Anno III • Numero 245
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Iran-Usa, Trump rilancia i negoziati con Teheran: “Buone possibilità di un accordo, ma il tempo stringe”

Il presidente americano conferma contatti diplomatici con l’Iran, ma avverte: se il dialogo fallisce, gli Stati Uniti sono pronti a riprendere l’azione militare. Atteso a Washington anche il premier israeliano Benjamin Netanyahu.

Gli Stati Uniti e l’Iran tornano a parlarsi. A confermarlo è il presidente americano Donald Trump, che ha annunciato la ripresa di negoziati “amichevoli” con Teheran, pur ribadendo che Washington non permetterà mai alla Repubblica Islamica di dotarsi dell’arma nucleare. Questi colloqui rappresentano un’opportunità importante per risolvere le tensioni tra iran-usa e promuovere la stabilità nella regione. La situazione attuale potrebbe cambiare drasticamente a seconda dei risultati di questi dialoghi.

Durante un comizio in Michigan, Trump ha spiegato che sono in corso colloqui dietro le quinte e ha espresso un cauto ottimismo sulla possibilità di raggiungere un’intesa.

“Sono in corso amichevoli negoziati con l’Iran. Credo che ci sia una buona possibilità che qualcosa possa accadere”, ha dichiarato il presidente.

Nonostante le parole della Casa Bianca, da Teheran non è arrivata alcuna conferma ufficiale. Il governo iraniano mantiene infatti una posizione prudente e formalmente rigida, senza riconoscere pubblicamente l’esistenza di nuovi negoziati.

Diplomazia favorita dalla tregua

Uno degli elementi che alimentano le speranze di una soluzione diplomatica è lo stop agli attacchi registrato negli ultimi tre giorni.

Secondo una fonte dell’amministrazione americana, citata dall’emittente israeliana Kan, i colloqui sarebbero entrati in una fase “seria”. Le parti avrebbero già scambiato proposte, anche se un’intesa definitiva appare ancora distante.

Trump ha sottolineato come, a suo giudizio, sia stata proprio la pressione militare esercitata dagli Stati Uniti a convincere l’Iran a sedersi nuovamente al tavolo delle trattative.

“Hanno detto molto gentilmente: ‘Per favore fermatevi e incontriamoci’. L’unica ragione per cui vogliono incontrarci è perché li stiamo colpendo duramente.”

L’avvertimento: “Se fallisce il dialogo, torneremo ai raid”

Accanto all’apertura diplomatica, il presidente americano mantiene però una linea estremamente dura.

Trump ha chiarito che la finestra negoziale sarà limitata nel tempo.

“Non molto tempo. O va in porto velocemente oppure non va per niente.”

Nel caso in cui i colloqui dovessero fallire, Washington sarebbe pronta a riprendere un’azione militare su larga scala.

“Torneremo ad un’azione militare molto forte.”

Il messaggio conferma la strategia del cosiddetto “doppio binario”: dialogo e pressione militare procedono contemporaneamente.

Oman al centro della mediazione

I negoziati vedono come principali interlocutori Iran e Oman, storico mediatore tra Washington e Teheran.

Secondo quanto emerso, partecipano attivamente anche:

  • Qatar;
  • Pakistan;
  • Egitto;
  • l’inviato speciale americano Steve Witkoff;
  • Jared Kushner.

L’obiettivo rimane quello di trovare un’intesa sul programma nucleare iraniano e ridurre il rischio di una nuova escalation regionale.

Trump: “Gli Stati Uniti non sono a corto di munizioni”

Nel suo intervento, il presidente ha inoltre respinto le indiscrezioni secondo cui gli Stati Uniti avrebbero rallentato le operazioni militari per una carenza di sistemi Patriot o di munizioni.

“Abbiamo un sacco di munizioni. Stiamo messi bene.”

Trump ha comunque riconosciuto che alcune delle tecnologie più avanzate sono state impiegate in quantità elevate.

“Vorrei averne di più, ma così tanto è stato dato all’Ucraina.”

Il presidente ha colto l’occasione per criticare nuovamente l’ex presidente Joe Biden, accusandolo di aver ridotto le disponibilità militari americane.

Atteso Netanyahu alla Casa Bianca

Nei prossimi giorni arriverà a Washington anche il premier israeliano Benjamin Netanyahu, che dovrebbe incontrare Trump per discutere dell’evoluzione della crisi.

Secondo fonti israeliane, Netanyahu presenterà informazioni di intelligence che, a suo avviso, dimostrerebbero come l’Iran non abbia rinunciato all’obiettivo di sviluppare un’arma nucleare.

Trump ha ribadito il proprio sostegno a Israele, pur riconoscendo alcune divergenze con il premier israeliano.

“Abbiamo delle piccole differenze riguardo all’Iran, ma siamo abbastanza vicini.”

Il presidente americano ha inoltre sostenuto che, senza la sua politica di pressione, l’Iran avrebbe già sviluppato un arsenale nucleare.

“Se non fossi stato il presidente, l’Iran ora avrebbe armi atomiche e Israele sarebbe stato distrutto.”

Una fase decisiva per il Medio Oriente

La ripresa dei contatti diplomatici rappresenta un possibile punto di svolta in una delle crisi più delicate degli ultimi anni. Tuttavia, le posizioni delle parti restano distanti e lo stesso Trump ha chiarito che il tempo a disposizione della diplomazia sarà limitato.

Le prossime settimane saranno determinanti per capire se i colloqui riusciranno a trasformarsi in un accordo oppure se il confronto tornerà rapidamente sul piano militare.