1 Ottobre 2022

La ricomposizione dell’ex Unione Sovietica e la dipendenza del mondo dal gas russo

A distanza di oltre un mese dall’inizio dalla apparentemente incomprensibile invasione dell’Ucraina da parte della Russia si possono cominciare ad intravedere possibili cause giustificative di questo attacco militare che ha riaperto un fronte di guerra in Europa a distanza di quasi ottant’anni dalla fine del secondo conflitto mondiale. Da una lettura estremamente sommaria degli elementi a disposizione forniti dalla stampa e dagli osservatori internazionali, è verosimile ritenere che si possa trattare di un tentativo – piuttosto velleitario, ma, soprattutto, antistorico – di ricostruire, in qualche modo, l’Unione Sovietica da parte del presidente Russo Vladimir Putin. Più realisticamente, l’unica via d’uscita sul campo di battaglia anche per i Russi rimane quella di trovare rapidamente una pace duratura, tuttavia, una volta avvenuta la agognata riannessione dell’Ucraina – o anche di una parte di essa in base a quanto verrà stabilito nei trattati di pace – i successivi passi del presidente Putin potrebbero andare, quasi sicuramente, nella direzione di provare a sollevare un nuovo muro di Berlino, vanificando, nel giro di poche settimane, 40 anni di sforzi compiuti dal mondo per facilitare il processo d’integrazione dei cittadini dell’est Europa dopo la dissoluzione dell’Urss avvenuta nel 1991.

In effetti, alcuni osservatori internazionali hanno sottolineato che il “sogno” di Putin potrebbe essere quello di ricostruire l’URSS per fungere, in questo modo, da effettivo contraltare ad un’Alleanza Atlantica diventata – secondo lui – troppo vicina, ma, nello stesso tempo, anche facilmente ricattabile perché troppo dipendente dal suo gas. Quindi, è ragionevole ipotizzare che il presidente della Russia e gli oligarchi non si cureranno granché delle pesanti sanzioni economiche da parte degli Stati Uniti e dell’Unione Europea perché lo scopo finale di questa assurda guerra potrebbe non essere quello di scatenare una guerra nucleare contro la Nato, quanto piuttosto quello di chiudere le relazioni internazionali con il mondo democratico procedendo ad una ricollocazione contrattuale delle risorse di gas attuata mediante un viaggio a ritroso nel tempo di circa 40 anni e tale operazione vanificherà gli effetti positivi per la sicurezza mondiale conseguenti alla caduta del Muro che ha permesso ai molti paesi dell’ex Patto di Varsavia di scegliersi un percorso democratico. Questo perché le ingenti disponibilità di gas presenti nello sconfinato continente Russo permetteranno a Putin di trovare rapidamente nuovi – ma anche vecchi – clienti come India, Cina e molti altri stati con cui sostituire i contraenti appartenenti alla NATO, diventati, secondo lui, un po’ troppo “invadenti”. Per inquadrare correttamente i termini del problema, gli Stati Uniti sono in grado di esportare solo il 10% del gas attualmente esportato dalla Russia verso il resto del mondo per cui è solo questione di tempo e la continuita’ dell’approvvigionamento del gas diventerà un problema globale. Quindi, la domanda energetica di una parte del mondo pronta ad acquistare il gas oggi utilizzato anche in Italia, in UE e Stati Uniti compenserà rapidamente le perdite dovute alle sanzioni e la ricontrattazione delle forniture con clienti più “accomodanti“ potrebbe permettere a questa “Seconda Unione Sovietica” di essere ancora più centrale nello scacchiere mondiale e, in particolare, nel continente asiatico, dove intensificherà le relazioni con i paesi alleati, scaricando definitivamente quello che, per Putin, è ormai diventato il “fardello Euro-Atlantico”.

Ove seriamente attuato, questo piano di ricomposizione di un soggetto frantumato dalla Storia per mancanza di libertà e democrazia tipica dei regimi comunisti, si tradurrà in un colossale passo indietro perché è destinato ad isolare la Russa dal continente europeo in cui ha anche creato solide relazioni umane, economiche e commerciali. Inoltre, il mondo reale sta andando esattamente nella direzione opposta e non è mai saggio mettersi di traverso al normale corso della Storia. In questo quadro estremamente magmatico, alcune notizie come il fatto che il presidente Putin potrebbe soffrire di mente o di tumore alla tiroide sembrano fake news fatte filtrare appositamente dall’intelligence, così come non sembra del tutto convincente la notizia che descrive un Putin tradito dai servizi segreti che lo avevano convinto che la campagna militare sarebbe durata solo qualche giorno per la mancata opposizione da parte del popolo ucraino. Mentre assolutamente coerente col tentativo di “chiudere” i rapporti con il mondo democratico è anche la legge approvata dal parlamento russo che sanziona con 15 anni di carcere la stampa che dovesse pubblicare notizie di guerra sgradite al regime.

Se la scansione logica e cronologica degli accadimenti sembra, fino a questo momento, coerente con la scelta, da parte del governo russo, di una chiusura totale dei rapporti internazionali con una parte del mondo occidentale tenuto sotto ricatto per il mancato approvvigionamento energetico, ciò lascia ragionevolmente ipotizzare non una folle bensì una lucidissima regia che non dovrebbe contemplare la possibilità di giungere ad un conflitto nucleare perché ci sono ancora lucrosi affari da fare con nuovi contraenti interessati all’acquisizione del gas e delle altre risorse energetiche che la Russia non potrà più vendere a Stati Uniti e UE a causa delle sanzioni. Quindi, mentre il nostro paese è nelle inesperte mani del Ministro degli Esteri Luigi Di Maio impegnato a trovare rapidamente nuove fonti di approvvigionamento del gas, il principale problema degli oligarchi sarà, al massimo, quello di sostituire la Sardegna come località di villeggiatura estiva con altri porti a loro non vietati che saranno ben lieti di accogliere le loro barche da 150 metri, per cui se ne faranno rapidamente una ragione, considerate le enormi ricchezze accumulate, piuttosto contraddittoriamente, proprio grazie al processo di privatizzazione delle risorse energetiche voluto dall’ex presidente Mikail Gorbaciov – passato alla storia con il nome di “perestroika” – che ha riorganizzato la struttura economica, politica e sociale dell’ex Unione Sovietica mettendola saldamente nelle mani di Putin e dei suoi oligarchi. Sovviene, in proposito, l’insegnamento del grandissimo scrittore francese Honore’ de Balzac, padre del Romanzo Realista, che, nella sua celebre opera “La pelle di zigrino”, edita nel 1831, ha scritto che “La libertà genera l’anarchia, l’anarchia conduce al dispotismo, il dispotismo riporta alla libertà”.

di Ferdinando Esposito