostrato una forza relativa in controtendenza rispetto al Nikke.
L’oro rimane la scelta primaria per proteggersi dalla svalutazione e dal panico.
Oro fisico o ETC sull’oro.
Il Dollaro Americano (USD) rimane la valuta “rifugio” per eccellenza durante i conflitti, a scapito delle valute emergenti o dello yen, che è zavorrato dal costo dell’energia.
Per chi ha un’altissima propensione al rischio, i crolli verticali di Seul e Tokyo offrono prezzi d’ingresso su titoli tecnologici e manifatturieri che non sono direttamente legati al conflitto.
Scommettere che lo shock sia di breve termine (un “overselling”) per rivendere al primo rimbalzo tecnico.


