La chiusura dei mercati americani non ha fermato gli acquisti: Europa ai record, Asia in recupero e investitori più fiduciosi sulle prossime mosse delle banche centrali
Il 4 luglio 2026 offre agli investitori un apparente paradosso: Wall Street è ferma per le celebrazioni dell’Independence Day, ma il clima sui mercati azionari internazionali rimane decisamente positivo, un vero enigma.
Per comprendere correttamente il fenomeno bisogna però partire dal calendario. Quest’anno il Giorno dell’Indipendenza cade di sabato. Per questo motivo il New York Stock Exchange e il Nasdaq hanno osservato la festività venerdì 3 luglio, mantenendo chiusi i mercati azionari statunitensi per l’intera giornata. Le contrattazioni ordinarie riprenderanno lunedì 6 luglio.
Il rialzo registrato sulle altre piazze finanziarie non rappresenta quindi un movimento avvenuto durante la giornata di sabato, quando anche le principali Borse europee e asiatiche sono chiuse. Si tratta piuttosto dell’eredità lasciata dalla seduta di venerdì 3 luglio, caratterizzata da acquisti diffusi, nuovi record in Europa e un recupero significativo di diversi listini asiatici.
L’Europa corre anche senza Wall Street
La chiusura dei mercati americani non ha impedito alle Borse europee di concludere la settimana in territorio positivo. L’indice paneuropeo STOXX 600 ha guadagnato lo 0,7% nella seduta di venerdì, dopo avere toccato un nuovo massimo intraday a 652,35 punti.
Anche il DAX tedesco ha raggiunto un nuovo record, chiudendo con un progresso dello 0,8%. Nel complesso, lo STOXX 600 ha registrato la migliore performance settimanale dalla metà di maggio.
Il dato più interessante non riguarda solamente l’intensità del rialzo, ma soprattutto la sua composizione. La crescita non è rimasta concentrata su poche grandi società tecnologiche. Gli acquisti si sono progressivamente allargati ai comparti industriali, finanziari, bancari, della difesa e ad altri settori ciclici.
Siemens, per esempio, ha guadagnato il 2,6% dopo il miglioramento della raccomandazione da parte di Kepler Cheuvreux. Tra i semiconduttori europei, Aixtron è salita del 6%, Soitec del 5% e BE Semiconductor Industries del 4,2%.
La vera spinta, tuttavia, sembra arrivare da una maggiore diversificazione dei portafogli. Gli investitori stanno tornando a guardare con interesse alle società europee, considerate meno costose rispetto alle grandi aziende statunitensi e meno dipendenti dall’andamento dei giganti dell’intelligenza artificiale.
I dati sul lavoro americano cambiano le aspettative
Uno dei principali fattori che ha sostenuto i mercati è stato il rallentamento del mercato del lavoro statunitense.
I dati diffusi giovedì hanno mostrato una crescita dell’occupazione inferiore alle attese, accompagnata dalla revisione al ribasso delle rilevazioni dei mesi precedenti. Il rallentamento ha ridimensionato le previsioni di un imminente rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve.
Gli operatori hanno quindi iniziato a considerare più probabile una fase di attesa da parte della banca centrale americana. Questo cambiamento delle aspettative ha sostenuto le azioni, indebolito temporaneamente il dollaro e favorito anche il prezzo dell’oro.
In Europa, inoltre, l’inflazione dell’Eurozona è cresciuta a giugno meno del previsto. Le dichiarazioni della presidente della Banca centrale europea, Christine Lagarde, hanno lasciato intravedere una valutazione più equilibrata tra rischi inflazionistici e prospettive di crescita.
Non significa che la battaglia contro l’inflazione sia conclusa. Significa, però, che i mercati percepiscono banche centrali meno aggressive rispetto alle settimane precedenti.
Asia in recupero, ma la tecnologia resta volatile
Anche i mercati asiatici hanno partecipato al movimento positivo, pur con differenze significative tra Paesi e settori.
La Corea del Sud ha guidato il recupero dopo il forte ribasso della seduta precedente. Il Kospi ha registrato un rimbalzo importante, sostenuto anche dalla ripresa di alcuni grandi produttori di semiconduttori. In Giappone il Nikkei ha chiuso in rialzo, mentre Hong Kong, Cina e Australia hanno mostrato progressi. Taiwan è rimasta più debole.
Non si può quindi parlare di una crescita uniforme di tutto il settore tecnologico. Alcuni titoli legati ai chip hanno recuperato terreno, mentre altri hanno continuato a soffrire a causa dei timori sulle valutazioni elevate e delle prese di profitto dopo i forti rialzi dei mesi precedenti.
Nell’ultima seduta americana prima della festività, il Dow Jones aveva aggiornato il proprio record con un guadagno superiore all’1%, mentre il Nasdaq aveva perso lo 0,8% proprio a causa della debolezza dei semiconduttori.
La tecnologia rimane quindi un motore fondamentale dei mercati, ma non rappresenta più l’unica fonte di rendimento. È in corso una rotazione verso comparti tradizionali e società con valutazioni più contenute.
Energia e materie prime sostengono il sentiment
Il comparto energetico ha offerto un ulteriore sostegno al mercato. Il petrolio Brent è salito moderatamente, mantenendosi sopra i 71 dollari al barile, mentre gli investitori continuano a valutare i rischi geopolitici e le conseguenze delle tensioni sulle rotte commerciali internazionali.
Anche l’oro ha beneficiato del cambiamento delle aspettative sui tassi statunitensi. Il metallo prezioso è salito di circa l’1%, superando i 4.160 dollari l’oncia e avviandosi verso il primo progresso settimanale dalla fine di maggio.
Questi movimenti mostrano come gli investitori non abbiano abbandonato la prudenza. L’aumento contemporaneo delle azioni e dell’oro segnala una propensione al rischio accompagnata dalla ricerca di protezione contro inflazione, tensioni geopolitiche e possibili shock economici.
Il vero significato dell’enigma del 4 luglio
Il rialzo delle Borse mondiali con Wall Street chiusa non è causato direttamente dall’Independence Day. La festività americana ha soltanto ridotto la liquidità e lasciato maggiore spazio alle dinamiche sviluppatesi nei giorni precedenti.
Il vero motore del mercato è la combinazione tra dati economici ancora compatibili con una crescita globale moderata, minori timori di una stretta monetaria immediata e una rotazione degli investimenti verso settori rimasti indietro.
L’Europa ha beneficiato di valutazioni più convenienti e di una maggiore esposizione a banche, industria, difesa e società cicliche. L’Asia ha reagito positivamente ai segnali di resilienza dell’attività economica e al parziale recupero dei semiconduttori.
Resta comunque necessario evitare eccessi di ottimismo. I volumi ridotti possono amplificare i movimenti e rendere meno affidabili alcune variazioni giornaliere. Inoltre, inflazione, tensioni geopolitiche e valutazioni elevate del settore tecnologico continuano a rappresentare fattori di rischio.
La seduta del 3 luglio dimostra però che i mercati internazionali sono oggi in grado di muoversi con una certa autonomia rispetto a Wall Street. La Borsa americana rimane il principale punto di riferimento globale, ma la fiducia degli investitori si sta progressivamente estendendo anche ad altre aree geografiche e a un numero più ampio di settori.










