Un richiamo contro l’odio, la paura del diverso e l’avversione verso lo straniero. È il cuore del messaggio inviato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella alla 47ª edizione del Meeting per l’amicizia fra i popoli di Rimini, in programma fino al 26 agosto 2026.
Il Capo dello Stato non ha partecipato personalmente all’apertura della manifestazione, ma ha affidato le proprie riflessioni a un messaggio indirizzato a Bernhard Scholz, presidente della Fondazione Meeting. Parole istituzionali, lontane dai toni dello scontro quotidiano, che assumono tuttavia un significato politico e sociale particolarmente forte in una fase segnata dalle guerre, dalle diseguaglianze e dalla crescente polarizzazione del dibattito pubblico.
Mattarella ha invitato a recuperare le energie necessarie per respingere «l’odio, l’avversione al diverso, allo straniero» e per tornare a educare alla pace. Il messaggio completo, datato 21 agosto, è stato pubblicato sul sito ufficiale del Quirinale.

Il messaggio di Mattarella al Meeting di Rimini 2026
Il tema scelto per l’edizione 2026 del Meeting è “L’amor che move il sole e l’altre stelle”, l’ultimo verso della Divina Commedia di Dante Alighieri. Un titolo che il presidente della Repubblica interpreta non soltanto come espressione di un sentimento individuale, ma come invito alla responsabilità collettiva.
L’amore, nella lettura proposta da Mattarella, diventa una forza sociale capace di collegare l’io al tu e al noi, rompere le solitudini e indicare una direzione alle comunità. Non si tratta, quindi, di una riflessione astratta o esclusivamente religiosa. Il richiamo riguarda direttamente la politica, l’economia e la vita civile.
Il presidente mette in guardia da quello che definisce un falso realismo, ossia l’idea che le persone non possano incidere sulle trasformazioni del proprio tempo. Rassegnazione, sfiducia e passività rischiano di convincere i cittadini che guerre, ingiustizie e contrapposizioni siano inevitabili.
Il messaggio del Quirinale rovescia questa prospettiva: le comunità possono e devono diventare protagoniste del proprio futuro. La convivenza non è un processo automatico, ma il risultato di scelte, responsabilità e comportamenti concreti.
L’appello contro l’odio verso il diverso e lo straniero
Il passaggio destinato ad attirare maggiormente l’attenzione è quello dedicato al rifiuto dell’odio e dell’avversione verso chi viene percepito come diverso.
Mattarella non entra direttamente nel dibattito tra i partiti e non cita provvedimenti del governo. Le sue parole assumono però un peso evidente nel contesto italiano ed europeo, dove immigrazione, identità, sicurezza e integrazione sono diventati temi centrali della competizione politica.
Il presidente non nega la complessità dei fenomeni migratori e non propone soluzioni tecniche. Il suo intervento si colloca su un piano differente: quello dei principi costituzionali, della dignità della persona e della qualità della convivenza democratica.
La condanna dell’odio non significa cancellare le differenze o impedire il confronto sulle politiche di accoglienza. Significa impedire che paura e ostilità si trasformino in una generalizzazione contro intere categorie di persone. Una democrazia, suggerisce il messaggio, può discutere anche duramente senza perdere il rispetto dell’essere umano.
È questa la distinzione fondamentale tra il legittimo conflitto politico e la costruzione di un nemico. Quando lo straniero o il diverso vengono rappresentati come una minaccia in quanto tali, il confronto abbandona il terreno delle decisioni pubbliche e si sposta verso l’esclusione.
Guerre e diseguaglianze nel richiamo del Quirinale
L’intervento di Mattarella non riguarda soltanto l’immigrazione. Nel messaggio compaiono due ulteriori emergenze: le guerre e l’aumento delle diseguaglianze.
Il presidente parla di conflitti che continuano a produrre vittime e devastazioni, mentre l’ordine internazionale appare sempre più fragile. Il richiamo all’educazione alla pace assume quindi un significato concreto. Non basta auspicare la fine delle ostilità: occorre creare una cultura capace di respingere l’idea della guerra come strumento ordinario per risolvere le controversie.
Accanto ai conflitti armati, Mattarella pone la questione della concentrazione del potere economico. Il Capo dello Stato osserva che gruppi molto ristretti possono arrivare a disporre di una capacità d’influenza superiore a quella di numerosi Stati.
Il riferimento può essere letto alla luce delle grandi trasformazioni economiche e tecnologiche. Piattaforme digitali, conglomerati finanziari e multinazionali operano ormai su una scala globale, mentre istituzioni e sistemi democratici faticano a mantenere strumenti di controllo adeguati.
In questo quadro, la crescita delle diseguaglianze non costituisce soltanto un problema economico. Può trasformarsi in una crisi democratica, alimentando sfiducia, isolamento, rancore e ricerca di capri espiatori.
Solidarietà e amicizia sociale come strumenti politici
La risposta indicata da Mattarella passa attraverso tre concetti: solidarietà, amicizia sociale e gratuità. Parole che possono apparire distanti dal linguaggio della politica contemporanea, dominato da competizione, consenso immediato e comunicazione aggressiva.
Nel messaggio del presidente, però, questi principi non rappresentano un invito alla semplice buona volontà. Sono strumenti con cui costruire istituzioni più inclusive e rapporti sociali meno conflittuali.
La solidarietà implica che la fragilità di una persona non venga considerata un problema esclusivamente privato. L’amicizia sociale richiede la capacità di riconoscersi come parte di una medesima comunità pur mantenendo opinioni, culture e storie differenti. La gratuità, infine, introduce nella vita pubblica un criterio non interamente fondato sul vantaggio personale.
Si tratta di un approccio che richiama la funzione di garanzia affidata dalla Costituzione al presidente della Repubblica. Mattarella non interviene come leader di una parte politica, ma come rappresentante dell’unità nazionale, chiamato a ricordare i valori entro cui deve svilupparsi il confronto democratico.
Il legame con Papa Leone XIV
Nel messaggio indirizzato al Meeting, Mattarella richiama anche il magistero di Papa Leone XIV e l’immagine di un’umanità che non si chiuda all’interno di muri illusori.
Il pontefice ha partecipato agli appuntamenti del Meeting dopo la visita a San Marino. Nel suo intervento ha invitato soprattutto i giovani a non chiudere il cuore e a riconoscere i rapporti di potere ingiusti. La giornata e il programma della manifestazione sono stati seguiti da RaiNews.
Le parole del presidente e quelle del pontefice provengono da ruoli differenti, ma convergono sulla necessità di contrastare l’indifferenza e di costruire ponti tra persone, popoli e culture.
Questo incontro di sensibilità rafforza il profilo istituzionale del Meeting di Rimini, nato nel 1980 e diventato negli anni un luogo di confronto tra esponenti politici, rappresentanti religiosi, studiosi, imprese e organizzazioni sociali.
Perché le parole di Mattarella riguardano la politica
Il richiamo contro l’odio non può essere ridotto a una dichiarazione di principio. In Italia il linguaggio politico e digitale è spesso caratterizzato da aggressività, semplificazioni e attacchi personali. I social network rendono immediata la circolazione di contenuti che trasformano questioni complesse in contrapposizioni assolute.
In questo ambiente, lo straniero, il povero, la minoranza o chi manifesta un’opinione differente possono diventare facilmente bersagli collettivi. La ripetizione di parole ostili modifica gradualmente la percezione pubblica e può rendere accettabili comportamenti che in precedenza sarebbero stati considerati incompatibili con una società democratica.
Mattarella invita quindi a non considerare inevitabile questo processo. Educare alla pace significa anche educare al linguaggio, alla responsabilità e alla capacità di distinguere le persone dai problemi che la politica è chiamata a risolvere.
Il messaggio non elimina le divergenze. Chiede piuttosto che il confronto non perda il proprio fondamento umano.
Un intervento istituzionale nel tempo delle divisioni
Le parole del presidente della Repubblica arrivano in un momento in cui la politica italiana si prepara alla fase finale della legislatura e alla campagna elettorale del 2027. La competizione tra i partiti è destinata ad aumentare, così come il rischio che immigrazione e sicurezza vengano affrontate principalmente attraverso slogan.
Il Quirinale non indica una linea di governo e non interviene sulle alleanze. Ricorda però che le decisioni pubbliche devono rispettare la dignità di ogni persona e che nessuna strategia elettorale può giustificare la diffusione dell’odio.
È forse questo l’aspetto più rilevante del messaggio inviato al Meeting di Rimini: la difesa della convivenza non è affidata soltanto alle istituzioni. Dipende anche dai cittadini, dai mezzi di informazione, dalle scuole, dalle comunità religiose e dalla responsabilità individuale.
Rifiutare l’avversione verso il diverso e lo straniero non significa ignorare i problemi, ma evitare che la paura diventi il criterio con cui leggere ogni trasformazione sociale.
In un tempo segnato da conflitti e diseguaglianze, Mattarella affida così al Meeting un appello sobrio ma netto: l’umanità non è una debolezza da sacrificare al realismo politico. È la condizione necessaria per costruire una società capace di affrontare il futuro senza trasformare l’altro in un nemico.
Domande frequenti
Mattarella ha partecipato personalmente al Meeting di Rimini 2026?
Il presidente della Repubblica ha inviato un messaggio al presidente della Fondazione Meeting, Bernhard Scholz. Non risulta una sua presenza fisica all’apertura della manifestazione.
Cosa ha detto Mattarella sullo straniero?
Il Capo dello Stato ha invitato a trovare nell’umanità le energie necessarie per rifiutare l’odio e l’avversione verso il diverso e lo straniero.
Qual è il tema del Meeting di Rimini 2026?
Il titolo della 47ª edizione è “L’amor che move il sole e l’altre stelle”, verso conclusivo della Divina Commedia.
Fino a quando dura il Meeting di Rimini?
L’edizione 2026 si svolge alla Fiera di Rimini fino al 26 agosto.
Mattarella ha parlato anche delle guerre?
Sì. Il presidente ha richiamato le guerre, la crescita delle diseguaglianze e la concentrazione del potere nelle mani di ristrette oligarchie.