18 May 2022

Giustizia per David Solazzo, il cooperante morto in circostanze misteriose nell’Isola di Fogo

La famiglia di David Solazzo si dice molto fiduciosa sulla riapertura del caso. Il cooperante fiorentino è morto in circostanze misteriose la notte tra il 30 aprile e il primo maggio del 2019, nell’isola di Fogo, Capoverde, dove stava lavorando per la Onlus Cospe, ma il suo caso è stato archiviato come incidente domestico.

David Solazzo era un agronomo, cooperante della Onlus Cospe di Firenze, con cui sviluppava progetti per le aziende di turismo e agroturismo. Il 30 aprile del 2019, una settimana prima della fine del contratto di lavoro nell’Isola di Fogo, nell’arcipelago di Capoverde, è morto dissanguato a causa di tre profonde ferite al braccio. Il corpo è stato trovato in bagno, ma le macchie di sangue erano sparse per tutta la casa dove viveva e la porta d’ingresso della palazzina aveva il vetro rotto. La polizia, sul posto, ha chiuso il caso nel giro di 48 ore, rubricandolo come incidente domestico. David avrebbe rotto il vetro per aprire la porta, poiché aveva dimenticato le chiavi, si sarebbe tagliato il braccio e sarebbe morto dissanguato in bagno. Secondo la famiglia e la fidanzata ci sono però troppe cose che non tornano e hanno chiesto, tramite l’avvocato Giovanni Conticelli, la riapertura delle indagini, archiviate nel settembre del 2021 dalle autorità di Capoverde e di conseguenza anche dalla Procura di Roma.

I dubbi sulla sua morte

David aveva trascorso una serata di allegria, assieme ai suoi colleghi, durante una festa tradizionale che si svolgeva in quei giorni nell’Isola di Fogo, che attira numerosi turisti. Di lì a poco sarebbe tornato in Italia, quindi la festa era anche l’occasione per salutare un po’ di persone. “Una sua collega è stata con lui fino a quasi mezzanotte – spiega la fidanzata Marija Tosic – Si sono salutati poco prima di tornare a casa e ha detto che David aveva le chiavi con sé”. Sul posto, inoltre, non è intervenuta la polizia giudiziaria, che a Capoverde segue i fatti di sangue, ma solo la polizia locale, che dopo 48 ore ha dissequestrato la casa, ma ha preso il computer, il telefono e la macchina fotografica. “Sono stata con David fino a venti giorni prima dell’incidente, per tutto il mese di marzo – dice Marija Tosic – e l’atmosfera in cui viveva era serena e rilassata, nulla a che vedere con l’Angola, dove aveva lavorato prima di andare a Fogo, che è un Paese più pericoloso. Noi pensiamo a una rapina, lì avvengono spesso verso le persone straniere e chi è più ricco”. Diversi gli elementi che supportano la tesi per cui non sarebbe stato un incidente domestico. “Il vetro della porta d’ingresso della palazzina è stato rotto dall’interno – spiega ancora Marija Tosic – Le schegge di vetro sono state trovate a otto metri di distanza dal palazzo, non è possibile che sia stato rotto da fuori verso l’interno, per aprire la porta. Inoltre non è stato rotto all’altezza della maniglia, ma più in alto. Le chiavi di casa invece erano attaccate alla porta di casa. Secondo la autorità di Capoverde, David avrebbe rotto il vetro per entrare perché aveva dimenticato le chiavi, si sarebbe ferito e sarebbe arrivato in bagno, dov’è stato trovato. Noi abbiamo sempre avuto forti dubbi. Non credo sia stata una cosa organizzata per fargli del male, ma magari è stato seguito per essere rapinato. Si vede che non era da solo all’ingresso di casa”.

Il computer e il telefono

Dopo qualche mese dalla sua morte, il profilo Whatsapp è stato cancellato e gli amici e i famigliari non hanno capito perché, visto che il computer, di proprietà della Cospe, e il telefono di David erano nelle mani dell’autorità giudiziaria. Il computer è stato poi restituito al Cospe senza che la famiglia venisse avvertita, il telefono invece non è mai tornato da Capoverde. “Prima chiediamo di riaprire le indagini, poi speriamo si indaghi anche su questo” ha detto la fidanzata di David.

La richiesta di riapertura delle indagini

Il 10 marzo c’è stata l’udienza per riaprire le indagini, al termine della quale, la famiglia si è dichiarata molto fiduciosa. “Il nostro avvocato, Giovanni Conticelli, ha detto che è il momento di aprire le indagini, non di riaprirle, perché non sono state quasi mai fatte – ha detto Alessandra Solazzo, la sorella di David, al termine dell’udienza. – Per noi è una cosa logica, tra qualche giorno ci faranno sapere, ma siamo molto speranzosi e crediamo che con i mezzi a disposizione in Italia, che sono migliori di quelli che hanno lì, si possa far luce. Se iniziassero adesso a indagare sarebbe partire da zero, con tutte le difficoltà del caso perché sono passati quasi tre anni”. La famiglia, in tutto questo tempo, ha mantenuto l’affitto della casa dove David è morto, proprio con la speranza di indagini più accurate. Alla memoria di David sono stati istituiti un premio per tesi di laurea e una borsa di studio assieme all’Università di Firenze, inerenti ai progetti su cui David lavorava, lo studio e la ricerca sulla biodiversità nei paesi tropicali e subtropicali, ed ha ricevuto l’appoggio e la vicinanza del Comune di Firenze e della Regione Toscana. Una famiglia che, con grande dignità e rispetto per le istituzioni, affronta il dolore e continua a sperare che sia fatta giustizia per David.