Anno III • Numero 245
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Mario Roggero, prima notte nel carcere di Bollate: oggi il colloquio con l’avvocato

Mario Roggero circondato dai giornalisti prima dell’ingresso nel carcere di Bollate

Mario Roggero ha trascorso la prima notte nella casa di reclusione di Bollate, alle porte di Milano. Il gioielliere di Grinzane Cavour è entrato nell’istituto penitenziario dopo che la Procura di Asti ha emesso l’ordine di esecuzione della condanna definitiva a 14 anni e 9 mesi di reclusione.

Questa mattina il suo difensore, l’avvocato Stefano Marcolini, raggiungerà il carcere per incontrarlo nella sala riservata ai colloqui legali. Il primo obiettivo sarà verificare le sue condizioni fisiche e psicologiche dopo l’ingresso nell’istituto.

«Tra i doveri del difensore c’è quello di capire com’è andata la prima notte in carcere», ha spiegato Marcolini, ricordando che Roggero ha 72 anni e non aveva precedenti penali.

Secondo quanto riferito da fonti interne alla struttura, il gioielliere sarebbe apparso profondamente provato e avrebbe pianto dopo aver varcato i cancelli. Attualmente è stato inserito in una sezione a regime ordinario. 

Mario Roggero a Bollate dopo l’ordine di carcerazione

L’ingresso di Mario Roggero a Bollate è avvenuto nel pomeriggio del 17 luglio. Il procuratore di Asti, Biagio Mazzeo, aveva firmato l’ordine di carcerazione poche ore prima, dando esecuzione alla sentenza diventata irrevocabile dopo il pronunciamento della Corte di Cassazione.

Roggero ha raggiunto l’istituto in automobile, accompagnato dalla moglie Mariangela Sandrone e dalla figlia Laura. Quest’ultima si trovava all’interno della gioielleria insieme ai genitori durante la rapina del 28 aprile 2021.

Il commerciante ha scelto di costituirsi spontaneamente, evitando che l’ordine venisse eseguito in maniera coattiva dalle forze dell’ordine. La Procura ha precisato che la condanna riguarda i reati di omicidio, tentato omicidio e porto abusivo dell’arma fuori dal luogo nel quale poteva essere legittimamente detenuta. 

Il suo ingresso in carcere è stato preceduto da alcune dichiarazioni ai giornalisti. Roggero ha ribadito la difficoltà di valutare razionalmente ciò che accade quando una persona si trova davanti a un’arma durante una rapina.

Alla domanda sul pentimento, il gioielliere ha inizialmente contestato il modo in cui era stata formulata. Successivamente ha ammesso di essere pentito, precisando però che questa consapevolezza arriva “con il senno di poi” e che bisognerebbe trovarsi in una situazione simile per comprendere pienamente la reazione.

La condanna definitiva a 14 anni e 9 mesi

La Corte di Cassazione ha confermato la pena di 14 anni e 9 mesi già stabilita dalla Corte d’Assise d’Appello di Torino. In primo grado, la Corte d’Assise di Asti aveva condannato Roggero a 17 anni.

La vicenda risale al 28 aprile 2021. Tre uomini entrarono nella gioielleria di famiglia a Gallo di Grinzane, in provincia di Cuneo. Erano armati di un coltello e di una pistola che si sarebbe poi rivelata un’arma giocattolo.

Dopo essersi impossessati di denaro e gioielli, i rapinatori uscirono dal negozio per raggiungere l’automobile utilizzata per la fuga. Roggero prese una pistola legalmente detenuta, li inseguì all’esterno e sparò diversi colpi.

Giuseppe Mazzarino e Andrea Spinelli morirono. Alessandro Modica, indicato come l’autista del gruppo, rimase ferito.

Il punto centrale del processo non è stato la gravità della rapina subita dalla famiglia. I giudici hanno dovuto stabilire se, nel momento degli spari, esistesse ancora un pericolo attuale per Roggero, la moglie e la figlia.

Secondo la ricostruzione accolta nelle sentenze, l’aggressione era terminata e i rapinatori stavano fuggendo. Per questa ragione, i tribunali hanno escluso la legittima difesa e hanno qualificato la reazione come un’azione offensiva avvenuta dopo la conclusione della rapina. 

Il primo colloquio con l’avvocato Marcolini

L’incontro tra Roggero e l’avvocato Stefano Marcolini rappresenta il primo contatto riservato tra il condannato e la sua difesa dopo l’ingresso a Bollate.

Il legale dovrà verificare come il suo assistito abbia affrontato l’impatto con la detenzione. L’età, le condizioni personali e lo stato emotivo saranno elementi da valutare anche in relazione alle iniziative già presentate dalla famiglia.

Il colloquio servirà inoltre a esaminare le possibili strade ancora disponibili. La condanna è definitiva e non esistono altri gradi ordinari di giudizio. La difesa aveva tuttavia anticipato la possibilità di valutare un ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo, dopo la pubblicazione delle motivazioni della Cassazione. 

Un eventuale ricorso a Strasburgo non costituirebbe un nuovo processo sui fatti. La Corte europea potrebbe intervenire soltanto in presenza di una violazione dei diritti garantiti dalla Convenzione europea, senza sostituirsi ai giudici italiani nella valutazione delle prove.

La domanda di grazia presentata dalla moglie

Prima dell’ingresso in carcere, Mariangela Sandrone ha presentato una domanda di grazia per il marito. Contestualmente, la difesa ha depositato un’istanza per ottenere il differimento dell’esecuzione della pena durante l’esame della richiesta.

L’istanza di differimento non ha però impedito l’ingresso di Mario Roggero a Bollate. Dopo la firma dell’ordine della Procura di Asti, il gioielliere ha deciso di presentarsi spontaneamente nell’istituto milanese. 

La grazia è un provvedimento di clemenza individuale. Non annulla la sentenza e non modifica la ricostruzione giudiziaria dei fatti, ma può estinguere totalmente o parzialmente la pena oppure commutarla.

La competenza appartiene esclusivamente al Presidente della Repubblica. La domanda viene presentata al ministro della Giustizia, che cura la necessaria attività istruttoria, ma la decisione conclusiva spetta al capo dello Stato. 

Il Quirinale ha richiamato proprio questa distinzione istituzionale dopo l’incontro tra Sergio Mattarella e il ministro della Giustizia Carlo Nordio. La Presidenza della Repubblica ha precisato che la facoltà di concedere la grazia è riservata al capo dello Stato, come stabilito dalla Costituzione e confermato dalla Corte costituzionale. 

L’appello rivolto a Sergio Mattarella

Poco prima di entrare nel carcere di Bollate, Roggero ha rivolto un appello diretto al presidente Sergio Mattarella.

Il gioielliere ha citato precedenti provvedimenti di clemenza e ha affermato di aspettarsi un gesto nei propri confronti. Le sue parole hanno immediatamente alimentato il confronto politico e mediatico sulla grazia.

Il richiamo a precedenti decisioni del Quirinale rappresenta una valutazione personale di Roggero. Ogni domanda di grazia viene esaminata individualmente e deve tenere conto delle caratteristiche specifiche della condanna, della persona detenuta e delle eventuali ragioni umanitarie.

Non esiste quindi un automatismo basato sull’età o sull’assenza di precedenti. Questi elementi possono essere valutati, ma devono essere inseriti in un procedimento che considera anche la gravità dei fatti, il percorso giudiziario e le informazioni raccolte durante l’istruttoria.

Il saluto alla moglie, alle figlie e ai nipoti

Il momento più difficile prima dell’ingresso in carcere è stato il distacco dalla famiglia. Roggero ha salutato la moglie e la figlia davanti alla struttura senza nascondere la commozione.

Il suo pensiero è andato soprattutto alle figlie e ai nipoti. Ha espresso il desiderio di continuare a seguirli anche a distanza e di contribuire alla loro crescita secondo i principi trasmessi alla propria famiglia.

Particolarmente doloroso il riferimento alla promessa fatta a uno dei nipoti. Il bambino gli aveva chiesto di portarlo a Gardaland nel caso in cui non fosse entrato in carcere. Roggero gli aveva dato la propria parola, pur sapendo che la conferma della condanna avrebbe potuto impedirgli di mantenerla.

La gioielleria di famiglia, almeno per il momento, rimarrà aperta. Il futuro dell’attività sarà valutato dalla moglie e dalle figlie, che dovranno affrontare anche le conseguenze organizzative ed economiche della lunga detenzione.

Il caso divide ancora l’opinione pubblica

La prima notte di Mario Roggero a Bollate non chiude il dibattito sulla sua vicenda. Da una parte ci sono coloro che considerano la pena eccessiva, soprattutto alla luce della rapina subita, della presenza dei familiari e dello stato di forte agitazione vissuto dal commerciante.

Dall’altra parte, magistrati e giuristi ricordano che la legittima difesa richiede un pericolo attuale. Quando l’aggressione è terminata e i responsabili stanno fuggendo, l’uso delle armi non può trasformarsi in una punizione privata.

La Corte di Cassazione non ha stabilito che Roggero non fosse stato vittima di una rapina. Ha confermato, invece, che la sua reazione successiva non possedeva i requisiti giuridici necessari per essere considerata legittima difesa.

Il confronto politico sulla grazia continuerà. La decisione, tuttavia, non verrà presa sulla base delle campagne social o delle dichiarazioni dei partiti. Seguirà la procedura prevista dall’ordinamento e resterà nelle competenze esclusive del Presidente della Repubblica.

Nel frattempo, per Mario Roggero è iniziata una nuova fase. Il colloquio con il suo avvocato servirà a comprendere come abbia affrontato il primo impatto con il carcere e quali iniziative potranno essere portate avanti nelle prossime settimane.

Domande frequenti

Dove si trova Mario Roggero?

Mario Roggero è detenuto nella casa di reclusione di Bollate, in provincia di Milano, dove si è costituito dopo l’emissione dell’ordine di carcerazione.

A quanti anni è stato condannato?

La Corte di Cassazione ha reso definitiva la condanna a 14 anni e 9 mesi di reclusione.

Chi ha presentato la domanda di grazia?

La domanda di grazia è stata presentata dalla moglie Mariangela Sandrone. La difesa ha depositato anche un’istanza per il differimento dell’esecuzione della pena.

Chi può concedere la grazia?

La decisione spetta esclusivamente al Presidente della Repubblica. Il ministero della Giustizia svolge l’istruttoria necessaria, ma non può concedere autonomamente il provvedimento.

La grazia cancella la condanna?

No. La grazia può ridurre, estinguere o commutare la pena, ma non cancella la sentenza né modifica l’accertamento giudiziario dei fatti.