Anno III • Numero 245
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Franco Baresi, il ricordo in esclusiva di Collovati: “Un ragazzo umile e un fuoriclasse. I giovani devono identificarsi in lui”

In foto un uomo in giacca e cravatta e un calciatore

In un’intervista esclusiva ai nostri microfoni Fulvio Collovati ha ricordato Baresi nel giorno della sua scomparsa. Ecco cosa ha detto l’ex compagno al Milan

Nel calcio contemporaneo, dominato da ritmi frenetici, riflettori perenni e contratti milionari firmati in giovanissima età, la storia dello sport rischia talvolta di smarrire i suoi punti di riferimento più autentici. Eppure, ci sono figure capaci di travalicare le epoche, icone la cui grandezza non si misura soltanto nei trofei sollevati al cielo, ma nell’impatto umano ed etico lasciato in eredità. Tra queste leggende spicca indubbiamente il nome di Franco Baresi, una figura fondamentale e imprescindibile per comprendere la storia del Milan e della Nazionale italiana.

In un’intervista esclusiva a Italiani News, Fulvio Collovati riavvolge il nastro dei ricordi e ci regala un ritratto profondo, intimo e commovente del suo ex compagno di squadra, scomparso proprio oggi. Un racconto che parte dagli esordi e arriva dritto al cuore di ciò che il calcio dovrebbe sempre rappresentare per le nuove generazioni.

Un legame nato a Milanello: gli anni della giovinezza

La storia tra Collovati e Franco Baresi non nasce sotto la luce dei riflettori dei grandi stadi internazionali, ma nel silenzio operoso e quotidiano del centro sportivo di Milanello. È lì che due ragazzi destinati a segnare un’epoca muovono i loro primi passi insieme, condividendo non solo il rettangolo di gioco ma anche la vita di tutti i giorni.

“Io sono stato sei anni in stanza con me. E’ arrivato a Milanello e siamo stati sei anni in stanza insieme. Un ragazzo taciturno, umile, da fuoriclasse. La sua grandezza pari alla sportiva. Ha vinto tutto. Io l’ho conosciuto negli anni più difficili, a 18 anni in Serie A e vinciamo lo Scudetto nel 1978. Poi iniziarono gli anni bui, scandalo scommesse, la Serie B affrontata insieme. Poi io feci un altro percorso, lui è diventato capitano, ha vinto tutto senza mai perdere la sua umità.”.

Le parole di Collovati restituiscono l’immagine di un giovane Baresi che affronta la vita con straordinaria dignità. Arrivato al Milan in un momento di grande fragilità personale, il futuro capitano rossonero ha saputo trasformare le avversità in una forza incrollabile. La sua risalita, partendo dall’esordio da diciottenne fino alla conquista dello Scudetto della stella nel 1978-79, è una dimostrazione di carattere fuori dal comune.

Nemmeno i periodi più complessi — gli “anni bui” segnati dalle vicissitudini del club e dalle retrocessioni — hanno scalfito l’essenza di Baresi. Mentre Collovati intraprese successivamente altre strade professionali, l’impronta lasciata dal difensore milanista rimase indelebile: quella di un atleta capace di vincere tutto rimanendo sempre visceralmente ancorato ai propri valori di partenza.

L’insegnamento per il calcio di oggi

Il confronto con il calcio attuale sorge spontaneo e mette in evidenza un contrasto stridente. Oggi il mondo del pallone viaggia a una velocità vertiginosa, dove l’apparenza e il guadagno economico rischiano spesso di prevaricare il percorso di crescita atletica e personale. È proprio in questo scenario che la lezione di Franco Baresi diventa un faro fondamentale per i settori giovanili e per chiunque si approcci a questa disciplina.

“Come quando parli di lui, di Vialli nei quali i giovani si devono identificare. Oggi pensano al dio denaro, a 12-13 anni vogliono sembrare già calciatori, ma non è così. Quando parli, parli di un un fuoriclasse, che è stato anche un ragazzo semplice e umile. Ha fatto tutti i suoi percorsi a livello giovanile e poi ha vinto tutto”.

Collovati accosta Baresi a un’altra immensa figura del nostro calcio, Gianluca Vialli. Entrambi incarnano un modello di atletismo intriso di etica del lavoro, rispetto per gli avversari e devozione verso la maglia. Troppo spesso, nota Collovati con una vena di preoccupante pragmatismo, i ragazzi di 12 o 13 anni vengono proiettati in un sistema che li tratta già come professionisti affermati, orientando la loro attenzione verso il “dio denaro” prima ancora che verso il perfezionamento della tecnica e del carattere.

La traiettoria umana e sportiva di Baresi dimostra l’esatto contrario: non si diventa fuoriclasse bruciando le tappe o inseguendo scorciatoie. La grandezza si costruisce passo dopo passo, attraverso un percorso completo nei settori giovanili, affrontando le sconfitte con dignità e le vittorie con profonda modestia.

L’eredità morale di un campione eterno

Riconoscere il valore di un giocatore come Franco Baresi significa comprendere che la vera grandezza non si esaurisce nelle statistiche o nella bacheca dei trofei. Sebbene abbia conquistato tre Coppe dei Campioni, sei Scudetti e un Titolo Mondiale con l’Italia nel 1982, l’aspetto che più di ogni altro continua a ispirare tifosi e addetti ai lavori è la sua leadership silenziosa.

In un’epoca in cui la comunicazione è spesso gridata e gli atteggiamenti sopra le righe vengono scambiati per personalità, la figura dell’ex leggenda del Milan ricorda a tutti che il vero carisma si esprime con i fatti, con il sacrificio sul campo e con la capacità di essere un punto di riferimento per i compagni nei momenti di difficoltà.

Il ricordo di Collovati non è quindi soltanto una nostalgica operazione memoria, ma un accorato appello al futuro. L’esempio fornito da Baresi resta un bene prezioso che il calcio italiano non può permettersi di dimenticare: un monito per i giovani che sognano di indossare gli scarpini e una bussola per i dirigenti e gli allenatori chiamati a educare gli uomini di domani prima ancora che i campioni del futuro.