Il Presidente della Fondazione Giacomo Matteotti racconta a Italiani News la missione dell’istituzione, l’attualità del pensiero matteottiano, il rapporto con le nuove generazioni e le sfide della memoria storica nell’epoca dei nuovi media e dell’intelligenza artificiale
La memoria di Giacomo Matteotti non appartiene soltanto alla storia del Novecento italiano. Essa continua a interrogare il nostro presente, a sollecitare le coscienze e a ricordarci che la democrazia non è un bene acquisito una volta per sempre, ma una costruzione quotidiana fondata sulla cultura, sulla partecipazione, sulla dignità del lavoro e sul rispetto delle istituzioni.
A oltre un secolo dal brutale assassinio del deputato socialista, avvenuto il 10 giugno 1924 per mano fascista, la sua figura ha recuperato una centralità civile e culturale di straordinaria importanza. Matteotti è oggi riconosciuto come uno dei padri della democrazia italiana, simbolo di rigore morale, libertà politica, giustizia sociale, pacifismo e intransigente opposizione a ogni forma di autoritarismo.
A custodirne e rinnovarne l’eredità è la Fondazione Giacomo Matteotti, impegnata nella ricerca storica, nella divulgazione, nella formazione civica e nel dialogo costante con le scuole, le università e le istituzioni culturali italiane e internazionali.
Ne abbiamo parlato con il professor Alberto Aghemo, Presidente della Fondazione Giacomo Matteotti, che in questa ampia intervista concessa a Italiani News ripercorre le attività dell’istituzione, riflette sull’attualità del pensiero matteottiano e indica nella scuola, nella cultura e nella cittadinanza attiva gli strumenti indispensabili per rafforzare la coscienza democratica del Paese.
Professor Aghemo, innanzitutto, qual è oggi la missione della Fondazione Giacomo Matteotti e quali valori intende custodire e trasmettere alle nuove generazioni?
«La Fondazione ha certamente il compito di custodire e mantenere viva la memoria di Giacomo Matteotti, che è il nostro eroe eponimo e uno dei padri della democrazia italiana. Tuttavia, le finalità statutarie sono molto più articolate e vanno ben oltre la semplice conservazione della memoria.
Il nostro principale obiettivo è la formazione del cittadino ai valori della libertà, della democrazia, della partecipazione, del parlamentarismo e dell’inclusione. A questa missione si accompagna un’attenzione particolare verso i giovani, ai quali cerchiamo di trasmettere il significato autentico della cosiddetta cittadinanza attiva.
È un’espressione molto utilizzata, talvolta persino abusata, soprattutto nel mondo della scuola, ma esprime un concetto essenziale: essere cittadini attivi significa conoscere le istituzioni, comprenderne il funzionamento e possedere gli strumenti necessari per interagire con esse in maniera responsabile e consapevole.
La democrazia non può vivere attraverso cittadini passivi o disinformati. Ha bisogno di persone presenti nella comunità, capaci di partecipare alla vita pubblica, di esercitare i propri diritti e di rispettare i propri doveri. Questa, in estrema sintesi, è la missione della Fondazione, che viene realizzata attraverso diversi filoni di attività culturale, scientifica, editoriale e formativa.»
Giacomo Matteotti è una delle figure più alte della storia democratica italiana. Qual è, a suo avviso, l’aspetto del suo pensiero che conserva oggi la maggiore attualità?
«È necessario innanzitutto fare una considerazione storica non marginale. Oggi Matteotti occupa un posto essenziale nel Pantheon dei padri della democrazia italiana, ma non è stato sempre così.
Dopo il suo assassinio, il regime fascista cercò naturalmente di cancellarne e soffocarne la memoria. Il mito matteottiano, tuttavia, riuscì a sopravvivere soprattutto all’estero, negli ambienti dell’antifascismo e della clandestinità.
Nell’immediato dopoguerra vi fu una prima grande ondata di entusiasmo. Man mano che il territorio nazionale veniva liberato, in moltissime città e piccoli comuni italiani strade, piazze, ponti e viali furono intitolati alla memoria di Matteotti.
Successivamente, a partire dagli anni Cinquanta e Sessanta, la sua figura venne in qualche modo accantonata e relegata ai margini della memoria pubblica. Negli ultimi anni, invece, e soprattutto in occasione del centenario del suo assassinio, Matteotti è tornato prepotentemente al centro del dibattito culturale e civile.
Le celebrazioni del centenario, caduto il 10 giugno 2024, hanno avuto una spinta ideale e civile che non si è ancora esaurita.
Gli aspetti del suo pensiero che conservano una straordinaria attualità sono numerosi. Il primo è certamente la centralità del lavoro e della sua dignità nella vita sociale del Paese. Matteotti considerava il lavoro non soltanto una dimensione economica, ma un elemento essenziale della dignità umana e della cittadinanza.
Il secondo grande tema è la pace. Matteotti fu un pacifista autentico e militante. La sua opposizione alla guerra non fu astratta o retorica, ma concreta, coraggiosa e pagata a caro prezzo. In un tempo come il nostro, attraversato da conflitti e tensioni internazionali, il suo richiamo al pacifismo e all’internazionalismo conserva una forza straordinaria.
Vi è poi la sua visione dell’Europa. Già nel 1923 Matteotti immaginava una federazione degli Stati Uniti d’Europa. Per l’epoca si trattava di un’intuizione assolutamente innovativa e lungimirante.
Infine, ritengo fondamentale il valore che Matteotti attribuiva alla scuola, alla formazione e all’istruzione come strumenti di emancipazione sociale. Non esiste cittadinanza attiva senza conoscenza. Non si può interagire con le istituzioni, non si può sviluppare una coscienza civile e democratica senza un adeguato livello di istruzione.
Un secolo fa il principale nemico era l’analfabetismo. Oggi l’alfabetizzazione è fortunatamente un traguardo raggiunto, ma continuiamo a confrontarci con fenomeni di analfabetismo di ritorno e con nuovi divari formativi, in particolare quelli legati ai media digitali e alle nuove tecnologie.
Il problema di adeguare il sistema formativo alle trasformazioni della società è quindi ancora vivissimo. Sono convinto che Matteotti, anche nel nostro tempo, avrebbe molto da dirci.»
La Fondazione svolge un’intensa attività di ricerca, divulgazione e promozione culturale. Quali sono i progetti più significativi attualmente in corso?
«Le idealità acquistano realmente valore quando riescono a tradursi in progetti, programmi, attività e strumenti concreti di formazione.
Uno dei principali settori di intervento è quello editoriale. La Fondazione pubblica la storica rivista Tempo Presente, fondata nel 1956 da Ignazio Silone e Nicola Chiaromonte. Dopo una sospensione delle pubblicazioni nel 1968, la rivista ha ripreso il proprio cammino nel 1980 sotto l’egida della Fondazione Matteotti.
Accanto alla rivista, promuoviamo diverse collane editoriali dedicate alla ricerca storica, alla testimonianza civile e alla formazione. Una di queste è specificamente rivolta ai più giovani e si intitola significativamente Buona formazione e cittadinanza attiva.
Negli ultimi anni abbiamo inoltre realizzato numerosi progetti dedicati a Matteotti in occasione del centenario. Tra i più importanti desidero ricordare Matteotti e noi, un grande progetto editoriale e formativo tuttora in corso.
Il progetto comprende una graphic novel che racconta per immagini la vita di Giacomo Matteotti, un film che ha ottenuto importanti riconoscimenti nazionali e internazionali, un’ampia antologia dei suoi scritti, un’opera teatrale pensata per essere messa in scena direttamente dagli studenti e un kit formativo rivolto ai docenti.
In questo rapporto con il mondo scolastico, infatti, gli insegnanti rappresentano per noi interlocutori privilegiati e nodi essenziali della trasmissione culturale.
Un altro importante progetto riguarda l’Edizione nazionale dei processi Matteotti. Per molto tempo, infatti, la documentazione relativa ai tre processi celebrati contro gli assassini di Matteotti — quello del 1925, quello del 1926 e il processo di revisione del 1947 — è rimasta dispersa in fondi e archivi diversi.
Abbiamo quindi realizzato un unico portale digitale che consente di accedere alle carte conservate presso archivi pubblici e privati, italiani ed esteri. Tra questi vi sono anche importanti documenti depositati presso la London School of Economics, provenienti dal fondo che fu di Gaetano Salvemini.
Abbiamo poi promosso progetti dedicati alla creatività giovanile attraverso lo studio della storia contemporanea e l’utilizzo delle tecnologie multimediali.
Particolare rilievo hanno avuto anche le mostre itineranti. Una delle più significative, intitolata Giacomo Matteotti. Ritratto per immagini, è stata inaugurata a Roma nel 2023 e successivamente ospitata dagli Istituti Italiani di Cultura in numerose città europee e anche a New York.
A queste iniziative si aggiungono pièce teatrali, come Il processo Matteotti, programmi audiovisivi, attività divulgative e percorsi formativi, sempre con una particolare attenzione rivolta al pubblico giovanile, perché i ragazzi sono i cittadini di oggi e soprattutto quelli di domani.»
Quanto è importante oggi investire nella memoria storica per rafforzare la coscienza civile e democratica del Paese?
«Può sembrare una considerazione ovvia, ma è sotto gli occhi di tutti: l’Italia è un Paese che spesso non ama la memoria. E chi non coltiva la memoria possiede una scarsa consapevolezza non soltanto delle proprie origini, ma anche di se stesso.
La memoria conta ed è fondamentale, perché il suo esercizio rappresenta una sana virtù civile. Essa deve diventare un faro capace di orientare l’identificazione dei valori essenziali per il vivere associato: la convivenza civile, la democrazia, il rispetto dell’altro, il valore del lavoro e la sua dignità.
Questi sono principi inalienabili. In questo senso, la memoria matteottiana svolge un ruolo fondamentale e conferisce una forte connotazione civile a tutte le iniziative della Fondazione, comprese quelle di carattere strettamente scientifico o divulgativo.
La memoria non deve essere una celebrazione rituale e sterile. Deve diventare uno strumento per dialogare con i cittadini, leggere il presente e costruire il futuro.»
Come si avvicinano i giovani alla figura di Giacomo Matteotti? Quali iniziative dedicate alle scuole e alle università sono state promosse?
«Abbiamo diversi programmi in corso. Alcuni sono ormai consolidati da molti anni, altri sono più recenti.
Per interagire efficacemente con il mondo scolastico abbiamo cercato innanzitutto una collaborazione istituzionale con il Ministero dell’Istruzione e del Merito. Da oltre un decennio è attivo un protocollo d’intesa con la Direzione generale per lo studente, l’inclusione, la partecipazione e l’orientamento. Il protocollo è attualmente in fase di rinnovo per il prossimo triennio.
Questa collaborazione ha prodotto risultati eccellenti e prevede un impegno costante per la divulgazione della figura e dei valori di Giacomo Matteotti nelle scuole.
Una delle iniziative più importanti è il concorso nazionale Matteotti per le scuole, attivo ormai da più di dieci anni. Ogni anno invitiamo gli studenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado, dei licei e degli istituti professionali a riflettere sulla figura e soprattutto sulla lezione civile di Matteotti.
Gli studenti possono partecipare attraverso elaborati testuali, opere grafiche o prodotti audiovisivi. Negli ultimi anni la partecipazione è cresciuta enormemente, sia dal punto di vista quantitativo sia sul piano qualitativo.
Gli istituti grafici, ad esempio, hanno realizzato opere di computer grafica di livello quasi professionale. Anche nel settore audiovisivo gli istituti tecnici e le scuole specializzate nella comunicazione hanno prodotto lavori di assoluta eccellenza.
Un’altra iniziativa recente è il Festival dei Giovani e della Creatività, che reca il sottotitolo L’idea che non muore, espressione profondamente legata alla memoria matteottiana.
Attraverso corsi, laboratori e workshop, organizzati sia in presenza sia online, aiutiamo gli studenti a conoscere e utilizzare le tecniche della comunicazione audiovisiva per raccontare storie, esperienze e riflessioni sui loro rapporti con la scuola, la società e il mondo.
Il tutto si ispira ai valori della libertà, della responsabilità, della partecipazione e della democrazia.»
In che modo la Fondazione collabora con istituzioni, università, archivi e centri di ricerca, sia in Italia sia all’estero?
«Si tratta di un settore estremamente vasto. Oggi l’imperativo è quello di fare rete, ma in realtà questa esigenza è sempre stata fondamentale.
Una Fondazione culturale non può prescindere dai rapporti con le università, gli archivi, le istituzioni nazionali e internazionali e le altre realtà attive nel campo della cultura.
La mostra itinerante dedicata a Matteotti, ad esempio, ha potuto raggiungere numerosi Paesi grazie alla collaborazione con la rete degli Istituti Italiani di Cultura.
Con gli archivi abbiamo rapporti molto stretti. Recentemente abbiamo sottoscritto una convenzione con la Direzione generale Archivi del Ministero della Cultura, finalizzata alla digitalizzazione e all’accesso alle carte dei processi Matteotti e ad altri importanti fondi documentari.
Collaboriamo anche con numerose istituzioni culturali private. In primo luogo con la Casa Museo Giacomo Matteotti di Fratta Polesine, ma anche con la Fondazione di Studi Storici Filippo Turati di Firenze, che conserva una parte dell’archivio Matteotti, con la Fondazione Pietro Nenni, la Fondazione Giacomo Brodolini, la Fondazione Modigliani, con la quale condividiamo la sede, e la Fondazione Giuseppe Di Vagno in Puglia.
La rete degli istituti culturali con i quali interagiamo è particolarmente ampia e articolata.
Anche con il mondo universitario abbiamo rapporti istituzionali regolati da specifiche convenzioni. Collaboriamo con la Fondazione Roma Sapienza, con UnitelmaSapienza, con l’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, con la Temple University Rome Campus e con numerosi altri atenei.
Queste collaborazioni sono essenziali per sviluppare progetti di ricerca, attività formative e iniziative di divulgazione scientifica.»
Quali documenti, studi o pubblicazioni hanno maggiormente contribuito ad approfondire la conoscenza di Matteotti negli ultimi anni?
«Gli studi matteottiani hanno attraversato una lunga fase di rallentamento. In occasione del centenario abbiamo realizzato un censimento rigoroso delle pubblicazioni dedicate a Matteotti.
Dal 1924, cioè dall’immediato indomani del suo rapimento e assassinio, fino ai primi anni del nuovo millennio, si contavano complessivamente circa centoventi pubblicazioni monografiche. Si trattava spesso di opere molto ripetitive, concentrate soprattutto sul delitto.
Basti pensare che almeno sedici volumi recavano il titolo Il delitto Matteotti. Per molto tempo la storiografia ha concentrato l’attenzione quasi esclusivamente sull’assassinio, trascurando la complessità dell’uomo politico, dell’amministratore, dell’intellettuale e del riformatore.
L’accelerazione straordinaria è avvenuta in coincidenza con il centenario. Nel triennio 2023-2025 sono state pubblicate circa centosessanta monografie: un numero impressionante, se confrontato con l’intera produzione precedente.
Questo dato testimonia la rinascita dell’interesse scientifico verso Matteotti. Sono uscite biografie innovative, studi specialistici, nuove edizioni di documenti e ricerche capaci di restituire la ricchezza complessiva della sua figura.
Un autentico monumento di carta rimane l’edizione critica delle opere di Giacomo Matteotti, curata da Stefano Caretti e pubblicata dalla Pisa University Press in tredici volumi e quindici tomi.
È un’opera mastodontica e ancora oggi rappresenta uno strumento indispensabile per chiunque voglia avvicinarsi seriamente allo studio di Matteotti.»
Quali sono le principali sfide che una Fondazione culturale incontra oggi nella tutela della memoria storica?
«La prima difficoltà è naturalmente quella di sopravvivere in un momento complesso, nel quale per le istituzioni culturali è sempre più difficile accedere a finanziamenti pubblici e privati.
La volontà e la motivazione sono forti, ma le sfide sono numerose.
La prima consiste nella necessità di modificare i paradigmi della comunicazione. Un tempo le istituzioni culturali erano luoghi chiusi, nei quali ciascuno custodiva la memoria del proprio eroe eponimo e curava il proprio particolare.
Oggi è indispensabile aprirsi, fare rete, creare massa critica, stabilire contatti e collaborazioni con università, fondazioni, archivi, istituzioni e realtà culturali italiane e internazionali.
La seconda grande sfida è quella della digitalizzazione. Un tempo era sufficiente possedere una biblioteca e un archivio. Oggi una biblioteca o un archivio che non siano digitalizzati e accessibili in rete rischiano di avere un valore limitato.
La condivisione digitale del patrimonio culturale è ormai indispensabile.
La terza sfida consiste nell’adeguare il linguaggio e rendere accessibile il patrimonio ideale, storico e documentario a un pubblico sempre più ampio.
Non possiamo rivolgerci esclusivamente agli specialisti, ai cultori della memoria o ai nostalgici di un’idea. Dobbiamo parlare alle nuove generazioni, ai cittadini comuni e a un pubblico internazionale.
Nei prossimi mesi, ad esempio, porteremo la memoria di Matteotti in America Latina, a Buenos Aires e Montevideo.
La vera sfida è dunque adeguare i linguaggi e le modalità di fruizione della memoria storica alle esigenze del presente.»
Nel dibattito pubblico contemporaneo si parla spesso di libertà, legalità, partecipazione e giustizia sociale. Quanto il pensiero di Matteotti può ancora offrire spunti concreti per affrontare queste sfide?
«Libertà, legalità, partecipazione e giustizia sociale sono le quattro parole d’ordine che hanno animato l’intera vita e la testimonianza politica di Giacomo Matteotti.
La sua esperienza dimostra che questi valori richiedono coraggio, coerenza e impegno quotidiano. Naturalmente non vogliamo pensare che sia ancora necessario sacrificare la propria vita per difendere la libertà e la democrazia, ma la sua testimonianza rimane assolutamente esemplare.
Per questo portiamo Matteotti nelle scuole, nelle piazze, nei parchi, nei teatri, nei cinema e in tutti i luoghi nei quali si costruisce comunità.
Matteotti aveva una concezione molto viva della comunità e attribuiva grande importanza alle amministrazioni locali. Oggi viene considerato anche uno dei padri delle autonomie locali.
Era convinto che la democrazia dovesse essere coltivata dal basso, diffondendosi orizzontalmente attraverso i comuni, le amministrazioni e le comunità territoriali.
Per lui l’amministrazione locale era la vera fucina della democrazia. Anche questo principio conserva oggi una fortissima attualità.»
Guardando al futuro, quali obiettivi si è posto come Presidente della Fondazione Giacomo Matteotti?
«Il primo obiettivo è quello di adeguare i nostri programmi, i linguaggi e l’offerta culturale ai nuovi media, alle nuove tecnologie e all’utilizzo corretto dell’intelligenza artificiale.
Dobbiamo sviluppare nuovi percorsi formativi rivolti agli studenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado, ma anche agli universitari.
Sul tema dell’intelligenza artificiale abbiamo già realizzato un forum con attività formative e crediti riconosciuti dall’Università della Tuscia. Stiamo sviluppando programmi analoghi con altri atenei italiani.
Nuovi linguaggi, nuovi contenuti e nuove modalità di approccio sono indispensabili per raggiungere pubblici sempre più ampi.
Un secondo obiettivo è quello di migliorare l’offerta culturale nella nostra sede. In questa direzione assume grande rilievo il Museo Virtuale Matteotti, che possiede anche un’installazione permanente nei nostri spazi.
In questo modo, quando arrivano scolaresche, studiosi o semplici visitatori, possiamo offrire un’esperienza più coinvolgente e comunicare la straordinaria qualità umana, politica e civile di Matteotti.
Abbiamo infine in programma un vasto progetto di ricerca rivolto all’innovazione, per mettere la figura di Matteotti in dialogo con le sfide della contemporaneità: la globalizzazione, l’intelligenza artificiale, la crisi della democrazia, i nuovi nazionalismi e i sovranismi più o meno dichiarati.
Non basta limitarsi all’esecrazione o alla condanna. È necessaria una pratica civile costante, che si realizza attraverso la cultura, la formazione e anche l’intrattenimento di qualità.»
C’è un episodio della vita di Giacomo Matteotti che l’ha colpita più di ogni altro e che ritiene debba essere conosciuto da tutti gli italiani?
«Gli episodi sono molti e ciascuno richiederebbe una contestualizzazione approfondita. Tuttavia, ne voglio ricordare uno che descrive in modo straordinario il carattere di Matteotti.
Era soprannominato “Tempesta”. Questo nome è rimasto legato al suo mito, ma non derivava soltanto dal suo coraggio. Lo chiamavano così perché era duro, rigoroso, capace di arrabbiarsi anche e soprattutto con i propri compagni. Era, come si direbbe oggi, un pungolatore, un instancabile rompiscatole.
Nel novembre del 1920 si svolsero le elezioni amministrative nel Polesine. Il Partito Socialista ottenne un successo straordinario: tutte le sessantatré amministrazioni della provincia di Rovigo andarono ai socialisti.
Una settimana prima delle elezioni, Matteotti aveva inviato una circolare ai dirigenti del partito chiedendo loro di verificare la regolare apertura dell’anno scolastico, che appariva a rischio.
Pochissimi gli avevano risposto, perché erano tutti impegnati nella campagna elettorale.
Nel giorno del trionfo, Matteotti si accorse che, su cento questionari inviati, erano pervenute appena dieci risposte. Prese carta e penna e scrisse un editoriale durissimo sul giornale socialista del Polesine, La Lotta.
Mentre tutti celebravano la vittoria, Matteotti rimproverava i propri amministratori perché non avevano prestato sufficiente attenzione alla scuola.
Li immaginava con il petto gonfio, in fila davanti al prefetto per ritirare la fascia di sindaco, e ricordava loro che la scuola era la vera fucina della democrazia, il luogo nel quale si sarebbero formati i cittadini del futuro.
Concluse il suo articolo con una frase tagliente: “Con dirigenti socialisti come voi, il capitalismo può dormire sonni tranquilli”. Firmato: G.M.
Ecco, questo era Giacomo Matteotti. Un uomo che, persino nel momento del massimo successo politico, non rinunciava a richiamare i propri compagni alla responsabilità, alla coerenza e all’impegno concreto.»
Per concludere, quale messaggio desidera rivolgere ai giovani, agli studiosi e a tutti coloro che credono nella cultura come strumento di libertà, democrazia e crescita civile?
«La cultura è soprattutto partecipazione. Questo Giacomo Matteotti ce lo ha dimostrato pienamente.
La cultura si costruisce dal basso, a partire dalle biblioteche popolari delle quali Matteotti fu animatore fin da ragazzo, utilizzando anche i propri fondi personali, fino alle grandi battaglie parlamentari condotte contro Benedetto Croce e Giovanni Gentile, quando furono Ministri dell’Istruzione.
La formazione, la scuola e la cultura sono strumenti essenziali della democrazia. Si alimentano attraverso il dibattito, il rispetto delle istituzioni e il rispetto dell’altro.
Tutto questo deve avvenire senza sconti, con lucidità, rigore e determinazione.
Bisogna studiare, bisogna prepararsi, bisogna fare cultura. Questo è forse il messaggio più concreto e più alto che Giacomo Matteotti ci ha lasciato.»
Le parole del professor Alberto Aghemo restituiscono l’immagine di una Fondazione che non intende limitarsi alla celebrazione del passato, ma vuole trasformare la memoria di Giacomo Matteotti in uno strumento vivo di educazione civica, partecipazione e responsabilità democratica.
La sua eredità non è consegnata soltanto agli studiosi o agli archivi. Vive nella scuola, nelle istituzioni, nei territori, nella dignità del lavoro, nella libertà di pensiero e nella capacità dei cittadini di sentirsi parte attiva della comunità.
A oltre un secolo dal suo sacrificio, Giacomo Matteotti continua a parlare all’Italia e all’Europa. La sua voce ci ricorda che la democrazia è fragile quando viene considerata scontata, ma diventa forte quando viene nutrita attraverso la cultura, la formazione, la partecipazione e il coraggio civile.
Prof. Arch. 𝑹𝒐𝒄𝒄𝒐 𝑹𝒐𝒎𝒆𝒐
Docente universitario | Architetto
Giornalista | Scrittore | Saggista