25 Maggio 2022

Lavoro domestico, nel 2020 aumentano le famiglie coinvolte

Lavoratori regolari in aumento in tutte le Regioni, sono 992 mila in Italia

MA PIU’ DI 1 MILIONE LE PERSONE ANCORA SENZA CONTRATTO E SENZA TUTELE 

Domina, l’associazione nazionale famiglie datori di lavoro domestico, ha presentato venerdì scorso il rapporto 2020. Italiani popolo di santi, navigatori e datori di lavoro. Risulta infatti che, a fine 2020, quindi in piena pandemia, i datori di lavoro domestico regolari erano ben 992 mila, dato comunque in aumento rispetto all’anno precedente (+8,5%). Se a questi numeri aggiungiamo la componente irregolare, arriviamo a oltre i 2,3 milioni di famiglie coinvolte.

Datori di lavoro domestico, chi sono?

La quasi totalità, ben il 94,9% dei datori di lavoro domestico, sono italiani. Gli stranieri comunitari rappresentano il 2,4%, mentre gli extra Ue il 2,6%. Il gentil sesso costituisce il 57,1% dei datori di lavoro, anche se nell’ultimo anno gli uomini hanno registrato un aumento lievemente maggiore (+9,4%, contro +7,8% delle donne). Significativa l’analisi per fasce d’età dei datori di lavoro: le due classi più rappresentate sono quella sotto i 60 anni (31,5%) e quella sopra gli 80 (35,9%). Possiamo dunque ipotizzare che la prima fascia è caratterizzata prevalentemente da rapporti di colf o baby sitter, mentre la più anziana da badanti (benché il datore di lavoro non sempre coincide con il beneficiario della prestazione).

Localizzazione geografica dei datori di lavoro domestico

Oltre un terzo sono in Lombardia e nel Lazio (complessivamente il 34,7%). La componente femminile prevede un range tra il 52,5% (Veneto) e il 67,0% (Sardegna). Nell’ultimo anno, abbiamo avuto un aumento del numero di datori di lavoro domestico in tutte le regioni italiane. L’incremento varia tra il +3,1% del Lazio ed il +21,0% della Basilicata, mentre la media nazionale si attesta a +8,5%.

Tra i 920 mila datori di lavoro regolari ci sono 98.310 grandi invalidi (9,9% del totale, in crescita del 6% nell’ultimo anno) e 3.501 sacerdoti (0,4% del totale, in calo del 2,6%).

Analizzando i dati INPS è possibile approfondire i casi in cui esiste un legame di parentela tra lavoratore e datore di lavoro domestico. Sono 633 i casi in cui datore e lavoratore sono coniugati (nell’80,4% dei casi il lavoratore è donna). Molto più frequente il legame di parentela (fino al terzo caso): si tratta di oltre 19 mila rapporti di lavoro, anche in questo caso con una prevalenza di donne tra i lavoratori (76,2%).

Nel 2020 i rapporti di lavoro con lavoratore coniuge sono aumentati del 5,7%, mentre quelli con lavoratore parente o affine sono aumentati del 4,5%. Ancora più frequente la situazione di convivenza tra lavoratori e datori di lavoro domestico; 220 mila rapporti di lavoro, pari a circa un quinto del totale. Infine, oltre alle persone fisiche coinvolte nel CCNL, vi sono 1.788 persone giuridiche che figurano come datori di lavoro domestico, in lieve calo nel 2020 (-3,1%). Sono soprattutto confraternite religiose che assumono direttamente il lavoratore domestico attraverso il CCNL.

Pandemia e lavoro domestico

Che impatto ha avuto la pandemia sul settore del lavoratore domestico? Secondo Lorenzo Gasparrini, segretario generale di DOMINA, “nel primo anno della pandemia le famiglie italiane hanno avuto un ruolo determinante nella gestione dell’emergenza, facendosi carico di servizi di welfare che altrimenti non sarebbero stati garantiti (assistenza ai bambini durante le chiusure scolastiche, assistenza agli anziani e ai non autosufficienti). Anche per questo, il numero di famiglie datori di lavoro domestico è cresciuto in tutte le regioni italiane. Nel settore, tuttavia, rimane alto il tasso di irregolarità: per questo, su oltre 2,3 milioni di famiglie datori di lavoro, quelle senza un contratto regolare sono oltre 1 milione”.