Come la Grecia è passata dalla crisi alla rinascita economica

Bandiera greca, Acropoli, monete in euro e grafico della rinascita economica della Grecia.

Fisco digitale, lotta all’evasione e disciplina di bilancio hanno trasformato il Paese, ma restano ancora debito elevato, salari bassi e disuguaglianze

Per oltre un decennio la Grecia è stata considerata il simbolo più evidente delle fragilità dell’Eurozona. La crisi del debito sovrano, i programmi di salvataggio internazionale, l’austerità e la perdita di fiducia dei mercati hanno provocato una delle più profonde contrazioni economiche vissute in Europa in tempo di pace.

Oggi, però, il quadro è profondamente cambiato.

Atene è tornata a registrare una crescita economica superiore alla media europea, ha recuperato l’accesso ordinario ai mercati finanziari e presenta conti pubblici molto più solidi. La trasformazione è stata favorita dalle riforme strutturali, dalla modernizzazione dell’amministrazione fiscale e da una maggiore capacità dello Stato di contrastare l’evasione.

Nel 2025 la Grecia ha registrato un avanzo primario pari a circa il 4,9% del prodotto interno lordo, corrispondente a oltre 12 miliardi di euro. Il saldo complessivo delle amministrazioni pubbliche, che considera anche gli interessi sul debito, è risultato positivo per circa l’1,7% del PIL

Che cosa significa surplus primario

Il surplus primario si verifica quando le entrate dello Stato superano le spese pubbliche, senza considerare gli interessi pagati sul debito.

Si tratta di un indicatore particolarmente importante per un Paese come la Grecia, che continua ad avere un debito pubblico molto elevato. Un avanzo primario consistente permette infatti di coprire una parte degli interessi, ridurre gradualmente il rapporto tra debito e prodotto interno lordo e creare nuovi margini per investimenti e interventi sociali.

La Commissione europea prevede che la Grecia mantenga una posizione fiscale favorevole anche nel periodo 2025-2027. Il surplus complessivo dovrebbe ridursi gradualmente, mentre l’avanzo primario dovrebbe restare sopra il 3,5% del PIL secondo le previsioni europee. 

La trasformazione dell’amministrazione fiscale

Uno dei principali motori del cambiamento è stata la modernizzazione del sistema tributario.

Negli anni della crisi, una parte rilevante dell’economia greca operava fuori dai circuiti fiscali ordinari. La diffusione del contante, la frammentazione amministrativa e la limitata capacità di incrociare i dati rendevano difficile individuare redditi e transazioni non dichiarati.

La Grecia ha progressivamente introdotto strumenti digitali per migliorare la tracciabilità delle operazioni economiche. Registratori di cassa collegati all’amministrazione fiscale, pagamenti elettronici, fatturazione digitale e controlli automatizzati hanno permesso di ampliare la base imponibile e aumentare le entrate senza ricorrere esclusivamente a nuove aliquote.

Secondo l’analisi pubblicata da FiscoOggi, il miglioramento della riscossione e la digitalizzazione dell’amministrazione tributaria hanno contribuito in modo decisivo alla ripresa fiscale greca. Il surplus primario si è avvicinato al 5% del PIL nel biennio 2024-2025, mentre il rapporto tra debito e PIL è diminuito di circa 65 punti percentuali rispetto ai livelli più critici. 

Anche la Banca di Grecia ha indicato il rafforzamento della conformità fiscale e le misure contro l’evasione tributaria e contributiva tra le principali ragioni dell’aumento delle entrate pubbliche. 

Dal fisco repressivo al fisco digitale

Il cambiamento non consiste soltanto nell’aumento dei controlli.

L’obiettivo delle riforme è stato anche rendere il rapporto tra cittadini, imprese e amministrazione più semplice e trasparente. La digitalizzazione ha ridotto alcune procedure burocratiche, velocizzato le dichiarazioni e permesso allo Stato di effettuare controlli più mirati.

Quando il sistema fiscale riesce a individuare con maggiore precisione le attività irregolari, diminuisce la necessità di esercitare una pressione indiscriminata sui contribuenti già in regola.

Il principio è semplice: se una quota maggiore di cittadini e imprese contribuisce, il peso del finanziamento dello Stato può essere distribuito in modo più equo.

Il ritorno della fiducia dei mercati

La stabilizzazione dei conti pubblici ha favorito il ritorno della fiducia internazionale.

Dopo essere uscita dai programmi di salvataggio nel 2018, la Grecia ha recuperato il livello investment grade, ha risanato progressivamente il sistema bancario ed è tornata a finanziarsi regolarmente sui mercati. 

Questa maggiore credibilità ha ridotto il rischio percepito dagli investitori e ha favorito l’ingresso di capitali nei settori del turismo, delle infrastrutture, dell’energia, della logistica e dei servizi digitali.

Per il 2026 il Governo greco ha indicato una crescita economica intorno al 2,4%, sostenuta soprattutto dagli investimenti, dai consumi e dalle risorse europee. Le previsioni restano comunque esposte al rallentamento dell’economia internazionale, alle tensioni geopolitiche e alle politiche commerciali degli Stati Uniti. 

Il debito pubblico continua a diminuire

Nonostante il miglioramento, la Grecia rimane uno dei Paesi europei con il rapporto tra debito pubblico e PIL più elevato.

La direzione, però, è cambiata. Il debito sta diminuendo grazie alla crescita nominale dell’economia, agli avanzi di bilancio e alla gestione delle scadenze finanziarie.

Il Governo prevede una riduzione dal 145,3% del PIL nel 2025 al 137,6% nel 2026. L’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico stima un ulteriore calo fino a circa il 129,8% nel 2027. 

Questi numeri restano elevati, ma risultano molto lontani dai livelli raggiunti durante gli anni più difficili della crisi.

Le risorse tornano a famiglie e investimenti

Il miglioramento delle entrate ha permesso al Governo di finanziare misure a favore delle famiglie e degli investimenti pubblici.

Dopo il risultato fiscale del 2024, Atene ha annunciato interventi per circa un miliardo di euro, comprendenti un rimborso annuale dell’affitto per numerosi nuclei familiari, un sostegno economico rivolto ad anziani e persone vulnerabili e maggiori risorse per il programma nazionale degli investimenti. 

Il passaggio è politicamente importante: il surplus non viene più considerato soltanto uno strumento per rassicurare i creditori, ma anche una base per finanziare politiche economiche e sociali.

Una rinascita reale, ma non ancora completa

Parlare di rinascita non significa ignorare i problemi ancora presenti.

La Grecia continua a confrontarsi con salari medi relativamente bassi, costo della vita elevato, disuguaglianze territoriali, riduzione demografica e difficoltà nell’accesso alla casa. Il peso fiscale rimane significativo e una parte della popolazione non percepisce ancora pienamente i benefici della crescita.

Anche la dipendenza dal turismo rappresenta una vulnerabilità. Il settore genera occupazione e valuta, ma espone il Paese alle crisi internazionali, agli eventi climatici estremi e alla stagionalità.

La sfida dei prossimi anni sarà quindi trasformare il risanamento finanziario in un miglioramento più diffuso della qualità della vita.

La lezione della nuova Grecia

Il percorso greco dimostra che anche una crisi apparentemente irreversibile può essere superata attraverso riforme strutturali, responsabilità di bilancio e modernizzazione amministrativa.

Il fisco ha avuto un ruolo centrale, ma non ha agito da solo. La ripresa è il risultato di una combinazione tra disciplina finanziaria, digitalizzazione, investimenti, riforme del mercato del lavoro, risorse europee e recupero della fiducia internazionale.

La Grecia non è ancora arrivata alla fine del proprio percorso. Tuttavia, il Paese che poco più di dieci anni fa rischiava l’uscita dall’euro è oggi diventato uno degli esempi più interessanti di risanamento economico in Europa.

La vera prova sarà ora utilizzare questa ritrovata solidità per costruire un modello di crescita più inclusivo, produttivo e sostenibile.


Pd, svolta interna: Bonaccini con Schlein, tensioni nell’area riformistaPd, svolta interna: Bonaccini con Schlein, tensioni nell’area riformistaPd, svolta interna: Bonaccini con Schlein, tensioni nell’area riformistaPd, svolta interna: Bonaccini con Schlein, tensioni nell’area riformista