Carburanti tra due fuochi: il calo dei prezzi sfida la fine delle accise e lo spettro di Hormuz


Nelle ultime settimane, i distributori italiani hanno registrato una boccata d’ossigeno per i portafogli degli automobilisti, con i prezzi di benzina e diesel in costante ribasso.

Tuttavia, questa tregua sembra destinata ad avere i giorni contati. All’orizzonte si profilano due ostacoli principali che minacciano di riportare i listini verso l’alto: la scadenza delle agevolazioni fiscali e le tensioni geopolitiche in Medio Oriente.

Il fattore di rischio più immediato è rappresentato dal calendario. Il 1° maggio segna infatti il termine ultimo del taglio delle accise, la misura governativa introdotta per calmierare i costi energetici.

Se il provvedimento non verrà prorogato, benzina e gasolio subiranno un rincaro automatico dovuto alla reintroduzione della quota fiscale piena.

Senza lo sconto, il risparmio accumulato grazie al calo del costo del greggio sui mercati internazionali verrebbe neutralizzato nel giro di una notte, riportando la soglia dei 2 euro al litro pericolosamente vicina.

Oltre alle questioni interne, la stabilità dei prezzi dipende in larga misura da ciò che accade a migliaia di chilometri di distanza, precisamente nello Stretto di Hormuz. Questo braccio di mare è il punto di transito più critico al mondo per il commercio di petrolio.
Circa un quinto della fornitura globale di petrolio passa attraverso questo stretto.

Le crescenti tensioni geopolitiche nell’area minacciano la sicurezza delle petroliere. Qualsiasi interruzione, anche parziale, del traffico marittimo provocherebbe uno shock istantaneo dell’offerta.

Anche in assenza di un blocco fisico, la sola percezione di instabilità spinge gli investitori a scommettere al rialzo, facendo lievitare il costo del barile a prescindere dalla domanda reale.

Attualmente ci troviamo in una situazione paradossale: da un lato, i dati industriali mostrano una produzione solida che favorisce il calo dei prezzi; dall’altro, la politica fiscale e la geopolitica remano contro.

“La riduzione dei prezzi alla pompa non potrà diventare strutturale finché l’incertezza su Hormuz continuerà a pesare sui mercati internazionali.”

In assenza di un intervento governativo dell’ultimo minuto per rinnovare il taglio delle accise, o di una rapida de-escalation nella regione del Golfo Persico, gli automobilisti farebbero bene a prepararsi a un maggio decisamente più caro. La finestra per approfittare del calo attuale dei prezzi, dunque, si sta chiudendo rapidamente.