Anno III • Numero 245
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QUOTIDIANO DI INFORMAZIONE LIBERA E INDIPENDENTE

Calendar provisioning: quando il tempo diventa capitale

Uomo analizza dati finanziari complessi.

La nuova economia dei crediti deteriorati e il rischio che la prudenza bancaria condizioni le possibilità di recupero delle imprese

Per molti anni il problema dei crediti deteriorati delle banche europee è stato affrontato prevalentemente attraverso una domanda: quanto vale realmente un credito che il debitore non riesce più a rimborsare regolarmente?

Con il calendar provisioning alla domanda sul valore se ne è aggiunta un’altra, forse ancora più importante: da quanto tempo quel credito è deteriorato?

Il tempo è così diventato una variabile prudenziale.

Più a lungo un’esposizione rimane classificata come Non-Performing Exposure (NPE), maggiore deve essere la copertura richiesta alla banca. Fino ad arrivare, secondo determinate scansioni temporali, alla copertura integrale.

È un cambiamento apparentemente tecnico che ha però modificato profondamente l’economia della gestione dei crediti deteriorati.

E, indirettamente, anche il rapporto tra banca e impresa in difficoltà.

Dalla montagna degli NPL al prudential backstop

Per comprenderne l’origine bisogna tornare alla grande eredità lasciata dalla crisi finanziaria e dalla successiva crisi dei debiti sovrani.

I bilanci di numerose banche europee, soprattutto nei Paesi maggiormente colpiti dalla recessione, accumularono enormi quantità di crediti deteriorati.

Il problema non riguardava soltanto le perdite.

Un’elevata presenza di NPL immobilizza capitale, assorbe risorse gestionali, riduce la redditività e può limitare la capacità delle banche di concedere nuovo credito.

Da qui l’intervento progressivo delle istituzioni europee.

Nel 2018 la BCE pubblicò l’Addendum alle proprie linee guida sugli NPL, introducendo aspettative di vigilanza relative alla copertura prudenziale delle nuove esposizioni deteriorate.

Si trattava tuttavia di aspettative di supervisione, utilizzate come punto di partenza nel dialogo tra BCE e singola banca, e non di una regola automatica direttamente applicabile indistintamente a tutti gli intermediari.

Il passaggio successivo fu decisivo.

Con il Regolamento (UE) 2019/630, entrato in vigore il 26 aprile 2019, il legislatore europeo modificò il Capital Requirements Regulation (CRR), introducendo un requisito minimo di copertura delle perdite sulle esposizioni deteriorate.

Nasce il cosiddetto Pillar 1 prudential backstop.

La logica può essere sintetizzata così:

un credito deteriorato non può rimanere indefinitamente nel bilancio bancario senza una crescente copertura prudenziale.

Il calendario del deterioramento

Il meccanismo ruota intorno a due variabili fondamentali:

  • l’anzianità dell’esposizione deteriorata, la cosiddetta NPE vintage;
  • la presenza e la tipologia delle garanzie.

Per le esposizioni rientranti nel regime del Pillar 1, il percorso verso la copertura integrale segue, in termini generali, tre orizzonti:

3 anni per le esposizioni unsecured;

7 anni per le esposizioni garantite da collateral diverso dagli immobili;

9 anni per le esposizioni garantite da immobili.

Non significa semplicemente che allo scadere di quei termini la banca debba contabilizzare automaticamente una perdita pari al 100% del credito.

La distinzione è importante.

Il calendar provisioning è innanzitutto un meccanismo prudenziale di copertura minima. Se gli accantonamenti e gli altri elementi riconosciuti dalla disciplina non sono sufficienti a raggiungere la copertura richiesta, la differenza determina una deduzione dal capitale primario di classe 1, il CET1.

Il problema diventa quindi direttamente patrimoniale.

Ed è proprio qui che il calendar provisioning cambia l’economia dell’NPL.

Un esempio

Immaginiamo un finanziamento bancario di 1 milione di euro che diventi non-performing.

Supponiamo, per semplicità, che si tratti di un’esposizione priva di garanzie.

All’inizio la banca può ancora ritenere possibile recuperare una parte significativa del credito attraverso una ristrutturazione dell’impresa, un accordo con il debitore oppure un’attività di recupero.

Ma il calendario continua a scorrere.

Con l’aumentare della vintage aumenta la copertura prudenziale richiesta.

Per un’esposizione unsecured, trascorso l’orizzonte previsto dalla disciplina, si arriva alla copertura integrale.

Se gli accantonamenti e gli altri elementi riconosciuti fossero inferiori al minimo richiesto, la parte mancante dovrebbe essere dedotta dal CET1.

Il credito quindi non rappresenta più soltanto un problema di recupero.

Diventa un problema di capitale.

Ed è questa trasformazione che influenza profondamente le strategie delle banche.

Il valore economico e il valore prudenziale possono divergere

Qui emerge uno degli aspetti più controversi del sistema.

Un credito può avere ancora un valore economico significativo.

Potrebbe esistere un’impresa temporaneamente in difficoltà ma dotata di un’attività industriale valida.

Potrebbero esserci immobili da vendere.

Potrebbe essere in corso una procedura giudiziaria con ragionevoli probabilità di recupero.

Potrebbe esistere un piano di ristrutturazione credibile.

Ma il tempo prudenziale continua comunque a trascorrere.

È quindi possibile che il tempo necessario al recupero economico e il tempo concesso dal calendario regolamentare non coincidano.

La questione è particolarmente importante in Paesi caratterizzati da procedure giudiziarie e concorsuali relativamente lunghe.

Una banca potrebbe avere ragionevoli aspettative di recuperare una parte consistente del credito, ma dover comunque sostenere nel frattempo un crescente costo prudenziale.

Perché il calendar provisioning ha accelerato le cessioni di NPL

Questa dinamica aiuta anche a comprendere una parte importante della trasformazione del mercato europeo dei crediti deteriorati.

Se mantenere a lungo un NPL significa sostenere progressivamente maggiori coperture o assorbimenti patrimoniali, la banca è incentivata a ridurre rapidamente la propria esposizione.

Le alternative diventano essenzialmente tre:

recuperare, ristrutturare oppure cedere.

Ed è proprio la terza strada ad aver favorito lo sviluppo del mercato secondario degli NPL e degli operatori specializzati nella gestione e nell’acquisto dei crediti deteriorati.

Si produce però un apparente paradosso.

Una banca può essere indotta a vendere oggi un credito a un prezzo relativamente basso pur di eliminare dal proprio bilancio il costo futuro rappresentato dal deterioramento e dalla crescente copertura prudenziale.

Il prezzo della cessione non dipende quindi soltanto dalle aspettative di recupero.

Dipende anche dal costo del tempo.

Il tempo è diventato una componente del prezzo

Questo è forse il vero cambiamento culturale introdotto dal calendar provisioning.

Nel tradizionale processo di valutazione di un credito deteriorato si consideravano principalmente:

valore delle garanzie, probabilità di recupero, tempi delle procedure, costi legali e rendimento atteso.

Oggi il tempo produce anche un effetto regolamentare.

Ogni anno trascorso può avvicinare l’esposizione a livelli superiori di copertura prudenziale.

La vintage dell’NPL entra così indirettamente nella determinazione delle strategie di gestione e del prezzo al quale una banca può essere disponibile a cedere il credito.

Il tempo non è più soltanto una variabile finanziaria. È diventato una variabile patrimoniale.

L’altra faccia della medaglia: le imprese

La disciplina nasce con un obiettivo condivisibile: impedire che le banche accumulino per anni crediti problematici senza riconoscerne adeguatamente il rischio.

Ma esiste un possibile effetto collaterale.

La gestione di un’impresa in difficoltà richiede spesso tempo.

Un piano di ristrutturazione industriale può durare diversi anni.

La vendita di immobili può richiedere tempi significativi.

Una procedura concorsuale può protrarsi a lungo.

La banca si trova allora davanti a due orologi.

Il primo è l’orologio dell’impresa, che misura il tempo necessario per risanarla.

Il secondo è l’orologio prudenziale, che misura da quanto tempo il credito è deteriorato.

E i due orologi non necessariamente camminano alla stessa velocità.

Più il secondo avanza, più aumenta l’incentivo della banca a trovare rapidamente una soluzione.

Il rischio della profezia che si autoavvera

Qui il tema supera la tecnica bancaria.

Un’impresa in temporanea difficoltà potrebbe avere bisogno proprio di ciò che il sistema prudenziale rende più costoso: tempo e nuovo credito.

Se invece la banca deve progressivamente aumentare la copertura dell’esposizione, la convenienza economica a mantenere la relazione può diminuire.

Nasce così un interrogativo.

Una regolamentazione costruita per rendere le banche più resilienti può, in alcune circostanze, accelerare l’esclusione finanziaria di imprese che avrebbero ancora possibilità di recupero?

Non significa mettere in discussione la necessità del prudential backstop.

Significa riconoscere che stabilità bancaria e capacità di ristrutturazione delle imprese devono riuscire a convivere.

È precisamente su questo terreno che assumono sempre maggiore importanza la capacità della banca di individuare precocemente il deterioramento, le misure di forbearance, gli strumenti di ristrutturazione e la gestione degli early warning signals.

Intervenire quando il credito è già deteriorato da anni significa infatti combattere contro il calendario.

Intervenire prima significa provare a evitare che quel calendario inizi a correre.

Calendar provisioning e nuova cultura del credito

Da questo punto di vista il calendar provisioning non riguarda soltanto gli NPL.

Influenza l’intero processo creditizio.

Una banca consapevole del costo futuro di un deterioramento deve migliorare la capacità di selezionare inizialmente i debitori, monitorare tempestivamente il credito, individuare i primi segnali di difficoltà e intervenire prima che la posizione precipiti definitivamente nel non-performing.

La gestione dell’NPL comincia quindi, paradossalmente, quando il credito è ancora performing.

È probabilmente questa una delle conseguenze più profonde della nuova regolamentazione europea.

Il credito non può più essere semplicemente concesso e successivamente monitorato.

Deve essere osservato prospetticamente, cercando di anticipare la capacità futura dell’impresa di generare cassa e sostenere il proprio indebitamento.

Un problema particolare per le banche specializzate

Il tema diventa ancora più delicato per gli intermediari il cui modello di business è fortemente concentrato sul credito deteriorato o sullo specialty finance.

Per una banca universale, l’impatto di una determinata categoria di esposizioni può essere assorbito all’interno di un portafoglio molto diversificato.

Per un intermediario specializzato, invece, una modifica della disciplina prudenziale può incidere direttamente sull’economia dell’intero modello di business.

Il calendar provisioning dimostra così un principio più generale:

la redditività bancaria non dipende soltanto dal margine generato da un’attività, ma anche dal capitale regolamentare necessario per sostenerla nel tempo.

Ed è una delle ragioni per cui dimensione, diversificazione, capacità di funding e multispecializzazione stanno assumendo un peso crescente nella trasformazione del sistema bancario.

Conclusioni: quando il calendario entra nel bilancio

Il calendar provisioning nasce per impedire che il passato torni a ripetersi.

Le montagne di NPL accumulate dopo le grandi crisi avevano dimostrato quanto possa essere pericoloso rinviare indefinitamente il riconoscimento delle perdite e lasciare immobilizzati nei bilanci bancari crediti difficilmente recuperabili.

Il principio europeo è quindi comprensibile: più passa il tempo, maggiore deve essere la prudenza.

Ma proprio il successo di questo principio apre una nuova questione.

Il tempo della vigilanza, il tempo delle banche, il tempo della giustizia e il tempo necessario alle imprese per risanarsi non sempre coincidono.

La vera sfida dei prossimi anni sarà probabilmente trovare un equilibrio tra queste diverse dimensioni.

Perché un sistema bancario sano non può permettersi di conservare indefinitamente crediti senza prospettive di recupero.

Ma un sistema economico altrettanto sano deve evitare che il calendario diventi più importante della capacità effettiva di un’impresa di tornare a produrre valore.

Il calendar provisioning ha dunque cambiato molto più della contabilizzazione degli NPL.

Ha attribuito un prezzo regolamentare al trascorrere del tempo.

E nel credito contemporaneo, ormai, anche il tempo consuma capitale.