Quasi 70 mila nuovi alberi messi a dimora e circa 30 mila esemplari persi tra abbattimenti e crolli. Il bilancio numerico del patrimonio arboreo di Roma sembra positivo, ma è sufficiente contare le piante per stabilire se la Capitale sia diventata realmente più verde?
A sollevare il dubbio è Federcontribuenti Roma, che chiede al Campidoglio di pubblicare un bilancio ambientale più dettagliato delle operazioni effettuate sul verde urbano. Secondo l’associazione, la differenza tra nuove piantumazioni e abbattimenti non permetterebbe, da sola, di valutare gli effetti sul clima, sull’ombreggiamento e sull’assorbimento dell’anidride carbonica.
La questione nasce da una differenza fondamentale: un albero giovane di tre o cinque anni non possiede la stessa biomassa, la stessa chioma e la stessa capacità di fornire servizi ecosistemici di un esemplare adulto cresciuto per cinquanta o settant’anni.
Federcontribuenti sostiene inoltre che la propria elaborazione indicherebbe una perdita di capacità di assorbimento stimabile in circa 320 tonnellate di CO₂ all’anno, con un periodo compreso fra dieci e quindici anni per recuperare il divario. Si tratta, tuttavia, di una stima dell’associazione e non di un valore certificato da Roma Capitale. In assenza della pubblicazione della metodologia, delle specie considerate, delle dimensioni degli alberi e dei tassi di sopravvivenza utilizzati, il dato non può essere presentato come un bilancio scientifico definitivo.
Quanti alberi sono stati piantati e abbattuti a Roma
Il Bilancio arboreo 2021-2025 presentato in Commissione capitolina Ambiente indica che, tra novembre 2021 e il 31 dicembre 2025, a Roma sono stati messi a dimora 67.640 alberi.
Nello stesso periodo sono stati registrati 29.842 decrementi: 29.136 abbattimenti e 706 schianti. Il saldo aritmetico dichiarato dall’amministrazione è quindi positivo per 37.798 esemplari.
Il patrimonio arboreo pubblico censito della Capitale è arrivato a 390.054 unità. Nel conteggio sono comprese anche 36.372 piante già presenti ma non precedentemente censite, entrate nella banca dati e nelle attività di gestione. Questi alberi non risultano conteggiati tra le nuove piantumazioni.
I dati sono stati illustrati dall’assessora capitolina all’Ambiente Sabrina Alfonsi e riportati dall’ANSA nel resoconto sul bilancio arboreo.
Il Campidoglio può dunque rivendicare un aumento numerico del patrimonio censito. La contestazione di Federcontribuenti non riguarda tanto l’esattezza del conteggio, quanto la possibilità di trasformarlo automaticamente in un indicatore di miglioramento ambientale.
Perché un albero giovane non sostituisce subito un albero adulto
Due alberi non offrono necessariamente gli stessi benefici. Specie, altezza, diametro del tronco, ampiezza della chioma, stato sanitario e collocazione incidono profondamente sulla loro funzione ambientale.
Un grande albero adulto può ombreggiare una porzione estesa di strada o di edificio, raffreddare l’ambiente attraverso l’evapotraspirazione, intercettare parte delle precipitazioni e trattenere carbonio nella propria biomassa. Un esemplare appena piantato potrà offrire gli stessi benefici soltanto se sopravvivrà e avrà lo spazio e le cure necessarie per crescere.
L’Agenzia statunitense per la protezione ambientale ricorda che alberi e vegetazione contribuiscono a ridurre le isole di calore attraverso ombra ed evapotraspirazione. Possono inoltre migliorare la gestione delle piogge, trattenere carbonio e intercettare alcuni inquinanti atmosferici. I benefici dipendono però dalla copertura vegetale, dalla posizione e dalle condizioni delle piante, come spiega la scheda tecnica dell’EPA sugli alberi urbani.
Il problema, quindi, non è mettere in discussione l’utilità delle nuove piantumazioni. Senza nuovi alberi, il patrimonio urbano sarebbe inevitabilmente destinato a invecchiare e diminuire. Il punto è evitare che il numero delle piantine venga considerato immediatamente equivalente al valore ecologico degli esemplari rimossi.
Il nodo della sopravvivenza delle nuove piante
Federcontribuenti richiama anche il problema della mortalità degli alberi più giovani. Nel suo intervento ipotizza un tasso di sopravvivenza del 40-45%, ma non risulta indicata una rilevazione specifica capace di dimostrare che questa percentuale riguardi effettivamente tutte le nuove piantumazioni realizzate a Roma.
Il valore dovrà quindi essere verificato attraverso dati del Campidoglio suddivisi per anno, progetto, specie e zona della città. Non sarebbe corretto applicare automaticamente alla Capitale una percentuale ricavata da esperienze diverse.
La letteratura scientifica conferma, tuttavia, che la sopravvivenza rappresenta un elemento decisivo. Gli alberi urbani appena piantati attraversano una fase di attecchimento particolarmente delicata. Irrigazione, qualità del suolo, spazio per le radici, potature, caldo estremo, vandalismo e scelta della specie possono determinare il successo o il fallimento dell’intervento.
Uno studio sugli alberi stradali ha osservato che la perdita di biomassa causata dalla morte degli esemplari più grandi può superare, almeno nel breve periodo, l’accumulo prodotto dalle nuove piante. I ricercatori concludono che piantare non basta: occorre anche favorire l’attecchimento dei giovani alberi e conservare in salute quelli adulti. Lo studio è disponibile nell’archivio scientifico PubMed Central.
Le 320 tonnellate di CO₂ all’anno sono un dato da certificare
Il passaggio più delicato della denuncia riguarda il presunto saldo di circa 320 tonnellate di CO₂ all’anno. Federcontribuenti attribuisce questo risultato a una propria elaborazione e stima che possano servire tra dieci e quindici anni per tornare in pareggio.
Per valutare il dato sarebbe necessario conoscere almeno:
- la specie e il diametro degli alberi abbattuti;
- la biomassa presente nel tronco, nei rami e nelle radici;
- l’età e le dimensioni delle nuove piante;
- il loro tasso di crescita e sopravvivenza;
- il destino del legname ottenuto dagli abbattimenti;
- le emissioni prodotte da trasporto, manutenzione e smaltimento;
- l’eventuale riduzione dei consumi energetici dovuta all’ombreggiamento.
Occorre inoltre distinguere tra carbonio stoccato e sequestro annuale. Il primo è quello già accumulato nella biomassa; il secondo indica la quantità sottratta ogni anno all’atmosfera attraverso la crescita.
Un albero abbattuto non libera necessariamente e immediatamente tutto il carbonio che conteneva. Il risultato dipende dal destino del legno. Se viene bruciato o si decompone rapidamente, una parte consistente torna in atmosfera; se viene trasformato in prodotti durevoli, una quota può restare immagazzinata più a lungo.
Anche le attività di manutenzione hanno un costo climatico. Mezzi, motoseghe, trituratori, irrigazione e trasporto producono emissioni che dovrebbero essere incluse in un bilancio completo. Il Servizio forestale statunitense sottolinea infatti che specie, dimensioni, durata della vita, gestione e destinazione del legno condizionano l’impatto climatico netto degli alberi urbani (US Forest Service).
Senza queste informazioni, le 320 tonnellate annue restano una stima da sottoporre a verifica, non una misurazione ufficiale.
Le domande di Federcontribuenti al Campidoglio
Federcontribuenti Roma chiede all’amministrazione di rendere pubblici dati più dettagliati. L’associazione vuole sapere quanti dei nuovi alberi siano ancora vivi, quali specie siano state utilizzate, quale età e dimensione abbiano raggiunto e quanta biomassa abbiano sviluppato.
Domanda inoltre quanti degli alberi abbattuti avessero cinquanta, sessanta o settant’anni, quanto carbonio contenessero e quale destinazione sia stata data al legname.
L’obiettivo è arrivare a un saldo che non consideri soltanto il numero degli esemplari, ma anche la capacità effettiva del patrimonio arboreo di assorbire CO₂, mitigare le temperature, offrire ombra e migliorare la qualità dello spazio urbano.
Richieste simili erano già emerse dopo la presentazione del bilancio del Comune. Associazioni ambientaliste avevano domandato dati maggiormente dettagliati per municipio, strada, specie e percentuale di attecchimento, contestando l’equivalenza tra alberi di dimensioni molto differenti.
Sicurezza e tutela ambientale non possono essere contrapposte
Il confronto deve tenere conto anche della sicurezza. Non tutti gli alberi abbattuti erano necessariamente sani o potevano essere conservati. Malattie, instabilità, danni alle radici, parassiti ed eventi meteorologici possono rendere inevitabile la rimozione di un esemplare.
Roma ha affrontato negli ultimi anni numerosi crolli, anche in zone molto frequentate. L’amministrazione ha intensificato controlli e interventi per ridurre i rischi per pedoni, automobilisti ed edifici.
Il numero degli abbattimenti, preso isolatamente, non dimostra quindi una cattiva gestione. Per formulare un giudizio servono le perizie, le condizioni fitosanitarie e le motivazioni di ogni intervento. Allo stesso tempo, la necessità di rimuovere un albero pericoloso non cancella la perdita ambientale prodotta nell’immediato.
Una gestione credibile dovrebbe riuscire a tenere insieme sicurezza, conservazione degli esemplari sani, sostituzioni rapide e manutenzione delle nuove piante.
Roma è davvero una città green?
Il bilancio numerico del Campidoglio è positivo: le nuove piantumazioni dichiarate superano gli abbattimenti e gli schianti. Questo dato rappresenta un elemento importante, ma non risponde a tutte le domande sollevate da Federcontribuenti.
Per stabilire se Roma sia diventata realmente più verde bisogna conoscere l’evoluzione della copertura arborea, della biomassa, dell’ombreggiamento e della capacità di assorbimento. Bisogna inoltre verificare quanti giovani alberi superino la fase di attecchimento e raggiungano dimensioni significative.
La soluzione non consiste nello smettere di piantare, ma nel misurare meglio e curare più a lungo. Una politica urbana efficace deve proteggere gli alberi adulti quando sono sani e recuperabili, rimuovere quelli realmente pericolosi, sostituirli con specie adatte al clima futuro e monitorare le nuove piante per diversi anni.
Roma ha bisogno di più alberi, ma soprattutto di un patrimonio vivo, diversificato e capace di crescere. Il confronto aperto da Federcontribuenti può diventare utile se porterà alla pubblicazione di dati verificabili e a un bilancio ambientale che vada oltre la semplice somma tra alberi piantati e abbattuti.
Domande frequenti
Quanti alberi sono stati piantati a Roma tra il 2021 e il 2025?
Secondo il bilancio presentato dal Campidoglio, sono stati messi a dimora 67.640 alberi.
Quanti alberi sono stati persi nello stesso periodo?
Il decremento dichiarato è di 29.842 esemplari, composto da 29.136 abbattimenti e 706 schianti.
Il saldo degli alberi di Roma è positivo?
Dal punto di vista numerico, il saldo dichiarato è positivo per 37.798 esemplari. Questo dato non misura però direttamente biomassa, copertura della chioma o capacità di assorbimento della CO₂.
È confermata la perdita di 320 tonnellate di CO₂ all’anno?
No. È una stima attribuita da Federcontribuenti a una propria elaborazione. Per certificarla servono metodologia, inventario degli alberi, specie, dimensioni, mortalità e destinazione del legname.
Un albero giovane compensa subito un albero adulto?
No. Un giovane albero necessita di tempo per sviluppare chioma e biomassa. I risultati dipendono inoltre dalla sua sopravvivenza, dalla specie, dalla collocazione e dalla manutenzione.