Il governo spagnolo corre ai ripari per proteggere l’economia nazionale dalle onde d’urto del conflitto in Medio Oriente.
Il premier Pedro Sanchez ha annunciato oggi un imponente “piano di shock” da 5 miliardi di euro. Questo piano è articolato in 80 misure mirate a mitigare gli effetti economici della guerra che vede coinvolti Stati Uniti, Israele e Iran.
Durante il Consiglio dei ministri straordinario, Sanchez ha espresso una ferma condanna del conflitto, definendolo una “guerra illegalmente dichiarata” che minaccia di trasformarsi in una crisi globale.
“Nessuno sa quanto durerà”, ha avvertito il premier, sottolineando però che la Spagna è “meglio preparata” rispetto ai partner europei. Questo è stato possibile grazie alla transizione energetica avviata negli ultimi anni.
I dati presentati da Madrid rivendicano l’efficacia del modello spagnolo. Dall’inizio del 2026, il rincaro del gas ha influenzato il prezzo dell’elettricità in Spagna solo per il 15%. Per confronto, l’aumento ha inciso per il 90% in Italia. Inoltre, il rincaro ha pesato per il 40% in Germania.
Il cuore dell’intervento riguarda la riduzione drastica della pressione fiscale sull’energia per dare respiro a imprese e famiglie:
IVA sui carburanti: Taglio netto dal 21% al 10%.
Tasse sull’elettricità: Riduzione del 60% delle imposte in bolletta.
Oltre all’energia, il governo interviene sul fronte abitativo. Sanchez ha confermato il raggiungimento di un accordo tra i due partner della coalizione, PSOE e Sumar, per il congelamento temporaneo dei prezzi degli affitti.
Si tratta di una misura controversa e già utilizzata durante la pandemia e la crisi ucraina. Tuttavia, la misura deve ancora affrontare lo scoglio del Parlamento.
Il premier ha ammesso che, al momento, “non esiste ancora una maggioranza parlamentare” certa per la convalida del decreto. Nonostante ciò, ha ribadito la volontà del governo progressista di procedere per tutelare i cittadini più vulnerabili.
Mentre Madrid vara le sue contromisure, il panorama globale resta incerto. Dagli Stati Uniti arrivano segnali contrastanti: se da un lato il presidente Trump ha escluso un cessate il fuoco immediato, dall’altro ha dichiarato di valutare un ridimensionamento delle operazioni. Nel frattempo, l’Iran segnala l’assenza di eccedenze di greggio. Così si mantiene alta la pressione sui mercati energetici mondiali.
