27 Settembre 2022

Tensioni di riflesso in Yemen e Kuwait

In Yemen la tregua di due mesi da poco annunciata è messa a repentaglio dalle accuse reciproche di violazione dell’accordo

Assestamenti politici in Kuwait: il primo ministro si dimette dopo lunghi e aspri scontri con il parlamento

Yemen: accuse reciproche

Il 5 aprile l’esercito governativo dello Yemen, sostenuto dalla Coalizione sunnita a guida saudita, e i ribelli sciiti yemeniti Houthi si sono scambiati accuse di violazione della tregua concordata per due mesi, a partire dall’inizio del mese di Ramadan. Un accordo storico, stipulato sotto l’egida dell’Organizzazione delle Nazioni unite (Onu), che aveva lasciato intravedere spiragli di diplomazia. Secondo un commento pubblicato il 5 aprile dal ministro degli Esteri yemenita, Ahmed bin Mubarak, gli Houthis minacciano la tregua con il dispiegamento di truppe e veicoli di artiglieria, e con operazioni di droni, senza tuttavia fornire ulteriori dettagli. Di contro, i media vicini agli Houthis il 3 e il 4 aprile avevano accusato Sana’a di violare i termini dell’accordo. L’inviato speciale Onu per lo Yemen, Hans Grundberg, ha invece sottolineato che le parti belligeranti dovrebbero approfittare della tregua per riprendere un processo politico che risolva definitivamente il conflitto. Da parte sua, il 4 aprile, il Consiglio di sicurezza Onu ha condannato gli attachi degli Houthis all’Arabia saudita, il 20 e 25 marzo scorsi, esortando la loro milizia ad attenersi alle condizioni stabilite. Gli Houthis, del resto, sono sostenuti dall’Iran, che intanto preme sui negoziatori internazionali, in particolare gli Usa, per portare a termine i negoziati di Vienna sul suo programma nucleare civile. Di conseguenza, secondo alcuni osservatori, una reintegrazione di Tehran nella comunità internazionale potrebbe favorire un autentico processo di pace in Yemen, anche se, probabilmente, ciò richiederà il coinvolgimento dei rivali geopolitici della Repubblica islamica, Israele e Arabia saudita.

Kuwait: il governo si dimette

Il 5 aprile l’agenzia stampa di Stato Muna ha riferito che il governo del Kuwait si è dimesso prima del voto di sfiducia in parlamento nei confronti del primo ministro Sabah al-Khalid, previsto per il 6 aprile. Al-Khalid, in carica da fine 2019, ha consegnato infatti la sua lettera di dimissioni al principe Meshal al-Ahmad al-Sabah, dopo una legislatura caratterizzata da frequenti e aspri conflitti con le opposizioni parlamentari, che lo hanno accusato di corruzione. I contrasti erano esplosi nel 2021, nel corso del quale si sono succedute tre compagini di governo, l’ultima delle quali era in carica fino alle dimissioni del primo ministro. Alla radice dello scontro politico, ci sono le divergenze sulle misure finanziarie proposte dal governo e le accuse dell’opposizione, che ha sottoposto a interrogazione il premier e diversi ministri, di cattiva gestione dell’emergenza sanitaria da Covid-19. L’Assemblea nazionale del Kuwait, del resto, ha facoltà di approvare e bocciare leggi, interrogare i ministri e il capo di governo sul loro operato e presentare mozioni di sfiducia contro qualsiasi funzionario dell’esecutivo.