Il sindaco di Taranto, Piero Bitetti, si è dimesso a fine luglio 2025 dopo meno di due mesi dal suo insediamento, a causa di forti tensioni legate alla gestione della questione ex Ilva.
La decisione è stata presa in seguito a una riunione convulsa con associazioni ambientaliste, comitati cittadini e movimenti, tenutasi il 28 luglio a Palazzo di Città, in vista del Consiglio comunale monotematico del 30 luglio dedicato all’accordo sulla decarbonizzazione dello stabilimento e del successivo vertice di governo previsto il 31 luglio.
Durante questo confronto Bitetti è stato duramente contestato e, secondo varie fonti, i manifestanti avrebbero di fatto bloccato la sua uscita dal municipio, con alcuni di loro che hanno anche impedito l’uscita dei giornalisti.
Il clima è stato definito “di inagibilità politica” dal sindaco stesso, che ha denunciato anche atteggiamenti ritenuti minacciosi da parte di alcuni attivisti.
Le proteste degli ambientalisti e dei cittadini si sono concentrate contro l’accordo di programma interistituzionale sull’ex Ilva, ritenuto insufficiente o pericoloso per la salute e l’ambiente di Taranto.
I manifestanti hanno lanciato cori e slogan anche contro il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, accusato di essere troppo vicino alle posizioni governative sull’industria siderurgica.
Tra le accuse gridate vi erano richieste esplicite di “difendere la vita” e di “salvare la salute di Taranto”, sottolineando una forte preoccupazione cittadina per le ricadute ambientali e sanitarie della produzione siderurgica.
Bitetti, esponente di centrosinistra eletto il 9 giugno 2025, ha formalizzato le dimissioni con effetto immediato per “motivi di inagibilità politica” e ha ora venti giorni per decidere se ritirare la propria decisione.
La sua uscita rappresenta un momento di forte crisi istituzionale a Taranto, segnando un punto di grande tensione tra le istituzioni e le comunità locali sull’eterna questione dell’ex Ilva.
In parallelo, è in programma un vertice ministeriale il 31 luglio per discutere il piano di decarbonizzazione proposto dal governo, un tema centrale ma molto controverso per il futuro dello stabilimento siderurgico e della città di Taranto, da sempre teatro di un difficile equilibrio tra sviluppo industriale e tutela ambientale.
Questa vicenda evidenzia come la questione ex Ilva resti profondamente divisiva, con la componente ambientalista particolarmente attiva e determinata a influenzare le scelte delle istituzioni, risultando in uno scenario politico locale molto teso e incerto.












