“Danza Macabra” di Paola Maria Emilia Grandis

Tra Storia e Delitto, l’ultimo valzer di Eva Graneris.

In un panorama letterario affollato di investigatori seriali, “Danza Macabra” (Pathos Edizioni, 2025) si distingue per la profondità intellettuale della sua protagonista e la raffinatezza della trama.

Paola Maria Emilia Grandis ci regala il ritratto di una donna indimenticabile: la commissaria Eva Graneris, una leader carismatica. Sotto una scorza di tenacia e rigore montanaro, nasconde una sensibilità acuita dal dolore delle vittime che incontra nel suo cammino.

L’indagine si apre con un omicidio scenografico al Museo Lombroso di Torino. Questo luogo evoca già di per sé atmosfere inquietanti e studi sulla devianza criminale. Tra libri antichi e veleni storici, come la leggendaria Acqua Tofana, si trova il mistero da risolvere. Ciò costringe Eva a rispolverare il suo passato di studiosa di Storia. Si crea un connubio perfetto tra l’investigazione procedurale e il mistero bibliofilo.

Il punto di forza del romanzo risiede nel conflitto interiore della protagonista. Prossima alla pensione, Eva vive con angoscia il passaggio a una vita “privata” che percepisce come un limite alla propria identità. Il rapporto con il marito Luca e la tensione tra la vita urbana torinese e il richiamo bucolico del paese d’origine, Torralto, aggiungono uno strato di realismo malinconico che arricchisce la trama gialla.

La scrittura della Grandis è elegante e colta. È capace di spaziare dal rogo di Michel Servet nel 1553 alle piovose strade della Torino contemporanea con una fluidità magistrale. Un esordio (o un nuovo capitolo) che appassiona non solo gli amanti del noir, ma chiunque cerchi una storia in cui la cultura è tanto un’arma quanto una via di salvezza.

Torino, tra musei polverosi e misteri d’altri tempi: arriva “Danza Macabra”.
C’è una Torino sotterranea, fatta di collezionisti ossessivi, antiquari ambigui e accademici dai segreti inconfessabili. È in questa cornice che si muove Eva Graneris, la commissaria protagonista di Danza Macabra, l’ultima fatica letteraria di Paola Maria Emilia Grandis.

Tutto ha inizio in una notte di novembre, tra la pioggia che paralizza la città e l’ombra del Museo Lombroso. Un cadavere lasciato tra gli scheletri del museo non è che l’inizio di una sciarada che affonda le radici nel XVI secolo.

La vittima, Roberto Maffei, sembra essere invischiata in un traffico di testi rari e falsi storici. Tra questi figurano le misteriose matrici del De Corporis Fabrica di Vesalio. In questo libro antico si nascondono segreti che portano la protagonista a risolvere enigmi del passato.

L’autrice sceglie di raccontarci una donna vera. Eva non è un supereroe: parla piemontese e francese, detesta l’inglese e ama camminare per le vie del centro per schiarirsi i pensieri.

È una donna che teme la pensione (“la retraite”), spaventata dall’idea di perdere il distintivo che per anni è stato il suo scudo contro il mondo.

Il suo “giardino segreto” dietro la vecchia questura, un’area incolta dove la natura riprende i suoi spazi tra le crepe del cemento, è la metafora perfetta del suo animo. Esso è selvaggio, autentico e bisognoso di ossigeno.

L’indagine non resta confinata all’ombra della Mole. La ricerca della verità porta la squadra di Eva fino in laguna, a Venezia, sulle tracce di un antiquario e di un convegno internazionale. È qui che il cerchio si stringe attorno a figure come il professor Marziano Dutto. Dutto è un mentore universitario della stessa Eva, la cui superbia intellettuale si scontra con la cruda realtà del crimine.

Danza Macabra non è solo un “police procedural”. Come sottolineato nella prefazione di Livio Romano, questo libro dà il nome a un capolavoro che riecheggia le atmosfere de Il Nome della Rosa. Qui il libro antico è inteso come veicolo di conoscenza ma anche di mortale pericolo.

Paola Grandis costruisce un noir in cui la suspense si sposa con la riflessione sulla fragilità umana e sulla sete di potere che attraversa i secoli. Ci ricorda che, a volte, la verità è più pericolosa di qualsiasi veleno.