Anno III • Numero 245
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QUOTIDIANO DI INFORMAZIONE LIBERA E INDIPENDENTE

Dal sostegno emergenziale alla selettività: il nuovo Fondo di Garanzia guarda alla qualità del credito

Fondo di Garanzia per le PMI

Come cambierà il Fondo per le PMI tra classi di rischio, investimenti e obblighi assicurativi

Dopo gli interventi straordinari introdotti durante la pandemia, il Fondo di Garanzia si prepara a tornare progressivamente alla propria funzione originaria. Lo schema di riforma, destinato nelle intenzioni del legislatore a trovare applicazione dal 1° gennaio 2027, dovrebbe abbandonare la logica delle coperture uniformi e generalizzate, per offrire un sostegno più mirato.

Reintroducendo un sistema nel quale la garanzia pubblica viene differenziata in funzione del rischio dell’impresa e della finalità del finanziamento. Si tratta di un cambiamento che, almeno a una prima lettura, potrebbe sembrare un restringimento delle agevolazioni. In realtà la filosofia della riforma è diversa: utilizzare le risorse pubbliche in modo più selettivo, graduando il sostegno in funzione del rischio e della finalità del finanziamento, per garantire un sostegno equo alle PMI.

Per le operazioni di liquidità, la copertura aumenterebbe al crescere della rischiosità dell’impresa. Mentre per gli investimenti e per alcune categorie considerate strategiche resterebbe confermato un livello di garanzia più elevato. Questo nuovo approccio mira a garantire un sostegno efficace e mirato, per garantire un sostegno alle PMI nel panorama economico attuale.

Le principali novità

La prima novità riguarda il superamento delle percentuali di copertura uguali per tutti. Per i finanziamenti destinati alla liquidità, la garanzia diretta sarebbe graduata in funzione della classe di rischio dell’impresa, con percentuali crescenti dal 40% per le imprese meno rischiose fino al 70% per quelle appartenenti alla quarta fascia di valutazione.

Anche la riassicurazione seguirebbe una logica analoga, pur con percentuali differenti.

Per gli investimenti, invece, il legislatore manterrebbe un approccio decisamente più favorevole. La copertura continuerebbe infatti ad arrivare fino all’80%, confermando la volontà di incentivare gli investimenti produttivi, l’innovazione e la crescita dimensionale delle imprese.

Restano inoltre favorite le start-up, le PMI innovative, il microcredito e le operazioni di importo ridotto, considerate strategiche per lo sviluppo del tessuto imprenditoriale.

Perché è una buona notizia per le imprese

La garanzia pubblica non sarà più uniforme, ma calibrata sul rischio dell’impresa e sulla destinazione del finanziamento. Le aziende più solide potranno beneficiare di una migliore valutazione creditizia e, presumibilmente, di condizioni economiche più favorevoli.

Pur ricevendo una percentuale di copertura pubblica più contenuta sulle operazioni di liquidità, le imprese appartenenti alle fasce di rischio più elevate, purché ancora ammissibili, potranno invece ottenere una garanzia maggiore.

In questo modo il Fondo tende a concentrare il sostegno pubblico nei casi in cui il rischio più elevato potrebbe ostacolare l’accesso al credito, continuando al tempo stesso a favorire gli investimenti e le iniziative considerate strategiche.

Perché conviene anche alle banche

Anche per gli intermediari la riforma presenta numerosi aspetti positivi. La garanzia pubblica continua, infatti, a rappresentare uno dei principali strumenti di mitigazione del rischio di credito.

Sulla quota assistita dalla garanzia pubblica e riconosciuta ai fini prudenziali, la banca può beneficiare del trattamento previsto per le esposizioni garantite dallo Stato, con una significativa riduzione delle attività ponderate per il rischio.

La parte non coperta continua invece a seguire il trattamento prudenziale ordinario dell’impresa finanziata. Ne deriva un minore assorbimento di capitale e, a parità di patrimonio, una maggiore capacità potenziale di erogare credito.

La maggiore selettività del nuovo sistema dovrebbe inoltre favorire un utilizzo più efficiente della garanzia pubblica. Questo migliorerebbe l’equilibrio tra il rischio assunto dalla banca, la quota coperta dal Fondo e le caratteristiche dell’operazione finanziata.

Una riforma coerente con il nuovo credito bancario

Negli ultimi anni il credito alle imprese è profondamente cambiato. Le banche non valutano più soltanto il bilancio dell’ultimo esercizio. Analizzano la capacità dell’impresa di affrontare scenari avversi, la qualità della governance, la sostenibilità del modello di business.

La resilienza della supply chain, la digitalizzazione e la capacità di pianificare gli investimenti sono ora fondamentali. La riforma del Fondo di Garanzia si inserisce perfettamente in questa evoluzione e non sostituisce il merito creditizio, ma lo rafforza.

Le condizioni di accesso si ampliano: dalla solidità finanziaria alla gestione dei rischi

La riforma introduce un altro elemento di grande rilievo. L’accesso al Fondo di Garanzia sarà sempre più collegato, oltre che alle caratteristiche economico-finanziarie dell’impresa e alla tipologia del finanziamento, al rispetto di requisiti derivanti dall’evoluzione del quadro normativo.

Tra gli adempimenti destinati ad assumere particolare rilevanza rientra il rispetto dell’obbligo di copertura assicurativa contro i danni causati da calamità naturali ed eventi catastrofali. La normativa prevede infatti che l’adempimento venga considerato nell’accesso e nell’erogazione delle agevolazioni finanziarie pubbliche.

Secondo le modalità definite per ciascuna misura, anche il gestore del Fondo ha pubblicato specifici chiarimenti operativi sul rapporto tra garanzia pubblica e obbligo assicurativo.

Dopo quasi trent’anni dalla sua istituzione e dopo la stagione eccezionale delle garanzie introdotte durante la pandemia, il Fondo di Garanzia sembra avviarsi verso un modello più selettivo.

Questo è pienamente coerente con l’evoluzione del credito bancario.

La garanzia pubblica non sostituirà il merito creditizio, ma continuerà ad affiancarlo. Graduerà il sostegno in funzione del rischio, della finalità del finanziamento e del rispetto dei requisiti previsti dalla normativa.

Per le imprese questo significa che pianificazione strategica, adeguati assetti organizzativi, gestione dei rischi, coperture assicurative e capacità di investimento diventeranno componenti sempre più rilevanti del percorso di accesso al credito.

Per le banche, il Fondo continuerà a rappresentare uno strumento prezioso di mitigazione del rischio, favorendo una migliore allocazione delle risorse finanziarie.

La vera novità della riforma, tuttavia, va oltre la semplice revisione delle percentuali di copertura. Essa riflette un cambiamento culturale nel rapporto tra banca e impresa.

L’obiettivo non è più soltanto facilitare l’erogazione del credito, ma accompagnare le imprese verso modelli organizzativi più solidi, resilienti e capaci di affrontare un contesto economico caratterizzato da crescente complessità e incertezza.

In questa prospettiva il Fondo di Garanzia conferma la propria funzione di strumento di politica industriale. Non è soltanto un meccanismo di mitigazione del rischio, ma una leva per sostenere la competitività del sistema produttivo italiano, favorendo investimenti, innovazione e crescita sostenibile.