Anno III • Numero 245
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QUOTIDIANO DI INFORMAZIONE LIBERA E INDIPENDENTE

Il grande risiko delle banche: perché il credito italiano sta cambiando volto

Mappa dell’Italia con pedine a forma di banca che rappresentano fusioni, acquisizioni e consolidamento del credito italiano.

Non è soltanto una partita finanziaria

Negli ultimi mesi le pagine economiche sono dominate da offerte pubbliche di acquisto, fusioni e acquisizioni che coinvolgono alcuni dei principali gruppi bancari italiani. A prima vista sembrano operazioni destinate agli addetti ai lavori o agli investitori di Borsa.

In realtà il cosiddetto risiko bancario riguarda tutti noi. Dietro queste operazioni si nasconde una trasformazione destinata a modificare il rapporto tra banche, imprese e famiglie nei prossimi dieci anni.

Secondo l’European Banking Authority (EBA), il valore delle operazioni di fusione e acquisizione concluse nel settore bancario europeo è cresciuto sensibilmente nel 2025, trainato da operazioni di grandi dimensioni, mentre continua il processo di consolidamento del settore.

Perché proprio adesso?

La risposta è semplice solo in apparenza. Negli ultimi quindici anni le banche hanno dovuto affrontare:

  • la crisi finanziaria del 2008;
  • la crisi del debito sovrano europeo;
  • la pandemia;
  • il rapido aumento dei tassi d’interesse;
  • la trasformazione digitale;
  • l’intelligenza artificiale;
  • nuovi requisiti prudenziali europei;
  • investimenti sempre più elevati in cybersecurity.

A questi elementi si aggiungono oggi i rischi climatici e le tensioni geopolitiche, che incidono direttamente sulla valutazione dei portafogli creditizi.

La banca deve diventare più grande?

Per molti istituti la risposta è sì. Una banca di maggiori dimensioni può:

  • distribuire meglio i costi tecnologici;
  • investire più facilmente nell’intelligenza artificiale;
  • rafforzare il patrimonio;
  • offrire una gamma più ampia di servizi;
  • competere con i grandi gruppi europei.

Non è un caso che anche la Commissione europea stia lavorando per favorire una maggiore integrazione bancaria all’interno dell’Unione, riducendo gli ostacoli alle operazioni transfrontaliere.

I numeri della trasformazione

Alcuni dati aiutano a comprendere la portata del fenomeno.

Secondo l’EBA:

  • il campione analizzato comprende oltre 160 grandi banche europee, rappresentative di oltre l’80% degli attivi bancari dell’UE;
  • il valore delle operazioni di M&A concluse nel 2025 è aumentato sensibilmente rispetto agli anni precedenti;
  • la maggior parte delle operazioni continua a essere di natura domestica, ma stanno crescendo anche le aggregazioni transfrontaliere.

Anche l’Italia è pienamente inserita in questo scenario, con numerose operazioni che stanno ridisegnando gli equilibri del settore.

Non ci sono solo vantaggi

Ogni processo di concentrazione presenta anche alcune criticità. Negli ultimi anni il numero degli sportelli bancari è progressivamente diminuito, soprattutto nei piccoli comuni, alimentando il fenomeno della desertificazione bancaria.

Esiste inoltre il rischio che il rapporto personale tra banca e cliente venga sostituito da modelli sempre più automatizzati, nei quali le decisioni sono supportate dall’analisi dei dati e dagli algoritmi.

La sfida sarà trovare un equilibrio tra innovazione tecnologica e prossimità al territorio.

Che cosa cambierà per imprese e famiglie?

È probabilmente questo l’aspetto più importante. La banca del futuro non valuterà soltanto il bilancio di un’impresa.

Guarderà sempre di più:

  • la qualità del business plan;
  • la strategia aziendale;
  • la capacità di innovazione;
  • la resilienza ai rischi;
  • la sostenibilità del modello di business.

Anche per le famiglie crescerà il peso della consulenza rispetto alle operazioni tradizionali, ormai quasi completamente digitalizzate. Verrà snaturato il rapporto tradizionale basato su conoscenza del cliente e condivisione di sogni e progetti. La valutazione sarà sempre più rimessa all’utilizzo di sistemi esperti dove sono gli algoritmi a formulare la valutazione e  prendere decisioni.

Una trasformazione che va oltre le fusioni

Il grande risiko bancario non è soltanto una stagione di acquisizioni. È il segnale che il settore del credito sta entrando in una nuova fase della propria storia.

Le banche saranno probabilmente meno numerose, più grandi e più tecnologiche. Ma il loro successo continuerà a dipendere da un fattore che nessuna innovazione potrà sostituire: la fiducia.

I numeri del risiko bancario

19.140 sono gli sportelli bancari attivi in Italia a fine 2025, contro i 19.654 del 2024: in un solo anno ne sono stati chiusi 514 (-2,6%).

Digitalizzazione e AI. Gli investimenti in tecnologia, cybersecurity e intelligenza artificiale sono oggi tra le principali voci di spesa delle banche europee e rappresentano uno dei principali fattori che spingono verso fusioni e acquisizioni per realizzare economie di scala.

Oltre l’80% degli attivi bancari europei è rappresentato dalle grandi banche monitorate dall’European Banking Authority nel proprio Risk Assessment Report, a conferma della crescente concentrazione del settore.

Meno filiali, più consulenza. La progressiva riduzione della rete fisica è accompagnata da una crescita dei servizi digitali e da un modello di banca sempre più orientato alla consulenza specialistica piuttosto che alle operazioni di sportello.

La sfida del prossimo decennio

L’obiettivo non è soltanto diventare più grandi, ma costruire banche più solide, tecnologiche e capaci di finanziare famiglie e imprese in un contesto caratterizzato da rischi geopolitici, climatici e digitali sempre più complessi.

Le operazioni di aggregazione che stanno interessando il sistema bancario italiano rappresentano probabilmente soltanto la prima fase di un processo destinato a proseguire negli anni a venire. La crescente competizione internazionale, gli investimenti richiesti dalla trasformazione digitale, l’intelligenza artificiale, la cybersecurity e l’evoluzione della normativa europea renderanno sempre più difficile per gli istituti di minori dimensioni affrontare da soli le sfide del mercato.

Lo scenario che si va delineando è quello di un sistema composto da un numero inferiore di grandi gruppi bancari, affiancati da realtà specializzate capaci di presidiare specifiche nicchie di mercato o determinati territori. Ma la dimensione, da sola, non sarà sufficiente.

La vera differenza sarà determinata dalla capacità delle banche di coniugare solidità patrimoniale, innovazione tecnologica e qualità della relazione con il cliente. Nell’era dell’intelligenza artificiale e dell’analisi dei dati, il vantaggio competitivo non dipenderà esclusivamente dagli algoritmi, ma dalla capacità di trasformare le informazioni in consulenza, accompagnando famiglie e imprese nelle loro scelte finanziarie e negli investimenti.

Anche le imprese saranno chiamate a cambiare approccio. Ottenere credito significherà sempre più presentare una strategia credibile, dimostrare capacità di innovazione, sostenibilità e resilienza, piuttosto che limitarsi a esibire i risultati del passato. Il rapporto tra banca e impresa evolverà progressivamente da semplice relazione finanziaria a partnership orientata alla crescita.

Il grande risiko bancario, dunque, non è soltanto una stagione di fusioni e acquisizioni. È il riflesso di una trasformazione più profonda che coinvolge l’intero sistema economico. Comprenderne le dinamiche significa prepararsi a un futuro nel quale le banche saranno probabilmente meno numerose, più grandi e più digitali, ma nel quale continuerà a essere decisiva la qualità del capitale umano, della fiducia e della capacità di interpretare i bisogni dell’economia reale.