Israele prepara il piano per Beirut: Netanyahu cerca il via libera degli USA

Benjamin Netanyahu durante una dichiarazione ufficiale sul conflitto con Hezbollah mentre aumentano le tensioni tra Israele e Libano.

Le tensioni tra Israele e Hezbollah continuano a crescere e, secondo fonti israeliane, il primo ministro Benjamin Netanyahu avrebbe avviato una serie di consultazioni ad alto livello. In questo contesto si parla sempre di più di Israele contro Beirut, e queste consultazioni servirebbero a ottenere il sostegno degli Stati Uniti a un possibile ampliamento delle operazioni militari in Libano.

Secondo quanto riportato dall’emittente israeliana Canale 12, il governo israeliano starebbe valutando il passaggio da una strategia focalizzata sul controllo del territorio nel sud del Libano. Invece, potrebbero fare una campagna di attacchi aerei più estesa, che potrebbe coinvolgere anche Beirut. Beirut è la roccaforte politica e operativa di Hezbollah.

Nelle ultime ore Netanyahu avrebbe discusso della situazione con il segretario di Stato americano Marco Rubio. Netanyahu sostiene che Israele non può consentire a Hezbollah di operare indisturbato nella capitale libanese. Pertanto, l’obiettivo sarebbe quello di ottenere maggiore libertà d’azione contro il gruppo sciita sostenuto dall’Iran.

Secondo le indiscrezioni, le Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno già presentato diversi piani operativi alla leadership politica. Questi piani includono scenari che prevedono operazioni su Beirut accompagnate da misure per l’evacuazione preventiva dei civili.

Lo stesso Netanyahu avrebbe riconosciuto, durante incontri riservati, che l’azione militare israeliana continua a essere condizionata dalle posizioni di Washington. Al momento gli Stati Uniti avrebbero mostrato una maggiore apertura rispetto al passato. Tuttavia, non avrebbero ancora dato un via libera definitivo a un’operazione su larga scala nella capitale libanese.

L’evoluzione della situazione potrebbe avere conseguenze rilevanti per l’intero Medio Oriente, aumentando il rischio di un ulteriore allargamento del conflitto regionale.