Per molti genitori l’estate rappresenta una pausa dalla routine.
Date da concordare, turni di lavoro da gestire, vacanze da programmare. Per le famiglie separate, invece, può trasformarsi in un delicato banco di prova della cogenitorialità.
Dietro l’organizzazione delle settimane estive si nascondono spesso emozioni intense: il timore di perdere tempo prezioso con i figli, la paura di essere messi da parte, il desiderio di recuperare quello che la separazione ha inevitabilmente modificato.
Chi terrà i bambini ad agosto? Come dividere le vacanze? È giusto che trascorrano più tempo con un genitore rispetto all’altro? E soprattutto: come proteggere i figli dal rischio di diventare, loro malgrado, il terreno su cui si giocano tensioni e questioni ancora aperte?
Ne abbiamo parlato con la Dott. ssa Martina Cussino,Psicoterapeuta, dottore di ricerca in psicologia clinica, facilitator e supervisore EMDR e collaboratrice del CRSP (Centro Ricerche Studi in Psicotraumatologia).
Dottoressa Cussino, cosa succede all’equilibrio delle famiglie separate durante le vacanze estive?
Nelle famiglie separate l’estate amplifica ciò che durante l’anno rimane più contenuto. La scuola, gli orari e le attività quotidiane offrono, infatti, una struttura relativamente stabile. Durante le vacanze questa struttura viene meno e tutto deve essere ridefinito: non solo l’organizzazione del tempo, ma, a volta, anche nuove presenze familiari da integrare.
Frequentemente la discussione sul calendario estivo diventa terreno fertile per le proprie paure e fragilità. Il pretesto per esprimere questioni molto più profonde che generano sofferenza, rabbia o competizione. Dietro una richiesta di modificare una settimana o di prolungare una vacanza possono celarsi dinamiche emotive complesse: il risentimento verso l’ex partner, la difficoltà ad accettare una nuova organizzazione familiare, il desiderio di sentirsi speciali e importanti per i propri figli, la paura di perdere spazio nella loro vita, il timore del confronto.
Talvolta si sviluppa una sorta di contabilità affettiva: chi ha avuto più giorni, chi ha organizzato la vacanza migliore, chi è stato più presente. Una dinamica comprensibile sul piano emotivo per quanto riguarda i vissuti degli adulti coinvolti, ma che non è orientata ai bisogni dei protagonisti: i figli.
Come i figli percepiscono la tensione legata a qussto equilibrio che inevitabilmente cambia in estate?
Quando le tensioni tra gli adulti aumentano, i bambini ne percepiscono gli effetti anche se nessuno ne parla apertamente, un peso invisibile viene caricato sulle loro spalle.
Talvolta si sentono investiti della responsabilità di mantenere l’equilibrio familiare, come se il loro compito fosse proteggere gli adulti dalle emozioni difficili. Alcuni cercano di compiacere entrambi i genitori, altri evitano di raccontare quanto si sono divertiti durante una vacanza per paura di ferire l’altro. I figli non dovrebbero trovarsi in situazioni dove i loro bisogni e le loro esperienze abbiano un impatto sui vissuti emotivi dei genitori.
Hanno, invece, bisogno di sentirsi liberi di voler bene a entrambi i genitori senza sentirsi in colpa, senza dover compensare la tristezza di uno o la delusione dell’altro. “Con chi vuoi stare quest’estate?” “Preferisci andare al mare con me o in montagna con papà?”, domande di questo tipo collocano i figli in una posizione scomoda, e diventano un’attribuzione di responsabilità nei loro confronti, chiedendo loro di scegliere tra due figure ugualmente importanti. Sono loro che hanno il diritto di sentirsi contenuti da scelte prese da adulti emotivamente maturi e risolti.
Quali sono le famiglie separate che vivono l’estate con serenità?
Le famiglie separate che riescono a vivere l’estate con maggiore serenità non sono necessariamente quelle prive di conflitti. Sono spesso quelle che riescono a mantenere uno sguardo condiviso sul benessere dei figli. Quelle nelle quali i figli non vengono strumentalizzati secondo i bisogni degli adulti.
La cogenitorialità non richiede di essere amici o di andare sempre d’accordo. Richiede piuttosto la capacità di riconoscere che, nonostante la fine della relazione di coppia, il progetto genitoriale continua. Per cui le decisioni dovrebbero essere guidate principalmente dal loro benessere e non dalle ferite emotive degli adulti.
Qual è il modo migliore per interagire con i propri figli nella cogenitorialità?
I figli possono essere ascoltati, ma non dovrebbero sentirsi responsabili di scegliere tra mamma e papà o di decidere l’organizzazione familiare.
Quando i bambini percepiscono che i loro genitori collaborano, anche solo sul piano organizzativo, si sentono più sicuri. Poter parlare serenamente del calendario estivo e della sua suddivisione offre ai bambini maggiore prevedibilità e sicurezza, riducendo lo stress.
Così possono investire energie nelle esperienze estive, nelle amicizie, nelle scoperte e nel divertimento, senza essere costantemente preoccupati di ciò che accade tra gli adulti. Permettere ai figli di vivere serenamente il tempo trascorso con ciascun genitore rafforza il loro senso di sicurezza, appartenenza e libertà. Imparano che nel loro mondo affettivo c’è spazio per contenere entrambe le relazioni, che verranno accolti sempre. In questo senso, le vacanze possono rappresentare non solo una sfida, ma anche un’opportunità per costruire nuove modalità di collaborazione e fiducia reciproca.



