Anno III • Numero 245
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Il prezzo dell’amore: in Cina si può essere risarciti per il tempo perso in una relazione?

Coppia cinese davanti a una mediatrice per il risarcimento dopo la separazione

Tra compensazioni sentimentali, convivenze finite e confini della legge cinese

La fine di una storia d’amore porta spesso con sé un carico difficile da misurare. Ci sono la nostalgia, il senso di fallimento e la convinzione di avere investito anni importanti in una relazione che non ha prodotto il futuro sperato.

In Cina questa sensazione ha assunto anche una dimensione economica. Dopo la rottura, alcune persone chiedono all’ex partner una somma di denaro come compensazione per il tempo, le energie e le opportunità sacrificate durante il rapporto.

La pratica viene comunemente descritta con espressioni traducibili come “risarcimento per la giovinezza perduta”, “tassa di separazione” o “compensazione per il tempo perso”.

Il fenomeno esiste ed è entrato più volte nelle aule dei tribunali. Tuttavia, la realtà giuridica è molto più complessa rispetto alla versione diventata popolare sui social network.

In Cina non esiste infatti una legge che attribuisca automaticamente a un ex fidanzato o a un’ex fidanzata il diritto di essere pagato per gli anni trascorsi insieme.

Il risarcimento per il tempo perso non è un diritto previsto dalla legge

Il Codice civile cinese non contiene una norma che consenta di chiedere denaro soltanto perché una relazione è terminata.

Un giudice della Prima Corte intermedia del popolo di Pechino ha chiarito che il cosiddetto risarcimento per la giovinezza perduta non è un termine giuridico. Viene normalmente considerato una compensazione morale o sentimentale, non un vero rapporto di diritti e obblighi riconosciuto dalla legge. 

In altre parole, il semplice fatto di avere trascorso cinque, dieci o quindici anni con una persona non crea automaticamente un credito economico.

La fine della relazione, anche quando provoca una forte sofferenza, non viene di per sé considerata un illecito civile.

Per ottenere un risarcimento occorre dimostrare qualcosa di diverso dal dolore sentimentale. Può trattarsi, per esempio, di un danno economico concreto, di beni acquistati insieme, di somme prestate, di spese sostenute nell’interesse comune o di una violazione specifica tutelata dalla legge.

Il tribunale non stabilisce il valore degli anni trascorsi insieme

Contrariamente a quanto talvolta si legge online, i giudici cinesi non possiedono una tabella con la quale calcolare il valore di ogni anno di fidanzamento.

La durata del rapporto può diventare rilevante quando bisogna ricostruire una convivenza, i contributi economici delle parti o la proprietà di determinati beni.

Non viene però utilizzata per stabilire quanto valgano la giovinezza, l’affetto o le occasioni matrimoniali perdute.

Il tempo trascorso insieme appartiene infatti alla sfera delle scelte personali. Salvo comportamenti illeciti o obbligazioni dimostrabili, nessuna delle due parti può trasformarlo automaticamente in un debito.

Perché queste richieste sono diffuse in Cina

Il fenomeno nasce dall’incontro tra trasformazioni economiche, aspettative familiari e modelli culturali ancora molto forti.

In alcuni contesti sociali, soprattutto per le donne, una relazione lunga che non conduce al matrimonio può essere percepita come un investimento fallito. Alla perdita affettiva si aggiungono spesso le pressioni familiari, il giudizio sociale e il timore di avere ridotto le proprie possibilità di costruire una nuova famiglia.

Da questa percezione nasce l’idea che la parte che interrompe il rapporto debba riconoscere una compensazione.

Il denaro diventa così una forma di chiusura simbolica. Non cancella il dolore, ma viene presentato come riconoscimento dei sacrifici sostenuti durante la relazione.

Questa logica resta però sociale e morale. Non coincide necessariamente con quella dei tribunali.

Cosa accade quando esiste un accordo scritto

Uno dei punti più delicati riguarda le promesse firmate al momento della separazione.

Durante una rottura, una persona può impegnarsi a versare una somma all’ex partner attraverso un accordo, una dichiarazione o perfino una falsa ricevuta di prestito.

La firma, tuttavia, non garantisce automaticamente che il documento sarà considerato valido.

Il Codice civile cinese stabilisce che gli atti civili non possono violare la legge, l’ordine pubblico o il buon costume. Le controversie devono inoltre essere risolte secondo la legge e, in assenza di una norma specifica, secondo consuetudini compatibili con questi principi. 

Il caso del finto prestito da un milione di yuan

Nel 2025 ha attirato l’attenzione un caso nel quale una donna aveva chiesto all’ex compagno di firmare un accordo di prestito da un milione di yuan.

Secondo la ricostruzione pubblicata dalla stampa cinese, non esisteva un reale trasferimento di denaro. Il documento era stato sottoscritto durante il conflitto legato alla fine della relazione.

Il tribunale ha respinto la richiesta, ritenendo che non vi fosse un autentico rapporto di prestito e che l’accordo fosse contrario ai principi dell’ordine pubblico e del buon costume. 

Questo caso dimostra che non basta trasformare una richiesta sentimentale in una cambiale o in un contratto apparente.

I giudici possono verificare la vera origine del documento, l’esistenza del pagamento e le condizioni nelle quali è stato firmato.

Quando il denaro viene pagato volontariamente

La situazione cambia quando una persona decide spontaneamente di pagare e successivamente chiede la restituzione della somma.

Nel giugno 2026 un tribunale ha esaminato il caso di un uomo che aveva versato 100.000 yuan all’ex partner durante la separazione. In seguito aveva cercato di recuperare il denaro sostenendo che la donna si fosse arricchita senza una valida ragione giuridica.

La richiesta è stata respinta. Il tribunale ha considerato il pagamento come un’obbligazione naturale nata sul piano morale e affettivo. La legge non avrebbe potuto obbligare l’uomo a versare la somma, ma, essendo stata pagata volontariamente, non poteva essere recuperata come un semplice indebito. 

La distinzione è decisiva:

  • una persona non può normalmente costringere l’ex partner a pagare un risarcimento per il tempo perso;
  • chi versa volontariamente il denaro potrebbe non riuscire successivamente a riaverlo.

Il cosiddetto prezzo della separazione può quindi esistere nella pratica, senza diventare un diritto automatico.

Convivenza e patrimonio: cosa può essere realmente richiesto

Un rapporto non matrimoniale può comunque produrre conseguenze economiche reali.

Durante una convivenza, le parti possono acquistare una casa, avviare un’attività, sostenere spese comuni oppure accumulare beni grazie ai contributi di entrambi.

In questi casi il tribunale non risarcisce il cuore infranto. Cerca invece di stabilire a chi appartengono i beni e quanto ciascuno abbia effettivamente contribuito.

Dal febbraio 2025 una nuova interpretazione della Corte suprema del popolo ha chiarito alcuni criteri relativi alle controversie patrimoniali tra conviventi non sposati.

Quando esiste un accordo sulla proprietà acquistata durante la convivenza, i giudici possono seguirlo. In assenza di un’intesa, la divisione può tenere conto dei contributi finanziari, della vita comune, della presenza di figli e della partecipazione alla creazione del patrimonio. 

Questa è la vera area nella quale una persona può ricevere una compensazione dopo la rottura: non per avere amato, ma per avere contribuito economicamente o materialmente alla costruzione di beni comuni.

Il lavoro domestico nella convivenza non è sempre facile da dimostrare

La questione diventa più complessa quando il contributo non è rappresentato dal denaro.

Una persona può avere rinunciato al lavoro, seguito il partner in un’altra città, gestito la casa o sostenuto indirettamente l’attività professionale dell’altro.

Nel matrimonio, il diritto cinese contempla forme di compensazione per il coniuge che abbia sostenuto un carico maggiore nella cura dei figli, degli anziani o delle attività familiari.

Nelle relazioni non registrate, invece, la tutela può risultare più limitata. Diventa quindi fondamentale dimostrare spese, trasferimenti di denaro, accordi e partecipazioni patrimoniali.

Amore, denaro e responsabilità individuale

La richiesta di un risarcimento sentimentale divide profondamente l’opinione pubblica.

I sostenitori ritengono che possa tutelare la parte economicamente più debole, soprattutto quando una persona ha sacrificato lavoro, indipendenza e opportunità personali per sostenere il partner.

I critici osservano invece che ogni relazione comporta un rischio e che attribuire un prezzo agli anni trascorsi insieme trasformerebbe l’amore in un contratto a rendimento garantito.

Entrambe le posizioni toccano un problema reale.

Non tutto ciò che viene sacrificato in una relazione può essere dimostrato attraverso una fattura. Allo stesso tempo, non ogni delusione sentimentale può diventare una responsabilità economica attribuita all’altro.

Il diritto deve quindi separare i danni reali dalle aspettative emotive.

Il vero significato del fenomeno cinese

Il caso cinese non dimostra che i tribunali abbiano cominciato a vendere e acquistare il tempo trascorso in amore.

Mostra piuttosto come i rapporti sentimentali moderni siano sempre più intrecciati con proprietà, lavoro domestico, disuguaglianze economiche e aspettative sociali.

Quando una relazione termina, il conflitto non riguarda soltanto i sentimenti. Può coinvolgere case, risparmi, attività commerciali e anni di lavoro non retribuito.

La legge cinese non riconosce un prezzo alla giovinezza perduta. Può però intervenire quando dietro la rottura emergono un vero danno patrimoniale, un trasferimento di denaro o una proprietà costruita insieme.

La differenza è sottile, ma fondamentale.

L’amore non genera automaticamente un credito. I sacrifici economici documentabili, invece, possono generare diritti.

Domande frequenti sul risarcimento dopo una relazione in Cina

In Cina un’ex fidanzata può chiedere un risarcimento per gli anni persi?

Può avanzare la richiesta, ma il semplice tempo trascorso nella relazione non crea normalmente un diritto al risarcimento. Occorre dimostrare un danno economico, un accordo valido o un contributo patrimoniale concreto.

Un accordo di separazione firmato è sempre valido?

No. Il tribunale può annullarlo se è stato firmato sotto coercizione, se nasconde un falso prestito oppure se viola l’ordine pubblico e il buon costume.

Chi paga volontariamente può chiedere indietro i soldi?

Non necessariamente. In alcuni casi i tribunali hanno ritenuto che un pagamento spontaneo legato alla separazione non possa essere recuperato come arricchimento ingiustificato.