Anno III • Numero 245
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La “vacanza-performance” è il nuovo stress dei giovani italiani. La parola alla psicologa di Doctolib

Dovrebbe essere il momento dell’anno dedicato al recupero, alla disconnessione e al benessere. Ma per molti italiani, e in particolare per le nuove generazioni, la vacanza rischia di trasformarsi in una nuova fonte di stress: da pianificare, vivere al meglio, raccontare e confrontare.

È il fenomeno della “vacanza-performance” che emerge dalla ricerca realizzata, tra il 7 e l’8 luglio 2026, da YouGov per Doctolib Italia su un campione rappresentativo di oltre 1.000 uomini e donne over 18.

Il dato più sorprendente riguarda proprio i giovani: sono quelli che vanno più spesso in vacanza ma anche quelli che sembrano riuscire meno a recuperare energie. Il 90% degli italiani tra i 18 e i 34 anni dichiara infatti di prendere ferie estive, contro il 72% degli over 55. Tuttavia, al ritorno dalle vacanze, solo il 39% dei giovani afferma di sentirsi più riposato sia fisicamente sia mentalmente, contro il 61% degli over 55.

Un paradosso che si accompagna ad un altro dato significativo: il 45% dei 18-34enni dichiara di aver vissuto un episodio di malessere nei primi giorni di vacanza legato probabilmente allo stress accumulato nei mesi precedenti o al brusco cambio di ritmo e abitudini. Tra gli over 55 la percentuale scende al 20%.

La difficoltà a fermarsi davvero può avere conseguenze anche sul benessere fisico.

Il 30,8% degli italiani dichiara di essersi ammalato nei primi giorni di vacanza a causa dello stress accumulato nelle settimane o nei mesi precedenti o per l’improvviso cambiamento di ritmi e abitudini. Sull’argomento facciamo chiarezza con la dottoressa Angela Persico, psicologa clinica di Doctolib, specialista in mindfulness.

Perché alcune persone si ammalano proprio quando iniziano le ferie?

Questo fenomeno è noto come ‘Leisure Sickness Syndrome’, la sindrome della malattia da tempo libero. Quando lo stress cronico si interrompe bruscamente, il sistema immunitario, che era in uno stato di allerta costante, subisce un ‘rilascio’ che può manifestarsi con vari sintomi. Il corpo, finalmente autorizzato a rilassarsi, può permettersi così di manifestare tutta la fatica accumulata nei mesi precedenti. Il sistema immunitario, rimasto in stand-by per lungo tempo, viene improvvisamente riattivato e i sintomi che erano stati tenuti a bada dalla tensione quotidiana emergono: mal di testa, dolori muscolari, spossatezza, sino a veri e propri attacchi influenzali. Colpisce soprattutto i giovani perché la loro vita è spesso un susseguirsi di stimoli e pressioni (studio, lavoro, social, aspettative). Quando la spina viene staccata, il corpo, esausto, crolla. La sindrome della malattia da tempo libero è il costo che si paga per aver vissuto al di sopra delle proprie risorse per tutto il resto dell’anno.

Oltre le ferie quanto è importante concedersi un momento di riposo quotidiano?

La vera sfida non è riuscire a staccare in vacanza, ma imparare a fermarsi anche quando si è al lavoroInvece di concentrare tutte le aspettative di rigenerazione in poche settimane estive, sarebbe più utile distribuire nel corso dell’anno micro-pause di recupero: un weekend per staccare davvero, una giornata senza schermi, un’ora al giorno dedicata a sé stessi.

I dati della survey mostrano che il 70% degli italiani continua a controllare e-mail e messaggi di lavoro durante le ferie e il 22% non si disconnette mai del tutto. Perché è così difficile staccare davvero dal lavoro anche in vacanza?

L’ansia da disconnessione non è una debolezza, ma la risposta ad un sistema che ci chiede di essere sempre reperibili. Questo fenomeno, che viene definito ‘out of office anxiety’, è legato alla lontananza dall’ambiente lavorativo e alla paura di non poter gestire in tempo reale le proprie attività professionali. Non è solo ansia e non è solo abitudine: è un meccanismo che si auto-alimenta. Il lavoro, soprattutto in un’epoca nella quale tutto è sempre a portata di mano attraverso i dispositivi digitali, continua ad attivare il nostro sistema di attenzione e controllo. Staccare è così difficile perché la disconnessione ci espone anche al vuoto, a noi stessi, a domande che il lavoro ci aiuta a non porci. È più facile gestire 100 e-mail che il silenzio interiore.

Il 12% degli italiani dichiara di pensare al rientro per tutta la vacanza. Perché succede?

L’ansia da rientro è una compagna che ci portiamo dietro per tutta l’estate e dimostra che il distacco psicologico dal lavoro, quello che in letteratura viene chiamato ‘psychological detachment’, non è avvenuto. Il cervello è rimasto in modalità lavoro anche in vacanza, come se una parte di noi fosse sempre in allerta, in attesa del momento nel quale la pausa finirà e torneremo ad essere produttivi. Una strategia utile è affrontare il rientro con gradualità: non pretendere di essere subito performanti, creare un momento di transizione invece di passare bruscamente dalla spiaggia alla scrivania, non caricarsi immediatamente di tutto il lavoro arretrato e accettare il fatto che il rientro non sarà immediatamente brillante. Si tratta di un processo fisiologico che richiede un periodo di assestamento.

I giovani fanno più vacanze, ma recuperano meno energie. Come si spiega questo paradosso?

Emerge un divario generazionale, i giovani pagano il prezzo più alto perché per molti di loro la vacanza è diventata una performance. La pressione a documentare ogni momento, a mostrarsi felici e vivere esperienze considerate desiderabili, può trasformare il riposo in un’ennesima prestazione da social network. E quando anche il tempo libero diventa una prestazione, recuperare davvero diventa molto più difficile.

Perché alcune persone si ammalano proprio quando iniziano le ferie?

Questo fenomeno è noto come ‘Leisure Sickness Syndrome’, la sindrome della malattia da tempo libero. Quando lo stress cronico si interrompe bruscamente, il sistema immunitario, che era in uno stato di allerta costante, subisce un ‘rilascio’ che può manifestarsi con vari sintomi. Il corpo, finalmente autorizzato a rilassarsi, può permettersi così di manifestare tutta la fatica accumulata nei mesi precedenti. Il sistema immunitario, rimasto in stand-by per lungo tempo, viene improvvisamente riattivato e i sintomi che erano stati tenuti a bada dalla tensione quotidiana emergono: mal di testa, dolori muscolari, spossatezza, sino a veri e propri attacchi influenzali. Colpisce soprattutto i giovani perché la loro vita è spesso un susseguirsi di stimoli e pressioni (studio, lavoro, social, aspettative). Quando la spina viene staccata, il corpo, esausto, crolla. La sindrome della malattia da tempo libero è il costo che si paga per aver vissuto al di sopra delle proprie risorse per tutto il resto dell’anno.

Che ruolo hanno i social nello stress da vacanza?

Il confronto sociale è un elemento centrale. La vacanza rischia di diventare un compito da svolgere per sentirsi all’altezza delle aspettative. Sempre più giovani scelgono la meta delle vacanze attraverso TikTok o Instagram e questo genera un paradosso: più si scrollano contenuti di vacanze perfette, più aumentano i dubbi e l’ansia di non essere all’altezza e la sensazione di non vivere abbastanza esperienze. È il meccanismo della FOMO (Fear Of Missing Out), la paura di perdersi qualcosa, di essere tagliati fuori da esperienze che ‘dovremmo’ vivere. La pressione a documentare ogni momento, a mostrarsi felici e in viaggi da sogno, trasforma il riposo in un’ennesima prestazione da social network. Il risultato è spesso un carico di stress aggiuntivo, che si somma a quello già accumulato durante l’anno.

Cosa possiamo fare per invertire questa rotta e riposare davvero?

Da quanto mostrano i dati, è evidente che la vacanza, per molti, ha perso la sua funzione rigenerante. Non basta prendersi due settimane di ferie, bisogna imparare a prendersi cura di sé tutto l’anno, distribuendo micro-pause di recupero e imparando a riconoscere i segnali di stress prima che diventino insostenibili. Serve un cambio di prospettiva. Invece di concentrare tutte le aspettative di rigenerazione in poche settimane estive, sarebbe più utile distribuire nel corso dell’anno micro-pause di recupero: un weekend per staccare davvero, una giornata senza schermi, un’ora al giorno dedicata a sé stessi. La vera sfida non è riuscire a staccare in vacanza, ma imparare a fermarsi anche quando si è al lavoro.