Estate: tra relax e divertimento quanto tempo dedicare a compiti e recuperi?

Due bambini studiano con vista mare.

Intervista alla Dottoressa Floriana Bitti del Centro Studi Lambda

I compiti delle vacanze sono da sempre uno dei temi più dibattuti dell’estate.

Secondo “l’Osservatorio sui Compiti delle Vacanze”, realizzato da Skuola.net su un campione di 1.000 studenti di medie e superiori, 1 famiglia su 3 è molto critica verso il lavoro scolastico assegnato durante la pausa estiva, in quanto danneggia il clima delle vacanze.

I dati evidenziano anche una diffusa difficoltà nel gestire gli impegni scolastici durante l’estate. Sebbene il 76% degli studenti riceva regolarmente compiti per le vacanze, oltre 2 ragazzi su 3 rientrano a scuola senza averli completati e sono sempre di più i ragazzi che ricorrono all’Intelligenza Artificiale per svolgere esercizi, riassunti o traduzioni.

Uno scenario, quindi, che racconta una crescente distanza tra la finalità educativa dei compiti estivi e la percezione che ne hanno studenti e famiglie.  Sull’argomento ci fa chiarezza Floriana Bitto, Dottoressa in psicologia clinica ed esperta di apprendimento del Centro Studi Lambda

Dottoressa Bitto in cosa consiste secondo lei il problema lei compiti delle vacanze?

il problema non è la presenza dei compiti in sé, ma il modo in cui vengono organizzati, vissuti e comunicati. Spesso i ragazzi li vivono come un’estensione della scuola all’interno di un periodo che percepiscono come dedicato alla libertà, al riposo e alla socialità. Se vengono percepiti come un carico indistinto e senza uno scopo preciso, è naturale che diventino una punizione. In realtà dovrebbero essere considerati come una forma di manutenzione cognitiva: non servono a riempire l’estate, ma a non perdere completamente il ritmo dell’apprendimento.

Qual è il segreto per evitare tensioni e litigi in famiglia?

Quando ogni giorno si riapre la trattativa su quando iniziare o quanto studiare, i compiti diventano inevitabilmente motivo di conflitto. È preferibile stabilire insieme una routine chiara, con orari e obiettivi definiti. I genitori non devono trasformarsi in controllori permanenti, ma offrire una struttura che favorisca autonomia e responsabilità.

Qual è il giusto approccio?

L’obiettivo non è trasformare l’estate in un secondo anno scolastico. Non dobbiamo scegliere tra studiare oppure no, ma quanto, come e con quale finalità. Lo studio estivo dovrebbe essere leggero, distribuito nel tempo e orientato a obiettivi chiari.

Come alimentare la motivazione?

La motivazione estiva difficilmente nasce da sola: va costruita attraverso esperienze di controllo e riuscita. Per aumentarla servono obiettivi piccoli, visibili e raggiungibili. Non “devo fare tutti i compiti”, ma “oggi completo queste due pagine”, “oggi ripasso questo argomento”, “oggi faccio dieci esercizi”. La motivazione aumenta quando il ragazzo vede che può iniziare e finire qualcosa. Può aiutare anche alternare compiti più faticosi e compiti più leggeri, usare checklist, segnare i progressi, creare una routine breve al mattino e lasciare il resto della giornata libero.

Come impostare dei tempi per garantire serenità in famiglia?

Per trovare il giusto equilibrio tra vacanza e apprendimento suggerisco di immaginare l’estate come un percorso composto da tre fasi.

La prima è quella della decompressione, durante la quale è doveroso staccare realmente dagli impegni scolastici. Segue una fase di mantenimento, caratterizzata da attività di studio leggere e regolari. Infine, nelle settimane che precedono il ritorno in classe, è utile una graduale riattivazione per prepararsi al nuovo anno scolastico. “Il rischio da evitare è quello degli estremi: un’estate completamente scolastica da una parte e un’estate totalmente disconnessa da qualsiasi responsabilità dall’altra.

Quanto studiare durante le vacanze?

La regola è semplice: meglio poco, fatto bene e con continuità, che tanto, fatto male e sotto pressione. In linea generale, per gli studenti senza particolari difficoltà possono essere sufficienti 30-45 minuti al giorno nella scuola primaria e circa 60-90 minuti per studenti delle medie e delle superiori, con una programmazione costante ma flessibile.

Come l’Intelligenza Artificiale può esserci d’aiuto?

L’IA non è necessariamente un nemico dell’apprendimento“, osserva la Dottoressa Bitto. “Può diventare uno strumento utile per chiarire concetti, organizzare lo studio o ricevere spiegazioni aggiuntive. Il problema nasce quando viene utilizzata per sostituire completamente il lavoro cognitivo dello studente. I compiti estivi hanno proprio la funzione di mantenere allenate alcune competenze: delegare interamente il compito all’Intelligenza Artificiale significa rinunciare a quell’esercizio mentale che dovrebbe aiutare il ragazzo a ripartire più preparato e sicuro a settembre.

In caso di debiti formativi è possibile pianificare il lavoro, senza stress?

È fondamentale aiutare i ragazzi a comprendere che un debito non definisce il loro valore. Non è una sentenza sulla persona, ma un’indicazione concreta su competenze che devono essere recuperate. La domanda utile non è ‘perché sei arrivato a questo punto?’, ma ‘da dove ripartiamo?’ Il recupero estivo è più efficace quando viene affrontato con un piano mirato e realistico, concentrandosi sugli argomenti essenziali e sulle difficoltà specifiche, piuttosto che cercando di ripetere l’intero programma.