Il NYT: «Il Presidente è frustrato dalla lentezza di Khamenei»
Un cambio di passo repentino che rischia di ridisegnare i fragili equilibri geopolitici in Medio Oriente. Secondo quanto rivelato dal New York Times il presidente statunitense Donald Trump ha deciso di inasprire unilateralmente i termini della bozza d’accordo quadro mirata a porre fine alle ostilità con l’Iran, rispedendo a Teheran un testo modificato e decisamente più rigido.
La mossa, confermata da diversi funzionari dell’amministrazione americana, nasce da una profonda frustrazione della Casa Bianca per la lentezza delle risposte della Guida Suprema iraniana, Mojtaba Khamenei. L’obiettivo di Washington è chiaro: esercitare la massima pressione per forzare una decisione immediata da parte del regime.
La strategia della pressione: «Non ho fretta, ma voglio un buon affare»
I negoziati, condotti in queste settimane attraverso la complessa mediazione di paesi terzi (tra cui il Pakistan), sembravano vicini a una svolta dopo l’approvazione di massima di un memorandum d’intesa.
Tuttavia, i canali di comunicazione diretti con il vertice del potere iraniano si sono rivelati farraginosi, provocando lo stallo che ha indotto Trump a rompere gli indugi.
Intervistato su Fox News da Lara Trump, il Presidente ha confermato la sua linea strategica senza troppi giri di parole:
«I negoziati procedono lentamente, ci vuole molto tempo. Non ho fretta. Mi piacerebbe dire di avere fretta perché i prezzi della benzina sono destinati a raddoppiare ma se si va di fretta, non si conclude un buon affare.»
Nonostante la calma apparente esibita pubblicamente, dietro le quinte l’invio di un testo modificato rappresenta una vera e propria scossa al tavolo delle trattative. Secondo fonti vicine al dossier citate da Axios, la mossa punta a stringere i tempi, costringendo Teheran a una risposta entro pochissimi giorni.
Sebbene i dettagli precisi delle nuove clausole inserite da Trump rimangano in parte riservati, l’intelligence e i funzionari statunitensi hanno delineato i due macro-temi su cui la Casa Bianca ha deciso di non fare sconti:
Trump si sarebbe opposto fermamente ad alcune concessioni economiche iniziali che prevedevano il congelamento di asset destinati a Teheran. Il Presidente ha più volte ricordato e criticato aspramente l’operato di Barack Obama nell’accordo sul nucleare di oltre dieci anni fa, promettendo che non ripeterà lo stesso schema.
Washington pretende impegni estremamente rigidi, dettagliati e tracciabili sulla gestione e sullo smaltimento delle scorte di uranio altamente arricchito attualmente in possesso dell’Iran. La linea guida dell’amministrazione resta il perentorio slogan *“No dust, no deal”* (niente accordo senza la consegna del “pulviscolo” nucleare).
In cambio, l’accordo quadro originario prevedeva una tregua di 60 giorni, la rimozione del blocco navale USA e la totale riapertura dello Stretto di Hormuz per garantire la libera navigazione e dare ossigeno all’economia globale.
La palla passa ora interamente a Teheran. Fonti della Casa Bianca si dicono ancora fiduciose sul fatto che un’intesa complessiva possa essere siglata nel giro di una settimana, sottolineando che l’Iran soffocato dalle sanzioni e dalle difficoltà economiche non ha molto margine di manovra.
Tuttavia, gli analisti avvertono: aver modificato le carte in tavola all’ultimo minuto potrebbe paradossalmente offrire ai falchi del regime iraniano il pretesto per rallentare ulteriormente il processo o far saltare il banco, allontanando lo spettro della stabilità in un Medio Oriente già profondamente infiammato.














