La crisi lega della Lega di Matteo Salvini entra nella sua fase più delicata. A mettere sotto pressione il segretario non è questa volta un’offensiva dell’opposizione, ma il crescente malcontento che attraversa il Nord e, in particolare, la Lombardia: la regione che per decenni ha rappresentato il cuore politico, amministrativo ed elettorale del Carroccio.
Tra richieste di rinnovamento, ipotesi di nuove associazioni interne e appelli a recuperare il rapporto con i territori, il tradizionale raduno di Pontida del 20 settembre 2026 si prepara a diventare molto più di una festa di partito. Potrebbe essere il momento in cui verrà misurata pubblicamente la forza di Salvini e, allo stesso tempo, la reale consistenza del fronte che chiede un cambio di rotta.
I protagonisti di questa fase sono soprattutto il presidente della Lombardia Attilio Fontana e il capogruppo della Lega al Senato Massimiliano Romeo, segretario regionale del partito. Entrambi chiedono maggiore attenzione per il Nord, un rafforzamento della classe dirigente territoriale e un ripensamento della strategia politica seguita negli ultimi anni.
Crisi Lega Salvini: perché il malcontento parte dalla Lombardia
La crisi lega è diventata un tema centrale nel dibattito pubblico, evidenziando le divisioni interne e le sfide future.
Il dissenso interno non nasce improvvisamente. Da tempo amministratori, militanti e dirigenti locali lamentano la progressiva perdita dell’identità originaria della Lega, trasformata da forza autonomista del Nord in partito nazionale e sovranista.
La svolta impressa da Salvini ha prodotto risultati importanti, portando la Lega al 34% alle elezioni europee del 2019. Quella stagione, però, appare ormai lontana. I consensi nazionali del partito si sono ridimensionati e nei territori settentrionali sono aumentate le richieste di tornare a parlare di autonomia, imprese, infrastrutture, fiscalità e amministrazioni locali.
Secondo le ricostruzioni giornalistiche delle ultime settimane, nel direttivo lombardo sarebbero emerse critiche molto severe nei confronti della segreteria. Il confronto non avrebbe ancora prodotto una richiesta formale e condivisa di dimissioni, ma avrebbe mostrato quanto la posizione di Salvini sia diventata contendibile all’interno di un partito tradizionalmente molto fedele al proprio leader.
La tensione è stata confermata anche dalle prese di posizione pubbliche dei diversi schieramenti. Mentre Romeo e Fontana chiedono un cambiamento, gli esponenti più vicini al segretario respingono l’immagine di un Nord abbandonato e difendono la presenza della Lega nel governo.
La mossa di Attilio Fontana e il ruolo di Massimiliano Romeo
Attilio Fontana sta valutando la costruzione di un’associazione capace di raccogliere dirigenti e amministratori interessati a riportare i territori al centro dell’agenda leghista. Non necessariamente un nuovo partito, almeno in questa fase, ma uno strumento organizzato per esercitare pressione sulla segreteria.
Il progetto potrebbe coinvolgere, oltre a Romeo, alcuni dei governatori più rappresentativi del Carroccio. Tra i nomi indicati dalle cronache figurano Luca Zaia, Massimiliano Fedriga e Maurizio Fugatti. La nascita di una struttura interna di questo tipo avrebbe un peso rilevante: nella Lega le correnti non sono mai state formalmente centrali come in altre formazioni politiche.
Fontana e Romeo rappresentano due livelli complementari della contestazione. Il governatore lombardo può contare sulla forza dell’amministrazione regionale e sul rapporto con il sistema produttivo. Romeo, invece, dispone di un ruolo parlamentare di primo piano e guida la struttura lombarda del partito.
Il punto non riguarda soltanto il nome del segretario. La vera domanda è quale Lega debba presentarsi alle elezioni politiche del 2027: un movimento nazionale guidato da Salvini oppure una forza maggiormente radicata nel Nord, con una direzione collegiale e più spazio per governatori e amministratori.
Luca Zaia può diventare il punto di equilibrio?
In questo confronto torna inevitabilmente il nome di Luca Zaia. Il presidente del Veneto conserva un elevato consenso personale ed è considerato uno degli amministratori più popolari del centrodestra. Da anni viene indicato come possibile alternativa o contrappeso a Salvini, nonostante abbia sempre evitato una sfida frontale per la guida del partito.
Il coinvolgimento di Zaia in una nuova squadra dirigente potrebbe rappresentare una soluzione di compromesso. Salvini conserverebbe la segreteria, mentre i governatori otterrebbero maggiore influenza sulle scelte politiche e sulla selezione delle candidature.
Non è però scontato che una semplice redistribuzione degli incarichi possa risolvere la crisi. Il problema della Lega è anche elettorale: deve recuperare gli ex sostenitori passati a Fratelli d’Italia, contrastare la concorrenza di Roberto Vannacci e impedire che il malcontento autonomista produca nuove formazioni nel Nord.
Il fattore Vannacci aggrava la crisi della Lega
A rendere ancora più complessa la posizione di Salvini è la presenza di Roberto Vannacci, eletto al Parlamento europeo nel 2024 con oltre mezzo milione di preferenze nelle liste della Lega.
Dopo essere stato promosso vicesegretario, Vannacci ha lasciato il partito nel febbraio 2026 e ha avviato Futuro Nazionale. La rottura ha aperto uno spazio politico alla destra della coalizione di governo e ha trasformato l’ex generale da risorsa elettorale del Carroccio in un suo concorrente diretto.
La nascita della nuova formazione è stata confermata da Vannacci all’inizio di febbraio, mentre le successive rilevazioni demoscopiche hanno segnalato un potenziale elettorale non trascurabile. I numeri dei singoli sondaggi devono essere letti con cautela, ma il dato politico è evidente: Futuro Nazionale può sottrarre alla Lega una parte dell’elettorato sovranista e più radicale.
Salvini si trova quindi stretto tra due pressioni opposte. Se accentua la linea nazionale e identitaria, rischia di lasciare ulteriore spazio ai governatori e ai dirigenti autonomisti. Se torna alle origini nordiste, può invece concedere a Vannacci il monopolio delle battaglie più radicali sui temi dell’immigrazione, della sicurezza e dei rapporti con l’Unione europea.
Pontida 2026 diventa il passaggio decisivo
Il raduno di Pontida del 20 settembre sarà il principale banco di prova. La data dell’appuntamento è stata confermata dalle cronache e dalle iniziative organizzative della Lega. Sul pratone non conteranno soltanto i discorsi ufficiali, ma anche gli equilibri sul palco, gli applausi dei militanti e la presenza dei governatori.
Uno striscione apparso nei pressi dell’area del raduno, con la richiesta di una “Lega rinnovata”, ha già mostrato il clima che potrebbe accompagnare la manifestazione. La frase non può essere attribuita automaticamente a una specifica componente del partito, ma fotografa una tensione ormai difficile da nascondere.
Gli incontri politici previsti nelle settimane precedenti, compresi quelli legati alla tradizione del Monviso, serviranno a comprendere se il dissenso riuscirà a trasformarsi in una proposta comune. Senza un candidato e una linea politica condivisa, infatti, il fronte dei governatori potrebbe ottenere soltanto alcune concessioni organizzative. Con un’intesa più strutturata, la discussione potrebbe invece investire direttamente la segreteria.
Salvini non sembra intenzionato a lasciare
Matteo Salvini ha reagito rivendicando l’unità del partito e ricordando che la Lega rappresenta oggi elettori del Nord, del Centro e del Sud. Il segretario non ha manifestato alcuna intenzione di dimettersi e punta a guidare la formazione fino alle elezioni del 2027.
La sua forza non deve essere sottovalutata. Salvini controlla la struttura nazionale, mantiene un’elevata visibilità grazie al ruolo di vicepresidente del Consiglio e ministro delle Infrastrutture e può contare su un gruppo dirigente rimasto in larga parte al suo fianco.
Allo stesso tempo, tredici anni di leadership e il forte ridimensionamento rispetto al risultato del 2019 rendono più difficile ignorare le richieste provenienti dai territori. Anche senza un cambio immediato al vertice, Pontida potrebbe portare a una segreteria più collegiale o a una nuova distribuzione dei ruoli.
Quali conseguenze può avere la crisi sul governo Meloni
La crisi interna alla Lega interessa direttamente anche Giorgia Meloni. Il partito di Salvini è una componente essenziale della maggioranza e una sua eventuale spaccatura potrebbe modificare i rapporti di forza nel centrodestra.
Al momento non emergono indicazioni concrete di una crisi di governo. Fontana, Romeo e gli altri amministratori critici non stanno mettendo in discussione l’appartenenza alla coalizione. Il loro obiettivo appare soprattutto quello di cambiare la Lega dall’interno e recuperare consenso prima delle elezioni.
Il rischio per il centrodestra è però una crescente frammentazione. Se Futuro Nazionale si presenterà autonomamente alle politiche e una parte della Lega dovesse rompere con Salvini, la competizione interna potrebbe diventare più dura. La presidente del Consiglio dovrà quindi osservare con attenzione quanto accadrà sul pratone bergamasco.
Pontida non decreterà necessariamente la fine della leadership di Salvini, ma potrebbe stabilire le condizioni della sua permanenza. Il segretario dovrà dimostrare di avere ancora il controllo del partito e di saper ricucire il rapporto con il Nord. Fontana e Romeo, dal canto loro, dovranno chiarire se intendono ottenere un semplice cambio di linea oppure aprire davvero la partita per il vertice.
La resa dei conti, dunque, non è ancora cominciata ufficialmente. Ma il conto alla rovescia verso Pontida è già diventato il principale tema politico della Lega.
Domande frequenti sulla crisi della Lega
Perché Matteo Salvini è contestato nella Lega?
Una parte dei dirigenti gli attribuisce la perdita di consenso e il progressivo allontanamento dalle battaglie autonomiste e territoriali del Nord.
Chi guida il fronte critico?
Le figure più esposte sono Attilio Fontana e Massimiliano Romeo. Le cronache citano inoltre Luca Zaia, Massimiliano Fedriga e Maurizio Fugatti tra gli amministratori interessati a rafforzare il peso dei territori.
Salvini si dimetterà da segretario?
Al momento non ci sono annunci in questo senso. Salvini ha ribadito l’unità della Lega e appare intenzionato a guidare il partito fino alle elezioni del 2027.
Quando si terrà Pontida 2026?
Il tradizionale raduno della Lega è in programma domenica 20 settembre 2026.
Che ruolo ha Roberto Vannacci?
Dopo l’uscita dalla Lega, Vannacci ha fondato Futuro Nazionale. Il nuovo partito può competere con il Carroccio per una parte dell’elettorato sovranista e conservatore.