Ranucci: «Nessuna inchiesta di Report condizionata da Lavitola». La redazione si mobilita contro lo stop Rai

Il conduttore respinge le ricostruzioni sui rapporti con Valter Lavitola. Fratelli d’Italia prepara un esposto, mentre la squadra di Report invita il pubblico a seguire su RaiPlay l’inchiesta cancellata dal palinsesto

Sigfrido Ranucci respinge con fermezza le ipotesi secondo cui alcune inchieste di Report sarebbero state influenzate da Valter Lavitola.

Il giornalista e conduttore ha commentato le anticipazioni relative all’esposto che Fratelli d’Italia si preparerebbe a presentare in Procura per chiedere chiarimenti sui rapporti tra Ranucci e Lavitola e sui presunti interessi di quest’ultimo nel settore delle energie rinnovabili nel Lazio. 

«Non esiste nessuna inchiesta di Report sull’eolico condizionata da Lavitola. In generale non esiste nessuna inchiesta di Report condizionata da Lavitola», ha dichiarato Ranucci, aggiungendo che tutti i collaboratori coinvolti nelle indagini giornalistiche potrebbero confermarlo.

Secondo il conduttore, quindi, l’iniziativa annunciata da Fratelli d’Italia sarebbe fondata su presupposti completamente errati.

L’esposto annunciato da Fratelli d’Italia

La vicenda si inserisce nel complesso quadro investigativo legato all’attentato subito da Sigfrido Ranucci e agli accertamenti sui rapporti tra il giornalista e Valter Lavitola.

Secondo le ricostruzioni giornalistiche, Fratelli d’Italia intenderebbe chiedere alla magistratura di verificare se vi siano stati collegamenti tra Lavitola, alcune attività nel settore dell’eolico e le inchieste trasmesse da Report.

Al momento, tuttavia, si tratta di contestazioni e ipotesi che dovranno eventualmente essere valutate dagli inquirenti. Non risultano accertamenti giudiziari che abbiano dimostrato un condizionamento delle inchieste della trasmissione Rai. 

Ranucci ha rigettato ogni insinuazione, rivendicando l’autonomia e l’indipendenza editoriale del programma.

«La redazione è stordita, ma unitissima»

Il conduttore ha inoltre smentito le ricostruzioni secondo cui la squadra di Report sarebbe divisa dopo gli ultimi sviluppi della vicenda.

«La redazione è sì stordita, ma unitissima e coesa, come sempre è stato in questi trent’anni di storia di Report», ha affermato Ranucci.

Il giornalista ha definito «sciacallaggio» le indiscrezioni riguardanti presunte tensioni interne e ha aggiunto una frase destinata a far discutere: «Io non sono e non voglio essere un puro. Ma Report è una trasmissione pura».

Con queste parole, Ranucci ha voluto distinguere la propria figura personale dall’identità collettiva della trasmissione, difendendo il lavoro svolto nel corso degli anni da giornalisti, autori e collaboratori.

La Rai sospende le repliche estive di Report

Nel frattempo, la Direzione Approfondimento della Rai ha deciso di sospendere cautelativamente la messa in onda delle repliche estive di Report.

In una nota ufficiale, l’azienda ha spiegato di aver adottato il provvedimento in attesa che venga fatta piena chiarezza sulla «delicata e complessa vicenda» che coinvolge il conduttore. La Rai ha precisato che la scelta sarebbe stata presa anche per tutelare il valore editoriale della trasmissione. 

Resta confermato, secondo quanto comunicato dall’azienda, il ritorno della nuova stagione di Report nel mese di novembre.

La decisione ha però suscitato forti critiche da parte della redazione, che la considera una misura ingiustificata e potenzialmente dannosa per la libertà dell’informazione.

L’appello al pubblico: «Guardateci su RaiPlay»

La squadra di Report ha reagito invitando gli spettatori a collegarsi a RaiPlay nell’orario in cui sarebbe dovuta andare in onda la replica televisiva.

La redazione ha chiesto al pubblico di guardare l’inchiesta dedicata al ponte Morandi e di pubblicare sui social una fotografia dello schermo, utilizzando l’hashtag #giulemanidareport

Il messaggio è chiaro: anche se la replica non viene trasmessa sul canale televisivo, il pubblico può continuare ad accedere alle inchieste attraverso la piattaforma digitale della Rai.

«La memoria delle nostre inchieste non si sospende per decreto aziendale», ha sostenuto la redazione, rivendicando il ruolo pubblico e giornalistico del programma.

«Una censura senza precedenti»

I giornalisti di Report hanno definito la sospensione delle repliche «una censura senza precedenti» e hanno espresso il timore che la decisione possa rappresentare l’inizio di un progressivo ridimensionamento della trasmissione.

La squadra ha ricordato la solidarietà ricevuta dall’Ordine dei giornalisti e dall’Usigrai, il sindacato dei giornalisti Rai, sostenendo di trovarsi sotto una doppia pressione: prima l’attentato contro Ranucci, poi lo stop deciso dall’azienda. 

Nonostante le tensioni, la redazione ha assicurato che continuerà a lavorare con la stessa determinazione.

Una vicenda che coinvolge il servizio pubblico

Il caso va oltre il rapporto tra Sigfrido Ranucci e la Rai.

Al centro della discussione vi sono l’autonomia delle redazioni giornalistiche, il ruolo del servizio pubblico e il confine tra una decisione cautelativa aziendale e una possibile limitazione dell’attività editoriale.

Da una parte, la Rai sostiene di voler proteggere il valore di Report mentre sono in corso verifiche su una vicenda particolarmente delicata. Dall’altra, la redazione considera la sospensione una decisione sproporzionata, capace di danneggiare un programma che da trent’anni svolge attività di giornalismo investigativo.

La magistratura dovrà eventualmente chiarire gli aspetti giudiziari. Sul piano editoriale e politico, invece, il confronto è già aperto e promette di proseguire nelle prossime settimane.