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Stati Uniti-Iran: nuovi raid, basi americane nel mirino e allarme nel Golfo

Aggiornamento live Stati Uniti-Iran con raid, missili e basi militari nel Golfo

Aggiornato alle ore 21:15 italiane di sabato 18 luglio 2026

La crisi militare tra Washington e Teheran continua ad allargarsi oltre i confini iraniani. Gli Stati Uniti hanno completato la settima notte consecutiva di attacchi, mentre l’Iran ha rivendicato nuove operazioni contro installazioni militari americane in diversi Paesi del Golfo.

L’ultimo bilancio confermato dagli Stati Uniti riferisce della morte di due militari americani in Giordania. Un terzo risulta disperso dopo un attacco iraniano contro la base di Al Azraq. Dall’inizio del conflitto, secondo il Comando centrale americano, sono morti complessivamente 16 militari statunitensi e più di 420 sono rimasti feriti. 

La situazione resta estremamente fluida. Molte delle informazioni diffuse dalle autorità iraniane e americane non possono essere verificate immediatamente da fonti indipendenti. Ogni rivendicazione deve quindi essere distinta dai dati confermati sul terreno.

Stati Uniti-Iran live: due militari americani uccisi in Giordania

Il dato più grave delle ultime ore arriva dalla Giordania. Il Comando centrale degli Stati Uniti ha comunicato che due militari sono morti venerdì durante un attacco iraniano. Un altro componente delle forze americane risulta ancora disperso.

L’Iran sostiene di aver colpito la base di Al Azraq attraverso missili e droni. Secondo la televisione di Stato iraniana, l’operazione avrebbe distrutto almeno due caccia americani e altri tre velivoli.

Reuters non ha potuto verificare in maniera indipendente la distruzione degli aerei rivendicata da Teheran. La morte dei due militari e la scomparsa del terzo sono state invece confermate dal comando americano. 

Il segretario alla Difesa statunitense Pete Hegseth ha dichiarato che la perdita dei militari rafforzerà la determinazione americana. Le sue parole indicano che Washington non considera al momento conclusa la campagna contro le infrastrutture militari iraniane. 

L’attacco in Giordania rappresenta un passaggio particolarmente delicato. Il Paese è un alleato degli Stati Uniti e ospita strutture utilizzate per le operazioni militari nella regione.

Settima notte di bombardamenti americani sull’Iran

Gli Stati Uniti hanno annunciato di aver completato una nuova ondata di bombardamenti contro obiettivi iraniani. Il Comando centrale americano ha riferito di aver colpito siti di sorveglianza, infrastrutture logistiche militari, depositi sotterranei di armi e capacità navali.

Le operazioni si sono concentrate anche nella provincia meridionale di Hormozgan, che si affaccia sullo Stretto di Hormuz. Secondo la televisione di Stato iraniana, gli attacchi del mattino hanno ucciso tre persone e ne hanno ferite otto.

Due ponti e una galleria stradale sarebbero rimasti danneggiati. Nel pomeriggio sono stati segnalati ulteriori raid americani nella stessa provincia, senza nuove informazioni immediate sulle vittime. 

Il ministero della Salute iraniano sostiene che, nelle ultime tre settimane, i bombardamenti americani abbiano provocato almeno 50 morti e più di 500 feriti. Anche questo bilancio proviene dalle autorità di Teheran e non è stato verificato completamente da osservatori indipendenti. 

Washington afferma di voler ridurre le capacità militari iraniane e proteggere la navigazione internazionale. Teheran accusa invece gli Stati Uniti di colpire infrastrutture civili e di voler assumere il controllo dello Stretto di Hormuz.

L’Iran rivendica attacchi contro le basi americane in Kuwait

Il Kuwait è stato uno dei principali obiettivi delle operazioni iraniane delle ultime ore. Le forze armate kuwaitiane hanno comunicato di aver intercettato missili balistici e droni provenienti dall’Iran.

Alcuni vigili del fuoco e lavoratori del settore petrolifero sono rimasti feriti mentre intervenivano nelle aree colpite. La Kuwait Petroleum Corporation ha riferito che un proprio impianto ha subito danni significativi durante attacchi ripetuti. 

Le Guardie rivoluzionarie iraniane sostengono di aver colpito un centro di supporto militare americano a Camp Arifjan e di aver distrutto un radar nella base aerea di Ali Al Salem.

L’esercito iraniano ha inoltre dichiarato di aver utilizzato droni contro depositi di munizioni e strutture logistiche di Camp Buehring. L’agenzia ufficiale IRNA ha presentato gli attacchi come una risposta alle operazioni americane sul territorio dell’Iran. 

Non esiste però una conferma indipendente dell’effettiva distruzione dei bersagli indicati da Teheran. Le autorità del Kuwait hanno confermato gli attacchi e i danni alle infrastrutture, ma non tutte le rivendicazioni militari iraniane.

Bahrein nel mirino dei missili e dei droni iraniani

Anche il Bahrein è stato coinvolto nella nuova fase dell’escalation. Le Guardie rivoluzionarie hanno dichiarato di aver colpito la base aerea di Sheikh Isa, dove sarebbero stati concentrati velivoli da combattimento americani.

Teheran sostiene inoltre di aver attaccato un centro utilizzato per la raccolta e l’elaborazione di informazioni d’intelligence.

Il Bahrein ospita importanti strutture militari statunitensi, compresa la sede della Quinta Flotta della Marina americana. Per questo motivo rappresenta uno dei punti più sensibili dell’intero dispositivo degli Stati Uniti nel Golfo.

Le informazioni sui danni effettivi restano limitate. Anche in questo caso, le dichiarazioni iraniane non sono state confermate integralmente da fonti indipendenti. 

Allerta anche in Arabia Saudita

Nelle prime ore di sabato sono scattati allarmi in alcune zone dell’Arabia Saudita. I residenti di Al Kharj e Yanbu sono stati invitati a cercare riparo.

Al Kharj ospita una struttura militare nella quale sono presenti anche forze americane. Yanbu è invece uno dei principali terminali petroliferi sauditi sul Mar Rosso.

Due fonti citate da Reuters hanno collegato gli allarmi a un possibile attacco missilistico iraniano. Sarebbe stata la prima operazione di questo tipo contro l’Arabia Saudita da oltre tre mesi.

Le autorità saudite non hanno però comunicato ufficialmente la causa degli allarmi. Le Guardie rivoluzionarie iraniane, almeno inizialmente, non hanno rivendicato attacchi contro il territorio saudita. 

Questa incertezza conferma quanto sia difficile ricostruire in tempo reale ogni episodio. I sistemi di allerta possono attivarsi anche quando un missile viene intercettato o attraversa uno spazio aereo vicino.

Lo scontro per il controllo dello Stretto di Hormuz

Il centro strategico della crisi resta lo Stretto di Hormuz. Attraverso questo passaggio marittimo transitava, prima del conflitto, circa un quinto delle forniture mondiali di petrolio.

Gli Stati Uniti affermano di voler garantire la libertà di navigazione e hanno annunciato l’applicazione di un blocco navale contro alcune attività iraniane.

Teheran sostiene invece di avere il diritto di imporre proprie regole alle navi che attraversano lo stretto. Le forze iraniane hanno preso di mira imbarcazioni accusate di non rispettare le restrizioni stabilite dalla Repubblica islamica. 

Sabato è stato segnalato anche un incidente marittimo al largo dell’Oman. L’organizzazione britannica che monitora la sicurezza della navigazione ha riferito del coinvolgimento di una nave commerciale e di forze militari, senza fornire inizialmente ulteriori particolari. 

L’Iran ha inoltre rivendicato il lancio di un missile da crociera contro una nave considerata ostile nell’Oceano Indiano settentrionale. Secondo l’agenzia IRNA, l’unità sarebbe stata costretta ad allontanarsi dall’area. La notizia non è stata confermata in modo indipendente. 

Il petrolio sale di oltre il 4%

L’escalation sta producendo conseguenze immediate sui mercati energetici. Venerdì il petrolio Brent ha chiuso a 88,10 dollari al barile, con un aumento del 4,59%.

Il greggio americano West Texas Intermediate è salito del 4,48%, raggiungendo 82,49 dollari al barile. Entrambi i riferimenti hanno registrato un guadagno settimanale vicino al 16%. 

Gli operatori temono che nuovi attacchi alle petroliere possano convincere le compagnie di navigazione a evitare il Golfo Persico. Una riduzione ulteriore del traffico potrebbe far salire i costi assicurativi e i prezzi del trasporto.

Un’altra minaccia riguarda il Mar Rosso. L’Iran avrebbe esercitato pressioni sugli Houthi dello Yemen affinché ostacolino la navigazione, qualora gli Stati Uniti continuassero a colpire la rete elettrica iraniana.

L’eventuale blocco simultaneo dello Stretto di Hormuz e delle rotte del Mar Rosso avrebbe conseguenze molto pesanti sul commercio mondiale. L’Arabia Saudita ha già dirottato oltre il 70% delle proprie esportazioni giornaliere verso il terminale di Yanbu, utilizzando l’oleodotto che attraversa il Paese. 

Il fragile accordo tra Washington e Teheran è crollato

L’attuale escalation è ripresa dopo il fallimento dell’intesa provvisoria raggiunta circa un mese fa. Il memorandum doveva ridurre le ostilità e favorire la ripresa della navigazione nello Stretto di Hormuz.

Teheran ha ora annunciato la sospensione dei propri impegni, accusando Washington di aver violato ripetutamente l’accordo. La guida suprema iraniana Mojtaba Khamenei ha definito la firma del presidente Donald Trump priva di valore e credibilità. 

Khamenei ha inoltre promesso conseguenze per gli Stati Uniti, sostenendo che l’Iran e i suoi alleati siano pronti a impartire a Washington “lezioni indimenticabili”.

La retorica delle due parti rende più difficile una nuova mediazione. Ogni attacco aumenta infatti la pressione politica per una risposta militare ancora più forte.

L’ONU chiede il ritorno immediato alla diplomazia

Il segretario generale delle Nazioni Unite ha espresso profonda preoccupazione per la ripresa delle operazioni militari. L’ONU ha invitato Stati Uniti e Iran a tornare urgentemente ai negoziati.

L’appello sottolinea la necessità di affrontare attraverso la diplomazia le questioni ancora irrisolte. L’obiettivo è impedire che gli attacchi si trasformino in una guerra regionale senza possibilità di controllo. 

Anche l’Unione europea ha chiesto in precedenza la protezione dei civili e delle infrastrutture essenziali. Bruxelles ha sollecitato una moratoria sugli attacchi contro impianti energetici e strutture idriche. 

La richiesta assume particolare importanza dopo gli attacchi che hanno interessato impianti elettrici, petroliferi e di desalinizzazione. Nei Paesi del Golfo, queste strutture sono fondamentali per la vita quotidiana della popolazione.

Quali sono i rischi per i Paesi del Golfo

L’estensione degli attacchi a Kuwait, Bahrein, Giordania e potenzialmente Arabia Saudita mostra che la crisi non riguarda più soltanto Stati Uniti e Iran.

Teheran considera legittimi obiettivi militari le basi americane presenti nei Paesi alleati. I governi del Golfo sostengono invece che l’Iran stia violando la loro sovranità e mettendo in pericolo popolazioni civili.

Il rischio principale è una reazione a catena. Un attacco con numerose vittime contro una base americana potrebbe spingere Washington ad ampliare ulteriormente i bersagli in Iran.

Allo stesso tempo, nuovi bombardamenti contro infrastrutture iraniane potrebbero provocare altre operazioni contro impianti energetici, aeroporti, porti o basi presenti nella regione.

Per gli Emirati Arabi Uniti, il Qatar, il Kuwait, il Bahrein e l’Arabia Saudita diventa essenziale proteggere sia le strutture militari sia quelle civili. La sicurezza del traffico aereo e marittimo resterà uno dei principali indicatori da osservare nelle prossime ore.

Stati Uniti-Iran live: le notizie da monitorare

Nelle prossime ore l’attenzione sarà concentrata su cinque sviluppi principali.

Il primo riguarda il militare americano disperso in Giordania. Il secondo è la possibile risposta degli Stati Uniti dopo la morte dei due componenti delle proprie forze armate.

Il terzo elemento è l’eventuale conferma di attacchi iraniani contro l’Arabia Saudita. Il quarto riguarda la navigazione nello Stretto di Hormuz e l’incidente segnalato al largo dell’Oman.

Infine, bisognerà verificare se esistano ancora canali diplomatici capaci di impedire una nuova fase di guerra aperta.

La situazione resta in continuo aggiornamento. Le dichiarazioni militari diffuse dalle parti coinvolte devono essere trattate con prudenza, soprattutto quando riguardano aerei distrutti, vittime nemiche o obiettivi colpiti.

Domande frequenti

Gli Stati Uniti stanno ancora bombardando l’Iran?

Sì. Il Comando centrale americano ha annunciato il completamento della settima giornata consecutiva di attacchi contro obiettivi militari e infrastrutture iraniane. 

L’Iran ha colpito basi americane in Kuwait?

L’Iran ha rivendicato attacchi contro Camp Arifjan, Camp Buehring e la base aerea di Ali Al Salem. Il Kuwait ha confermato intercettazioni, danni e feriti, ma non tutte le rivendicazioni iraniane sono state verificate. 

Quanti militari americani sono morti?

Due militari statunitensi sono morti nell’ultimo attacco in Giordania e un terzo risulta disperso. Il bilancio americano complessivo dall’inizio del conflitto è salito a 16 morti. 

Perché lo Stretto di Hormuz è così importante?

Attraverso lo Stretto di Hormuz transitava circa il 20% delle forniture mondiali di petrolio. Un blocco prolungato può far aumentare prezzi energetici, assicurazioni e costi di trasporto. 

Il prezzo del petrolio sta aumentando?

Sì. Venerdì il Brent è salito del 4,59% a 88,10 dollari, mentre il greggio americano ha guadagnato il 4,48%, arrivando a 82,49 dollari. 

Tag consigliati: Stati Uniti, Iran, Donald Trump, guerra Iran, Stretto di Hormuz, Kuwait, Bahrein, Giordania, petrolio, Medio Oriente, basi americane, raid Usa, crisi del Golfo.

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