Tra Sana’a, Shibam e Socotra, il racconto di un Paese che continua a essere un sogno. Un viaggio diverso dagli altri
Ci sono viaggi che si raccontano dopo averli vissuti, quando fotografie, odori, incontri e paesaggi sono già diventati memoria. E poi esistono viaggi diversi, quelli che continuano a vivere nell’immaginazione molto prima di essere realmente compiuti. Lo Yemen, per me, appartiene a questa seconda categoria.
A differenza delle altre destinazioni raccontate in In giro per il mondo, non l’ho ancora visitato. Ed è proprio quell’“ancora” a essere importante. Perché continua a essere uno dei luoghi che vorrei conoscere, uno di quei viaggi che rimangono sospesi tra desiderio e prudenza. Oggi le condizioni politiche e di sicurezza impongono di rimandarlo. Ma rinviare un viaggio non significa rinunciare al sogno. E, a volte, i sogni bisogna anche raccontarli.
Yemen, crocevia tra Arabia, Africa e Oceano Indiano
Lo Yemen occupa una posizione geografica straordinaria, all’estremità meridionale della Penisola Arabica, affacciato sul Mar Rosso e sul Golfo di Aden. Per secoli è stato un crocevia fondamentale tra il mondo arabo, l’Africa orientale e l’Oceano Indiano. Da queste terre passavano incenso, mirra, spezie, tessuti e merci provenienti dall’Oriente. Qui prosperarono antichi regni, tra cui quello di Saba, legato alla figura leggendaria della regina di Saba e alla straordinaria capacità di governare un territorio difficile attraverso sistemi di irrigazione avanzati.
La storia dello Yemen è quindi molto più antica e complessa di quanto suggeriscano le immagini contemporanee legate alla guerra. È una storia fatta di commerci, città fortificate, architetture verticali, cultura islamica e connessioni con l’India e l’Africa orientale.
Sana’a, la città che vorrei vedere per prima
Se immagino il mio arrivo nello Yemen, il viaggio comincia inevitabilmente da Sana’a. La città vecchia, situata a circa 2.200 metri di altitudine, conserva un’architettura tra le più riconoscibili del mondo arabo: alte case in mattoni e terra, decorate con motivi geometrici bianchi e finestre ad arco. L’ingresso ideale sarebbe attraverso Bab al-Yemen, porta monumentale che introduce nel cuore della città storica e nel grande suq tradizionale. Sana’a è una città che vorrei conoscere soprattutto camminando: tra mercati, spezie, caffè, pane, botteghe e minareti. La sua città vecchia è patrimonio mondiale UNESCO e proprio per questo rappresenta uno dei simboli più forti del patrimonio culturale yemenita.
Marib e l’antico regno di Saba
Da Sana’a, in un viaggio ideale, proseguirei verso Marib. Qui il presente lascia progressivamente spazio alla storia più antica del Paese. Marib fu uno dei principali centri del regno di Saba e uno snodo fondamentale delle rotte dell’incenso. L’antica diga di Marib rappresenta ancora oggi uno dei simboli dell’ingegneria idraulica dell’Arabia meridionale. La visita ai siti archeologici consentirebbe di comprendere quanto sofisticata fosse la civiltà sabatea e quanto importante fosse il controllo dell’acqua in un ambiente prevalentemente arido.
Shibam, la Manhattan del deserto
Poi arriverebbe uno dei momenti più attesi: Shibam. Nel cuore dello Hadramawt, questa città appare quasi irreale. Le sue case-torri in terra cruda si innalzano dal deserto creando uno skyline unico. È spesso chiamata “Manhattan del deserto”, ma la sua vera forza sta nel fatto che quell’urbanistica verticale nasce secoli prima delle moderne metropoli. Vederla al tramonto, con il colore delle costruzioni che tende a confondersi con quello del paesaggio circostante, sarebbe probabilmente uno dei momenti più intensi dell’intero viaggio.
Lo Hadramawt, un viaggio nel viaggio
Shibam sarebbe soltanto l’inizio. La valle dello Hadramawt meriterebbe diversi giorni. Qui vorrei fermarmi anche a Tarim, storico centro culturale e religioso, e a Seiyun, altra città importante della regione. Questa parte dello Yemen racconta il rapporto profondo del Paese con le rotte dell’Oceano Indiano. Per secoli le famiglie dello Hadramawt hanno mantenuto collegamenti con l’Africa orientale, l’India e il Sud-est asiatico. Il paesaggio, fatto di wadi, altopiani e città di terra, sarebbe completamente diverso da quello di Sana’a.
Zabid, la città della conoscenza
Un’altra tappa importante sarebbe Zabid, nella pianura costiera del Mar Rosso. Per secoli fu uno dei principali centri culturali e religiosi della regione. Le sue moschee, le scuole e l’architettura tradizionale raccontano un passato nel quale lo Yemen era anche un centro di studio e diffusione della cultura islamica. Zabid rappresenterebbe una tappa fondamentale per comprendere la dimensione culturale del Paese, spesso oscurata dalla sua storia politica recente.
Aden, la porta del mare
Poi raggiungerei Aden. Qui il paesaggio e l’atmosfera cambiano ancora. Aden è una città portuale, modellata per secoli dai traffici marittimi e dalla sua posizione strategica tra Mar Rosso e Oceano Indiano. Il quartiere di Crater, le antiche cisterne e il porto raccontano una città profondamente diversa dalle località dell’interno. Aden sarebbe anche il punto ideale per comprendere il lato più internazionale dello Yemen, quello legato ai commerci, alle rotte marittime e alle influenze provenienti da Africa e Asia.
Socotra, il sogno nel sogno
E poi arriverebbe Socotra. Probabilmente il luogo che più di ogni altro alimenta il desiderio di questo viaggio. L’arcipelago è famoso per la sua biodiversità e per le specie endemiche, in particolare il celebre albero del sangue di drago. Qui immagino un viaggio lento, fatto di natura e silenzio: l’altopiano di Diksam, la foresta di Firmihin, le dune di Arher, la laguna di Detwah, Hoq Cave e le spiagge quasi deserte. Socotra sembra appartenere a un’altra epoca, ed è forse proprio questa sensazione di isolamento a renderla così affascinante.
Itinerario consigliato: 22-24 giorni
Se un giorno le condizioni di sicurezza permettessero di visitare lo Yemen in modo responsabile, costruirei un itinerario di circa tre settimane abbondanti.
Giorni 1-4 – Sana’a
Arrivo, acclimatamento, città vecchia, Bab al-Yemen, mercati e quartieri storici.
Giorni 5-6 – Marib
Siti archeologici, antica diga e testimonianze del regno di Saba.
Giorni 7-11 – Hadramawt
Shibam, Seiyun, Tarim e villaggi della valle.
Giorni 12-13 – Zabid e costa del Mar Rosso
Architettura storica e cultura religiosa.
Giorni 14-15 – Aden
Crater, cisterne, porto e quartieri storici.
Giorni 16-23 – Socotra
Diksam, Firmihin, Arher, Detwah, Hoq Cave, spiagge e natura.
Giorno 24 – rientro.
Lo immaginerei volutamente come un viaggio lento, evitando di comprimere troppe tappe in pochi giorni.
Quando andare
Dal punto di vista climatico, il periodo ideale dipenderebbe dalle diverse aree del Paese. Sana’a, grazie all’altitudine, presenta temperature più miti rispetto alle zone costiere e desertiche. Per il continente sceglierei preferibilmente primavera o autunno. Per Socotra, invece, il periodo generalmente migliore va da ottobre ad aprile, con condizioni particolarmente favorevoli tra dicembre e marzo. Se dovessi scegliere un solo periodo per combinare Yemen continentale e Socotra, punterei su febbraio-marzo. Oggi, però, questo resta soltanto un riferimento climatico: le condizioni di sicurezza rendono il viaggio non consigliabile.
Come arrivare
In condizioni normali, dall’Italia il viaggio richiederebbe uno scalo in uno dei principali hub mediorientali e successivamente un collegamento regionale verso lo Yemen. La situazione dei voli, degli aeroporti e dei collegamenti interni può però cambiare rapidamente. Socotra presenta ulteriori complessità logistiche, con collegamenti aerei irregolari e possibili sospensioni.
Per questo motivo oggi non parlerei di una rotta precisa come se fosse un normale viaggio turistico.
Quanto tempo dedicare al Paese
Lo Yemen non è una destinazione da “vedere” in pochi giorni. Il viaggio ideale richiederebbe almeno tre settimane, meglio ancora 24-25 giorni. Sana’a e lo Hadramawt necessitano di tempo per essere compresi, mentre Socotra merita almeno una settimana. È un Paese che, almeno nell’immaginazione, sembra chiedere lentezza.
La cucina yemenita
La cucina racconta bene la posizione geografica del Paese e le sue relazioni storiche con Arabia, Africa e India. Uno dei piatti simbolo è la saltah, preparata con carne o brodo, verdure, spezie e fieno greco. Molto diffusa è anche la fahsa, a base di carne cotta lentamente e servita molto calda. Il mandi, riso speziato con carne, rappresenta uno dei piatti più conosciuti della Penisola Arabica. Tra i dolci, il bint al-sahn, preparato con sottili strati di pasta, burro chiarificato e miele, sarebbe sicuramente una delle cose da provare. E poi c’è il caffè.
Il nome Moka deriva proprio dal porto yemenita di al-Makha, dal quale per secoli partivano i chicchi coltivati sugli altopiani. Bere un caffè nello Yemen significherebbe quindi entrare anche nella storia di una delle bevande più diffuse al mondo.
Dove dormire
In condizioni normali sceglierei piccole strutture tradizionali, guesthouse o alberghi ricavati in edifici storici, soprattutto a Sana’a e nello Hadramawt. A Socotra, invece, il viaggio sarebbe inevitabilmente più spartano, con piccoli lodge o campi organizzati. Non sarebbe una destinazione da turismo di lusso, ma un viaggio nel quale il valore principale sarebbe l’esperienza.
Documenti, salute e sicurezza
Qui è fondamentale essere chiari. Oggi la situazione di sicurezza dello Yemen resta estremamente critica. Le autorità italiane sconsigliano il viaggio nel Paese e l’assistenza consolare è fortemente limitata. Prima di qualsiasi futura partenza sarebbe quindi indispensabile verificare la situazione attraverso Viaggiare Sicuri, oltre ai requisiti di ingresso, alla copertura assicurativa e alle condizioni sanitarie. Per Socotra vale lo stesso principio: la relativa tranquillità dell’isola non deve essere confusa con la piena sicurezza o stabilità dei collegamenti.
Quanto costa un viaggio del genere
Anche questo è difficile da stimare oggi, perché i costi dipendono fortemente dalla disponibilità dei voli e dalla necessità di affidarsi a operatori locali. In condizioni normali, un viaggio di tre settimane nello Yemen sarebbe probabilmente meno costoso di molte destinazioni del Golfo, ma la componente logistica, i trasporti interni e Socotra potrebbero incidere significativamente sul budget. Più che un viaggio “economico”, lo considererei un viaggio da organizzare con grande attenzione.
Lo Yemen oggi: perché bisogna aspettare
Ed è qui che il sogno incontra necessariamente la realtà. Oggi lo Yemen non può essere raccontato soltanto come una destinazione. Dietro Sana’a, Shibam e Socotra esiste un Paese che continua a vivere una profonda crisi politica, economica e umanitaria. Milioni di persone convivono con insicurezza alimentare, difficoltà di accesso ai servizi e conseguenze di un conflitto che dura da anni. Per questo motivo il viaggio deve aspettare. Non per paura. Per rispetto.
Il viaggio che non ho ancora fatto
Questa volta In giro per il mondo termina quindi diversamente. Non posso raccontare il momento in cui sono entrato da Bab al-Yemen. Non posso descrivere il colore di Shibam al tramonto. Non posso ricordare il sapore della saltah mangiata in un piccolo locale. Non posso raccontare il vento tra gli alberi del sangue di drago. Non posso farlo perché in Yemen non ci sono ancora stato. Ed è proprio quell’“ancora” a fare tutta la differenza.
Esistono luoghi che continuiamo a portare dentro di noi dopo averli visitati. Ma esistono anche luoghi che entrano nella nostra immaginazione molto prima che possiamo raggiungerli. Lo Yemen è uno di questi. Oggi il viaggio può aspettare. Il sogno, invece, può continuare.
Un giorno, spero, potrò tornare su queste pagine e raccontare uno Yemen finalmente vissuto: Sana’a vista con i miei occhi, Shibam raggiunta davvero e il vento di Socotra sentito sulla pelle. Fino ad allora resterà il viaggio che non ho ancora fatto. Ma anche i viaggi sognati appartengono, in qualche modo, al nostro personale giro per il mondo. Perché non tutti i viaggi cominciano con un biglietto aereo. Alcuni iniziano molto prima. E a volte i sogni, prima di poterli realizzare, bisogna avere il coraggio di raccontarli.