Anno III • Numero 245
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Fondo Nazionale del Made in Italy, operativi 900 milioni per imprese e materie prime strategiche

Industria, risorse, bandiera italiana, investimento

Urso: «Uno strumento stabile per rafforzare le filiere e ridurre le dipendenze dall’estero»

Il Fondo Nazionale del Made in Italy entra nella sua fase operativa con una dotazione complessiva di 900 milioni di euro destinata al rafforzamento delle filiere produttive strategiche italiane e alla sicurezza degli approvvigionamenti di materie prime critiche.

L’avvio concreto dello strumento arriva con l’affidamento della gestione del Fondo Real Asset a Invimit e del Fondo Imprese a Fondo Italiano d’Investimento. I due veicoli avranno funzioni differenti ma complementari: il primo interverrà prevalentemente sugli asset immobiliari e sulle infrastrutture produttive, mentre il secondo investirà direttamente o indirettamente nel capitale delle imprese.

Il Fondo Nazionale del Made in Italy è stato istituito dalla legge numero 206 del 27 dicembre 2023, la legge quadro dedicata alla tutela e alla promozione delle produzioni italiane. L’obiettivo dichiarato è sostenere la crescita, il rafforzamento e il rilancio delle filiere strategiche nazionali, con particolare attenzione alla transizione energetica, all’economia circolare e all’accesso alle materie prime considerate essenziali per l’industria.

Urso: «Ridurre le dipendenze dall’estero»

Secondo il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, il Fondo rappresenta uno strumento permanente di politica industriale, pensato per sostenere le aziende italiane e consolidare le catene produttive maggiormente esposte alla concorrenza internazionale e alle tensioni geopolitiche.

«Con questo Fondo dotiamo il Paese di uno strumento stabile di politica industriale, capace di sostenere la crescita delle imprese e rafforzare le filiere strategiche, a partire da quella delle materie prime critiche», ha dichiarato il ministro.

Le materie prime critiche sono infatti indispensabili per numerosi settori industriali avanzati, tra cui l’elettronica, l’automotive, le batterie, le energie rinnovabili, la difesa, l’aerospazio e le tecnologie digitali.

L’obiettivo del Governo è mobilitare nuovi investimenti, mettere in sicurezza le catene di approvvigionamento e ridurre la dipendenza dell’Italia da fornitori esteri, soprattutto nei comparti nei quali l’industria nazionale ed europea risulta maggiormente vulnerabile.

Fondo Real Asset: 300 milioni per infrastrutture e immobili produttivi

Il Fondo Real Asset dispone di una dotazione pubblica di 300 milioni di euro e sarà gestito da Invimit, la società di gestione del risparmio partecipata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Lo strumento sarà destinato agli investimenti nella componente immobiliare e infrastrutturale delle filiere strategiche nazionali. Potrà quindi intervenire su miniere, stabilimenti, impianti produttivi, centri di lavorazione, strutture logistiche e altri immobili strumentali allo sviluppo industriale.

L’intervento non sarà limitato alla semplice acquisizione di proprietà immobiliari. Il Fondo potrà partecipare alla valorizzazione di siti produttivi, alla riattivazione di strutture inutilizzate e allo sviluppo di infrastrutture necessarie per l’estrazione, la trasformazione o il recupero delle materie prime.

La disciplina attuativa del Fondo prevede infatti uno specifico veicolo dedicato agli asset reali, con l’obiettivo di rafforzare la resilienza industriale del Paese e sostenere investimenti nelle infrastrutture strategiche.

Fondo Imprese: 600 milioni per il capitale delle aziende

La componente più consistente delle risorse sarà affidata al Fondo Imprese, che dispone di una dotazione di 600 milioni di euro e sarà gestito da Fondo Italiano d’Investimento.

Il veicolo realizzerà investimenti diretti e indiretti, a condizioni di mercato, nel capitale delle società attive nelle filiere considerate strategiche.

Potrà quindi acquisire partecipazioni nelle aziende, intervenire attraverso fondi specializzati oppure affiancare altri investitori istituzionali e privati. L’intento non è quello di distribuire contributi a fondo perduto, ma di investire nelle imprese con una logica industriale e finanziaria di medio-lungo periodo.

Secondo le informazioni diffuse da Fondo Italiano d’Investimento, il Fondo Imprese avrà una durata di quindici anni e un periodo iniziale di investimento di cinque anni. Le risorse pubbliche potranno essere versate in più tranche in funzione delle necessità operative.

Dall’estrazione al riciclo delle materie prime critiche

Una particolare attenzione sarà riservata all’intera catena del valore delle materie prime critiche.

Gli investimenti potranno riguardare:

  • l’estrazione delle risorse;
  • la lavorazione e la trasformazione;
  • l’approvvigionamento;
  • il trasporto e la distribuzione;
  • il recupero dei materiali;
  • il riciclo e il riuso.

Il Fondo potrà quindi intervenire non soltanto nel settore minerario, ma anche nelle attività industriali e tecnologiche necessarie per trasformare le materie prime in componenti utilizzabili dalle aziende italiane.

L’Italia dispone di un importante sistema manifatturiero, ma dipende in misura significativa dalle importazioni di materiali indispensabili alla produzione. Interruzioni logistiche, conflitti, restrizioni commerciali o decisioni dei Paesi produttori possono quindi determinare aumenti dei prezzi e rallentamenti nelle attività industriali.

Capitali pubblici e investimenti privati

Uno degli obiettivi principali del Fondo Nazionale del Made in Italy è quello di utilizzare le risorse pubbliche come leva per attrarre nuovi capitali privati.

I 900 milioni di euro rappresentano pertanto il punto di partenza di una strategia più ampia. Ai due fondi potranno affiancarsi investitori istituzionali, fondi pensione, compagnie assicurative, operatori industriali e soggetti finanziari interessati alle filiere strategiche italiane.

La normativa prevede infatti la possibilità di integrare la dotazione pubblica con apporti provenienti da investitori diversi dalle amministrazioni pubbliche.

Non soltanto materie prime

Le materie prime critiche costituiscono la priorità iniziale, ma il perimetro degli investimenti potrà essere ampliato.

Il Comitato tecnico strategico istituito presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy potrà individuare ulteriori filiere considerate essenziali per la competitività e l’autonomia industriale nazionale.

Tra i comparti potenzialmente interessati potrebbero rientrare le tecnologie avanzate, l’aerospazio, la difesa, la meccanica, la farmaceutica, l’agroalimentare, l’energia e altri settori caratterizzati da elevato contenuto tecnologico.

La vera sfida sarà ora trasformare le risorse disponibili in operazioni concrete, selezionando progetti industrialmente sostenibili e capaci di generare crescita, occupazione e innovazione.

L’avvio operativo del Fondo segna comunque un passaggio rilevante: l’Italia prova a dotarsi di una politica industriale strutturata per proteggere le proprie filiere produttive, attirare investimenti e ridurre le vulnerabilità legate alle forniture internazionali.