27 Settembre 2022

Samantha D’Incà, Alain Delon e la libertà di morire

In Italia l’eutanasia è ancora un tabù, ma c’è un gran bisogno che venga legalizzata

Ci sono voluti 14 mesi di coma vegetativo irreversibile e di iter burocratici, prima di staccare la spina ai macchinari che tenevano in vita Samantha D’Incà, una ragazza di trenta anni che si è spenta il 19 marzo scorso a Belluno.

Non dovrà aspettare così tanto Alain Delon, che sceglierà quando morire in Svizzera, dove vive, e la legge consente addirittura il suicidio assistito. In Italia il quesito referendario sull’eutanasia è stato bocciato, ma una proposta di legge è passata alla Camera e deve essere ancora approvata al Senato, con l’ostruzionismo del centrodestra e della Cei

Samantha D’Incà

Nel novembre del 2020 Samantha, una ragazza di 28 anni del bellunese, aveva avuto un incidente domestico. Cadendo dalle scale si era fratturata il femore e aveva subìto un’operazione presso l’ospedale di Belluno. Dopo qualche settimana, però, la gamba si era iniziata a gonfiare, portando Samantha a un collasso dal quale non si è mai più risvegliata. I medici avevano subito accertato che non c’era alcuna speranza per lei, ma l’iter burocratico ha fatto attendere 14 mesi prima che potesse essere accompagnata verso una morte dignitosa. Il problema principale era che Samantha non aveva lasciato nulla di scritto riguardo al suo testamento biologico e non poteva più esprimersi al riguardo. I famigliari, tuttavia, non avevano dubbi e, a febbraio del 2021, il papà aveva chiesto la nomina di amministratore di sostegno a favore della figlia, con il potere di rifiutare le cure. L’Usl di Belluno, però, aveva ritenuto che non vi fossero gli elementi sufficienti per avviare il fine vita. “Samantha ha sempre espresso la volontà di non essere lasciata in condizioni di coma, tenuta in vita da macchinari, se ci fosse stata la certezza di non potersi risvegliare” aveva detto il padre, Giorgio D’Incà. La mamma, Genzianella, aveva affermato: “Samantha aveva dichiarato che un trattamento di questo tipo è da persone egoiste e disumane, un accanimento e una violenza”. Anche il fratello gemello della ragazza si era espresso: “Lei non voleva chiedere aiuto a nessuno, voleva che le sue ceneri fossero sparse nel mare, non voleva restare in questa situazione e dispiace solo che non lo abbia lasciato scritto”. Queste motivazioni sono state decisive per il giudice per comprendere la volontà di Samantha, ma ha preferito comunque nominare un amministratore di sostegno diverso dal padre, per via del suo forte coinvolgimento emotivo sulle decisioni da prendere. Dopo altri mesi di battaglia legale, il 10 novembre del 2021, il tribunale di Belluno si era espresso a favore, mettendo tuttavia un ostacolo. Il padre riceveva la nomina ad amministratore di sostegno della figlia e poteva decidere l’interruzione delle cure, ma non avrebbe potuto scegliere quando. La decisione sarebbe spettata solo ai sanitari, che sarebbero potuti intervenire solo dopo un ulteriore aggravamento. Come se un coma vegetativo irreversibile non fosse sufficiente. L’aggravamento, in ogni caso, c’è stato pochi giorni fa e sabato 19 marzo, dopo oltre un anno di accanimento, Samantha D’Incà è morta.

Alain Delon ha già scelto l’eutanasia

Nello stesso giorno in cui è arrivata la notizia della morte di Samantha D’Incà, dall’altra parte delle Alpi, Alain Delon ha dichiarato di aver già scelto l’eutanasia. A comunicarlo è stato il figlio dell’attore, Anthony Delon, che accompagnerà il padre in questo percorso, quando sarà il momento. Alain Delon, 86 anni, si era già espresso a favore e più volte ha dichiarato di voler morire, a causa della sua depressione e degli acciacchi dovuti al doppio ictus che lo ha colpito nel 2019. “Sono d’accordo, innanzitutto perché vivo in Svizzera, dove l’eutanasia è possibile, e anche perché la trovo la cosa più logica e naturale senza passare per ospedali e iniezioni. Da una certa età, ognuno deve avere il diritto di andarsene in tranquillità” aveva detto. In Svizzera il suicidio assistito è legale dal 1941. Strano a dirsi, ma le idee politiche di Alain Delon sono molto vicine a quelle di chi, in Italia, vuole bloccare la legge. L’attore è infatti un sostenitore del Fronte National di Marie La Pen, il partito di estrema destra tanto amico della Lega di Salvini.

In Italia la Cei e il centrodestra fanno ostruzionismo

A febbraio la Corte Costituzionale ha bocciato il quesito referendario sull’eutanasia. Tuttavia, una proposta di legge sul fine vita, o come dice il testo “sulla morte volontaria medicalmente assistita”, era stato presentato alla Camera, che il 10 marzo scorso si è espressa a favore con 253 voti, 117 contrari e un astenuto. È preoccupante che nella proposta di legge sia stata introdotta l’obiezione di coscienza per medici e personale sanitario che, come per l’aborto, potranno andare contro la volontà del paziente. Ora la legge andrà al Senato, dove dev’essere ancora calendarizzata, ma di certo troverà l’ostruzionismo di chi ha già respinto il testo alla Camera, ovvero Lega, Forza Italia, Fratelli d’Italia, Coraggio Italia e Noi Con l’Italia. Ulteriore ostruzionismo arriva dalla Conferenza Episcopale Italiana. Il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, aprendo i lavori del Consiglio episcopale permanente, ha ribadito l’opinione della Chiesa sulla legge, dopo aver accolto con sollievo la sentenza della Corte Costituzionale sul quesito referendario. “La Chiesa conferma e rilancia l’impegno di prossimità e di accompagnamento nei confronti di tutti i malati, invocando maggiore attenzione verso coloro che, in condizioni di fragilità o vulnerabilità, chiedono di essere trattati con dignità e accompagnati con rispetto e amore. Ed insieme auspica un “nuovo metodo di partecipazione” rispetto a queste tematiche: il dialogo e il confronto sono le strade maestre per evitare derive ideologiche con cui si smarriscono il valore e la dignità della persona” ha affermato il cardinale Bassetti. Ancora una volta, quindi, il Parlamento Italiano dovrebbe parlare con lo Stato del Vaticano per approvare una legge nel suo Paese. Un Paese che si è già mostrato retrogrado sul Ddl Zan e sulla legalizzazione della marijuana.