Mentre continua il terremoto dei Pandora Papers, i governi e i parlamenti di molti paesi attuano stringenti misure contro l’evasione. E Mario Draghi è uno dei primi a reagire, mentre il Parlamento Europeo avvia un’indagine ad ampio spettro sulle prove emerse in questi giorni.
Fatto: a inizio mese Mario Draghi portò in consiglio dei ministri la delega fiscale. Ciò significa meno restrizioni in materia di privacy per contrastare la lotta all’evasione fiscale.
Fatto: sempre i primi di ottobre l’Icij, una sorta di consorzio internazionale del giornalismo investigativo, pubblicò i “Pandora Papers”, un’inchiesta enorme basata su circa 12 milioni di documenti riguardanti beni offshore degli uomini più ricchi al mondo: cioè beni registrati in territori dove la legge sul fisco è eufemisticamente permissiva.
Fatto: con 578 voti favorevoli, 28 contrari e 79 astenuti, il Parlamento Europeo ha avviato le procedure per un’indagine approfondita su questi benedetti Pandora Papers.
Parliamo di un’inchiesta che ha coinvolto un centinaio di paesi e 35 leader del mondo cosiddetto libero. Un’inchiesta che ha avvolto anche molti italiani, tra cui politici, mafiosi e altre celebrità. Un’inchiesta che ha percorso un quarto di secolo: dal 1996 al 2020.
Domanda: 25 anni di magheggi e sotterfugi, di commercialisti imbranati e istituti di credito più o meno blasonati, quando basterebbe espatriare, registrando un’attività imprenditoriale in un paese a basso carico fiscale e vivere felici?
E’ la liberal-democrazia, bellezza! E non puoi farci niente. Benvenuti nel villaggio globale.
